venerdì, Febbraio 26

Etiopia: il conflitto si è già regionalizzato La guerra civile sta già coinvolgendo Eritrea e Sudan. E’ solo l’inizio delle conseguenze di un conflitto che potrebbe frantumare il Paese e dare nuovo ossigeno ai gruppi salafiti-jihadisti

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Da ieri è ufficiale quanto si temeva circa la guerra civile scoppiata in Etiopia fra il Governo federale diAddis Abeba e il Fronte popolare di liberazione del Tigrai (Tplf) ai vertici del Governo dello Stato del Tigrai: la regionalizzazione del conflitto.

Ieri il Tplf ha rivendicato un lancio di razzi contro il territorio dell’Eritrea. «L’obiettivo era l’aeroporto di Asmara perché viene usato per attaccare il Tigrai», ha dichiarato il leader del Tplf, Debretsion Gebremichael, parlando ai media internazionali. «Stiamo combattendo con le forze dell’Eritrea da alcuni giorni, per questo Asmara è un obiettivo legittimo», ha aggiunto, facendo riferimento all’alleanza non dichiarata tra truppe etiopi ed eritree. Il TPLF nei giorni scorsi aveva già accusato le forze eritree di incursioni transfrontaliere. L’Eritrea condivide una frontiera con il Tigrai, e il suo Presidente, Isaias Afwerki, è molto vicino al primo ministro etiope Abiy Ahmed.

Intanto, quasi 25mila gli etiopi in fuga dai combattimenti nel Tigrai hanno raggiunto il vicino Sudan, già molto impegnato nel proprio tumulto politico. Lo ha ha riferito l’agenzia ufficiale sudanese ‘Suna’. E per fronteggiare la situazione, il Sudan ha annunciato la riapertura del campo profughi di Um Raquba, usato negli anni ‘80 per accogliere gli etiopi scappati dalla gravissima carestia che fece oltre un milione di vittime, campo che era stato chiuso nel 2000.

E questo potrebbe essere solo l’inizio.
Tutti gli osservatori esperti di Africa lo avevano sottolineato nei giorni scorsi:
il conflitto rischia di trasformarsi in una guerra civile più ampia che coinvolge altre etnie e contestualmente rischia di coinvolgere i Paesi vicini, in più, la destabilizzazione dell’Etiopia sarà unabuona opportunità per i gruppi salafiti-jihadisti.

«Le forze speciali regionali degli Stati regionali somali e dell’Amhara dell’Etiopia stanno supportandole forze federali nel Tigray. Miliziani di etnia amhara si sono schieratinel Tigray, rischiandoun conflitto interstatale tra le due regioni»,sostengono gli analisti di Critical Threats.C’è da considerare che la violenza etnica era giàesplosanello stato regionale di Oromo durante l’estate e nello stato regionale Benishangul-Gumuz dell’Etiopia occidentale, mirata all’etnia Amhara. «La regione somala dell’Etiopia orientale deve affrontare tensioniintra-regionali per la terracon i vicini Afare Tigray». Si sta ipotizzando un conflitto interregionale, in particolare tra le regioni del Tigray e dell’Amhara.
L’Etiopia, un Paese di oltre 100 milioni di persone, è fondamentale per la stabilità del Corno d’Africa. Potrebbe frantumarsi, e il suo disfacimento avrebbe un impatto importante oltre i suoi confini.

«Il conflitto minaccia di coinvolgere l’Eritrea, che ha combattuto una guerra con l’allora governo dell’Etiopia guidato dal TPLF nel 1998-2000. Il TPLF ha accusatole forze eritree di entrare nel Tigray, lo scorso9 novembre, ma il Ministro degli Esteri eritreo ha negatol’accusa». Il Sudan rischia di essere coinvolto, al di là della crisi umanitaria che un esodo delle dimensioni che già si possono fin da ora ipotizzare creerà in un Paese già indebolito.

E, attenzione, se alcuni osservatori sostengono che «la crisi potrebbe anche interrompere i colloqui urgenti sulla diga sul fiume Nilo in Etiopia», altri osservatori sul terreno non escludono la possibilità che l’Egitto possa cogliere l’occasione di un esercito di Addis Abeba impegnato sul fronte Tigrai per tentare un attacco per mettere fuori uso la diga. Un attacco di questo genere, anche considerando le dichiarazioni dei mesi scorsi del Primo Ministro etiope Abiy Ahmed, equivarrebbe a una dichiarazione di guerra.
La crisi dell’Etiopia sta sconvolgendo anche l’Unione Africana.«L’amministrazione di Abiy ha fatto pressionisull’Unione africana per licenziare il suo capo della sicurezza, un tigrino, l’11 novembre, per presunta slealtà. La sede dell’Unione africana si trova nella capitale dell’Etiopia. La pressione etiope sull’Unione africana potrebbe attirare il contraccolpo dei rivali regionali, in particolareKenya e Gibuti».

La destabilizzazione dell’Etiopia è poi un vantaggio per il movimento salafita-jihadista, sostiene Critical Threats. «I militanti, con sede nella vicina Somalia, hanno già cercato di attaccare l’Etiopia e potrebbero trovare opportunità nel caos attuale. L’Etiopia non ha mai avuto problemi seri con la radicalizzazione salafita-jihadista, ma questa dinamica potrebbe cambiare con la diffusione della violenza e l’aumento dell’animosità lungo le linee religiose ed etniche. La crisi dell’Etiopia rafforzerà al Shabaab, affiliato di al Qaeda, che beneficerà del ritiro delle truppe etiopi dalla Somalia. O al Shabaab o lo Stato islamico in Somalia potrebbero tentare di sfruttare un vuoto di sicurezza per condurre attacchi in Etiopia. Entrambi i gruppi hanno una presenza limitata in Etiopia ma hanno già tentato attacchinelPaese. La destabilizzazione dell’Etiopia interromperà anche le operazioni contro-al Shabaab in Somalia. Le forze etiopi fanno partedella missione dell’Unione africana in Somalia, che sostiene il governo somalo nella lotta al Shabaab. Secondo quanto riferito, alcune truppe etiopi si sono ritiratedalla vicina Somalia dall’inizio del conflitto».

Questa guerra civile in Etiopia, secondoCritical Threats, si estenderà al 2021, e sarà presumibilmente «un conflitto prolungato e ribollente che indebolirà gradualmente le istituzioni dell’Etiopia», si allargherà alla regione circostante, «aumentando il rischio di frammentazione e secessione,nonché ingerenze straniere».

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