lunedì, Dicembre 16

Etiopia: il blocco del carburante sta paralizzando il Paese Impedire ai camion cisterna di uscire dalla capitale per andare a Gibuti o Khartoum e a quelli oltre frontiera di entrare in Etiopia.

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A seguito delle dimissioni del Primo Ministro e della dichiarazione dello stato di emergenza, il movimento di OromoQeerroo  (Libertà ) dal 13 marzo ha iniziato una nuova quanto efficace protesta contro il governo durata due giorni.

La causa è stata il blocco del carburante proveniente da Gibuti o Khartoum. In realtà le prime avvisaglie del boicottaggio erano iniziate due settimane fa, quando la gente nella capitale parlava di carburante ragionato.

Quello che due settimane era un confuso disagio ora è diventata una situazione di emergenza. Il piano per imporre il blocco è semplice. Impedire ai camion cisterna di uscire dalla capitale per andare a Gibuti o Khartoum e a quelli oltre frontiera di entrare in Etiopia.

I due giorni di sciopero hanno gettato la popolazione nel panico e il carburante è iniziato a scarseggiare creando grossi problemi ai trasporti pubblici. Il governo etiope ha subito reagito cercando di intercettare le bande di dimostranti addetti ai vari blocchi stradali. Le autorità hanno rassicurato sulla esistenza di uno stock di emergenza per evitare la carenza di carburante.

I media locali affermano che il movimento Oromo intenda bloccare il flusso di carburante per una settimana. Lo stato di emergenza è stato interpretato come un chiaro segnale che la minoranza etnica tigrina intenda mantenersi al potere con lo stratagemma delle finte coalizioni di governo multietniche.

Gli Oromo accusano il governo di compiere pulizie etniche in varie parti del paese. Da tempo circola voce di massacri di etiopi di origine somala nelle province al confine con la Somalia.

Queste accuse non sono supportate da sufficienti prove ma si intuisce che dei massacri etnicamente mirati siano stati compiuti in questi mesi. Secondo L’attivista americano Jawar Mohammed questa nuova forma di boicottaggio è iniziata bene e sembra efficace.

Gli Oromo hanno iniziato la loro protesta contro il governo federale sotto controllo della minoranza tigrina nel 2015. Nel corso del tempo il movimento è riuscito a coinvolgere l’altra etnia maggioritaria: gli Amara. Entrambi vogliono un processo democratico, la fine del attuale governo e un vero federalismo dove tutte le etnie siano rappresentate.

Oromo e Amara detengono già un nucleo di esercito rappresentato dalla polizia locale. Consci della mancanza dei tre elementi per una lotta armata di successo, cioè armi,  addestramento e partner stranieri, i leader ribelli preferiscono forme di resistenza pacifiche ma non per questo meno dure ed efficaci.

Il governo reagisce inasprendo la repressione. Nei prossimi mesi la tensione in Etiopia è destinata ad aumentare. Ma cosa è realmente il movimento Qeerroo  (Libertà) e chi sono i suoi leader?  Lo scopriremo prossimamente.

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