giovedì, Giugno 20

Etiopia, finito lo stato di emergenza, inizia il dialogo con l’opposizione Il Primo Ministro Abyot, nei vari incontri con la popolazione, in varie città e regioni del Paese, continua ad assicurare che continuerà il nuovo corso politico

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Le promesse del Primo Ministro Abiy Ahmed (detto Abyot, l’uomo del popolo) di riformare dall’interno il regime etiope, dominato dall’etnia tigrina che liberò il Paese dalla dittatura stalinista, si stanno concretizzando. Il Parlamento ha votato per cancellare lo stato di emergenza, imposto a metà di febbraio, dopo le dimissioni del ex Primo Ministro Hailemariam Desalegn, e l’acuirsi delle proteste popolari che stavano prendendo una pericolosa piega etnica. Le dimissioni di Hailemariam furono il segnale più evidente della lotta di potere interna alla coalizione di Governo che fa riferimento al Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope, controllata dalla minoranza etnica tigrina.

«Il Consiglio dei Ministri e il Parlamento hanno rivisto la situazione della sicurezza a livello nazionale notando che la legge, l’ordine e la pace sociale sono state ristabilite. Pertanto non vi è più la necessità di mantenere lo stato di emergenza», ha dichiarato Fitsum Arega, capo dello staff politico del Primo Ministro. Lo stato di emergenza doveva durare fino al prossimo agosto. Questa decisione, tesa a creare un miglior clima politico e una possibilità di dialogo con l’opposizione Oromo e Amara, è stato preceduto dalla liberazione di qualche migliaio di oppositori, ottenendo come risultato immediato una drastica diminuzione della conflittualità sociale nella regione della Oromia, da due anni epicentro della rivolta.

Segnali di distensione si segnalano anche verso i media, normalmente controllati e repressi in puro stile staliniano. L’Alta Corte ha lasciato cadere le accuse a due media ‘OMN’ e ‘ESAT’ identificate come la gran cassa di propaganda delle organizzazione Fronte di Liberazione  Oromo e Patriotic G7, entrambe accusate di terrorismo. L’Alta Corte ha annunciato che la decisione a favore dei due media fa parte di una politica di riforme  che il Governo di Addis Abeba ha intrapreso.

Il prossimo passo dovrebbe essere quello di aprire un dialogo con l’opposizione, Fronte di Liberazione Oromo e Patriotic G7 compresi. Lo scorso mercoledì la coalizione di Governo si è riunita per esaminare gli sforzi necessari per aumentare gli spazi democratici e politici nel Paese e la riforma elettorale. Il Primo Ministro è riuscito a convincere i leader in esilio del Fronte Democratico Oromo a ritornare in patria per partecipare alla riforma politica sotto garanzia che non verranno perseguiti.

Il vento di riforme e distensione sociale voluto da Abyot è una necessità per il regime di fatto governato da una minoranza etnica. Al momento sembrano stati sconfitti i falchi che intendevano mantenere inalterato la struttura etnica di potere e prepararsi allo scontro con gli Oromo e Amara, forti del loro controllo su Esercito, Polizia e forze speciali. Al contrario, stanno prevalendo il dialogo e le riforme. Una necessità consigliata anche dai due Paesi alleati, Rwanda e Uganda e dall’Unione Europea. Per evitare una guerra civile il Governo deve aprirsi alla democrazia e alla condivisione del potere, rafforzando il senso di appartenenza nazionale degli etiopi contrapponendolo a quello etnico.

Il Primo Ministro ha assicurato la popolazione che saranno migliorati anche i diritti civili. Rimane, però, irrisolta la scottante questione della unità speciali di Polizia denominate Liyu, accusate da Amnesty International di complicità nei scontri etnici tra Oromo e Somali nella Somalis Region. Questa unità di Polizia, secondo Amnesty avrebbe aizzato i somali contro gli oromo, bruciato 50 abitazioni oromo e attuato arresti arbitrari. Amnesty ha richiesto al Governo di smantellare le unità di Polizia Liyu sostituendole con normali poliziotti.

Questa unità speciale fu creata nell’aprile 2007, in risposta agli attacchi armati del gruppo ribelle Fronte di Liberazione Nazionale del Ogaden, contro piattaforme di esplorazione petrolifero dove furono uccisi 74 etiopi e 9 cinesi. La Liyu doveva prevenire futuri attacchi terroristici ma fu accusata dalle organizzazioni in difesa dei diritti umani, di promuovere l’odio e le tensioni etniche e di perseguitare gli Oromo e i Somali tramite esecuzioni extra giudiziarie, torture, stupri, e rimozione di intere popolazioni nella Somali Region. Amnesty International si è rivolta al Primo Ministro affinché l’inchiesta indipendente sia aperta e i mandanti e autori dei crimini imputati alle unità speciali Liyu vengano tradotti in giustizia.

Al momento il Primo Ministro Abyot non si è esposto sulla questione riguardante la Polizia Liyu, annunciando però di voler attuare una radicale riforma delle forze armate e convocando una riunione con lo Stato Maggiore della ENDF (Forze Etiopi di Difesa Nazionale). Abyot ha sottolineato che l’Esercito svolge l’importante compito di difendere la sicurezza e la sovranità nazionale e deve proteggere sia la Costituzione che i cittadini etiopi. L’Etiopia, causa la sua collocazione geografica, si è sempre dovuta difendere da Paesi instabili e pericolosi, sia africani (Egitto, Somalia, Sudan) sia medio orientali (Yemen). È, inoltre, in costante pericolo di infiltrazioni terroriste salafiste.

Il Primo Ministro ha affermato che la riforma delle forze armate sarà tesa a migliorare le sue capacità difensive con l’acquisto di moderne armi e a migliorare il rispetto dei diritti umani. «L’Etiopia vive sotto la costante minaccia di nemici stranieri e del terrorismo internazionale, quindi si rende necessario rafforzare le capacità difensive del nostro esercito», ha affermato Abyot. Non si conoscono, al momento, quali Paesi e multinazionali belliche saranno contattate per l’acquisto di nuove armi. Si conosce, però, la chiara intenzione di potenziare la marina militare e l’aviazione per poter proteggere il nuovo sbocco sul mare di Berbera, nel Somaliland, minacciato dal Governo somalo.

Il Primo Ministro Abyot, nei vari incontri con la popolazione, in varie città e regioni del Paese, continua ad assicurare che continuerà il nuovo corso politico da lui inaugurato, teso a rafforzare la pace sociale, creare maggior spazi democratici e permettere anche alternanze politiche al Governo, secondo la volontà popolare pacificamente espressa tramite il voto. Promesse che stanno aumentando tra la popolazione (Oromo e Amara compresi) la fiducia verso il Primo Ministro che sembra aver il controllo della coalizione di Governo e la capacità di contrastare i falchi interni. Promesse che stanno tranquillizzando Kampala, Kigali, l’Unione Africana e gli alleati occidentali, fino a pochi mesi fa preoccupati della deriva etnica nella politica interna che stava conducendo il Paese dritto ad una catastrofica guerra civile.

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