domenica, Novembre 29

Etiopia: l’Eritrea invade il Tigray L’esercito federale sta massacrando la popolazione civile e ha bloccato la frontiera con il Sudan, interrompendo l’unica via di rifornimento di cibo, carburante, armi e munizioni del TPLF. L’entrata in guerra dell’Eritrea potrebbe far scattare il coinvolgimento di Sudan ed Egitto

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Sabato 14 settembre 2 divisioni di fanteria e una divisione di carri armati dell’esercito eritreo ha oltrepassato i confini con il Tigray ingaggiando violenti sconti con la Diviosione Nord, le milizie e la polizia locale tigrina, dando al conflitto una pericolosa dimensione regionale. Come risposta, le truppe ribelli del movimento tigrino TPLF hanno lanciato 3 missili sulla capitale eritrea, Asmara, colpendo l’aeroporto internazionale. Questo è quanto viene affermato dal governo regionale del Tigray. Il governo eritreo nega categoricamente che le sue truppe stiano combattendo in Etiopia al fianco del governo federale del Primo Ministro Abiy Ahmed.

Il coinvolgimento dell’Eritrea nella guerra civile etiope sarebbe il frutto di un accordo siglato qualche settimana fa in presenza del Principe degli Emirati Arabi e Vice Comandante Supremo delle Forze Armate Sheikh Mohammed Bin Zayed secondo alcune fonti diplomatiche africane. L’accordo sarebbe stato siglato dal Primo Ministro etiope e dal dittatore eritreo Isaias Afewerki con la mediazione del Principe Bin Zayed. Un accordo che verterebbe sull’eliminazione del Tigray People Liberation Front che per 30 anni ha governato l’Etiopia e sempre considerato il nemico irriducibile del regime eritreo.

Tra il regime eritreo e il TPLF vi è un legame etnico e una rivalità per il potere irriducibili. Eritrean People’s Liberation Front (EPLF) fu fondato per combattere in stretta alleanza la dittatura stalinista del DERG dando via alla guerra civile etiope nel 1974, conclusasi con la vittoria delle forze ribelli (TPLF e EPLF) sul regime del DERG (Governo Militare Provvisorio della Etiopia Socialista) guidato da Mengistu Haile Mariam ora in esilio ad Harare, Zimbabwe. All’epoca l’Eritrea era una provincia etiope. Come premio per aver contribuito alla liberazione del Paese, il TPLF favorì l’indipendenza dell’Eritrea. Dopo 2 anni dalla vittoria sul DERG, nell’aprile 1993 l’Eritrea acquista l’indipendenza sotto il controllo del EPLF guidato da Isaias Afewerki. Ben presto il EPLF si rivela una feroce dittatura, sprezzante dei diritti umani che in meno di dieci anni trasformerà l’ex colonia italiana in un paese lager stile Corea del Nord.

Nel maggio 1998 scoppia la guerra tra Asmara e Addis Ababa da una disputa irrisolta riguardante territori di confine del Tigray rivendicati dall’Eritrea. Una spaventosa guerra di trincea dove morirono circa 3 milioni tra soldati etiopi ed eritrei fino al giugno 2000 dove fu firmato un cessate il fuoco. La pace con Asmara fu riportata nel 2018 sotto iniziativa degli Emirati Arabi e Arabia Saudita. Una pace che facilitò il Premio Nobel per la Pace al giovane Primo Ministro Abiy Ahmed, appena giunto al potere all’interno della coalizione di governo controllata dal TPLF.

La maggioranza dei gerarchi del regime eritreo sono di etnia tigrina. Tra essi e la dirigenza del Tigray vi sono sia legami etnici e familiari sia una irrisolvibile rivalità politica e militare. Il TPLF ha sempre denunciato la pace del Premier Abiy come un tradimento alla Nazione. Il dittatore Afewerki sarà ricompensato del supporto militare al governo federale di Addis Ababa concedendo la sovranità di alcuni strategici territori del Tigray alla frontiera con l’Eritrea, secondo le fonti diplomatiche africane contattate.

L’intervento eritreo si è reso necessario in quanto, a distanza di due settimane dal conflitto l’esercito federale non riesce a riportare la vittoria lampo sperata dal Primo Ministro Abiy. Attualmente vi sono 16 divisioni dell’esercito federale che stanno combattendo la potente Divisione Nord e le milizie tigrine. Nonostante questa disparità di forze, la resistenza tigrina rimane difficile da spezzare. Molti soldati delle divisioni federali soffrono di scarso addestramento. Molte unità sono composte da giovani reclute che si sono scontrate con l’elite dell’esercito etiope: la Divisione Nord. Le diserzioni di massa verso il Sudan e la fuga di altre divisioni federali in Eritrea per salvarsi dall’annientamento dimostrano chiaramente le difficoltà che il Primo Ministro etiope Abiy sta incontrando nell’ottenere una vittoria lampo ed eliminare il suo pericoloso rivale politico: il TPLF (di cui, non dimentichiamo, Abiy ricopriva importanti ruoli polizieschi di controllo sociale cibernetico fino alla nomina di Primo Ministro).

Per far fronte alla resistenza tigrina, supportata dalla popolazione, Addis Abeba è stato costretta a richiamare in patria le truppe esperte stanziate in Somalia a combattere i terroristi islamici di Al Shabaab e del DAESH. Il ritiro delle truppe etiopo rischia di favorire i terroristi islamici che potrebbero riconquistare territori perduti e mettere in seria difficoltà il debole governo centrale di Mogadiscio. Dal 2019 il contingente etiope aveva preso la guida del contingente militare africano AMISOM in Somalia. Guida detenuta dall’Uganda. Dopo il ritiro delle truppe etiopi, il governo di Mogadiscio può contare sui contingenti di Burundi e Uganda. Due Paesi che hanno forti crisi politiche al loro interno che compromettono la capacità militare dei propri soldati intenti a combattere il terrorismo islamico. Dal 2019 le truppe AMISOM si sono attestate sulla difensiva, interrompendo le offensive militari contro gli ultimi territori somali ancora controllati da Al Shabaab e DAESH.

L’esercito federale ha bloccato la frontiera con il Sudan, interrompendo l’unica via di rifornimento di cibo, carburante, armi e munizioni del TPLF. Le esperte divisioni etiopi provenienti dalla Somalia e le truppe eritree dovrebbero spezzare la resistenza tigrina in breve tempo. Così spera il Primo Ministro Abiy. Anche gli Emirati Arabi starebbero partecipando alla guerra contro il Tigray tramite l’utilizzo di droni da combattimento, secondo il governo del TPLF.

Per spezzare la resistenza tigrina il governo federale sta massacrando la popolazione civile. La capitale Mekelle ha subito intensi bombardamenti nell’aerea industriale e nei quartieri residenziali con un numero di vittime civili assai elevato. Massacri di civili ad opera delle truppe federali vengono denunciati nelle località di Megala, Digaya Kebelle, Gato Kebelle, Garcha Kebelle, Turo, Ayolatta Dokatu Kebelle of Konso.

Anche il massacro di oltre 300 civili presso la città tigrina di Mai-Kadra avvenuto il 9 novembre sarebbe opera delle truppe federali secondo il governo di Mekelle. Amnesty International lo ha addebitato alle milizie tigrine secondo testimonianze di terza mano fornite da attori sul terreno non ben identificabili. A.I. ha riportato la notizia del massacro senza aver alcun contatto diretto con i testimoni sopravvissuti.

Testimonianze di profughi soppravissuti al massacro e rifugiatisi in Sudan, sconfessano le notizie (di terza mano) di Amnesty International. Assieme a familiari e amici sono riuscita a fuggire al massacro di Mai-Kadra. È stata un’operazione di pulizia etnica ordinata dal primo ministro Abiy Ahmed. Le truppe federali hanno ucciso molti civili tigrini. Hanno rubato i nostri soldi, il nostro bestiame e il nostro raccolto dalle nostre case e siamo scappati con solo i vestiti sulla schiena” questa è la testimonanza di Barhat, donna tigrina di 52 anni raccolta assieme ad altre decine di testimonianze, dal sito di informazione della opposizione democratica eritrea Eritrea Hub.

Il governo federale ieri ha annunciato che entro questa settimana la resistenza tigrina verrà spezzata, i dirigenti del TPLF arrestati e giudicati. La regione sarà posta sotto amministrazione fiduciaria di Addis Ababa.  Il Primo Ministro ha annunciato la cattura di un’altra città del Tigray. Ora le truppe federali, supportate dai droni degli Emirati e dalle truppe eritree, starebbero marciando contro la capitale Mekelle. Secondo le rosee previsioni di Addis Ababa la guerra lampo si chiuderà tra qualche giorno con la vittoria definitiva e l’eliminazione del movimento tigrino TPLF. Questa è la ragione per cui il governo federale rifiuta le richieste di cessate il fuoco fatte da Unione Africana, Nazioni Unite, Unione Europea, Stati Uniti, Papa Francesco, Giubiti, Kenya e Uganda.

Quanto è realistica una vittoria lampo? Sebbene il Tigray sia piccolo, è ben armato e le sue forze sono indurite dalla battaglia. Le forze speciali regionali del Tigray, che un alto diplomatico etiope stima siano cresciute fino a raggiungere almeno 20.000 unità – guidate da alti ufficiali del Tigrino costretti al pensionamento da Abiy, più un corpo permanente di forze speciali di riserva composto da milizie addestrate militari e agricoltori armati – insieme hanno un totale stimato fino a 250.000 combattenti armati. Fino a poco tempo, tuttavia, mancava le armi pesanti necessarie per affrontare direttamente una divisione completamente attrezzata.

Dalla scorsa settimana, il TPLF ha preso il controllo di metà dei soldati delle cinque divisioni del comando settentrionale delle forze di difesa nazionale etiope (ENDF) che rimangono nel Tigray, il che significa che ha guadagnato 15.000 soldati, secondo tre fonti: un diplomatico etiope senior informato sugli ultimi sviluppi, un alto funzionario dell’intelligence in pensione nel Tigray che continua a lavorare per il TPLF e una fonte nel Tigray che monitora la situazione. Ma il sequestro di hardware e attrezzature militari etiopi ha acuito l’importanza dei rifornimenti logistici per il TPLF, che inevitabilmente dipenderà dalla posizione del Sudan. 

L’entrata in guerra dell’Eritrea potrebbe far scattare il coinvolgimento di Sudan ed Egitto, già in astio con il governo etiope per la questione delle acque del Nilo e in pessimi rapporti con l’Eritrea. Il Sudan ha una serie di ragioni strategiche per sostenere, o almeno per essere percepito come un sostegno, il TPLF nella guerra civile contro il governo dell’Etiopia. Mentre il Sudan ha ufficialmente chiuso i confini tra il Tigray e gli stati di frontiera del Sudan di Kassala e Gadaref, che sono gli unici collegamenti logistici senza sbocco sul mare del Tigray con il mondo esterno in termini di carburante, munizioni e cibo, potrebbe usare la minaccia del sostegno al TPLF per estrarre concessioni da Addis Abeba sul triangolo Fashqa contestato.Spiegano gli esperti di FP.

Fashqa è un territorio di circa 100 miglia quadrate di terreno agricolo privilegiato lungo il confine con lo stato Amhara dell’Etiopia, che il Sudan rivendica in virtù di un accordo firmato nel 1902 tra il Regno Unito e l’Etiopia sotto l’imperatore Menelik II e successivamente rafforzato da vari leader etiopi , compreso il TPLF. La disputa su Fashqa rimane una delle principali lamentele per i contadini etiopi amhara vicini al confine, che cercano di coltivare la terra, ed è un ostacolo nei negoziati sulla Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD). Come l’Egitto, il Sudan ha respinto la proposta dell’Etiopia di linee guida che sancissero la futura capacità dell’Etiopia di gestire il flusso annuale del Nilo Azzurro su base discrezionale e Khartoum sta già utilizzando la questione come leva per fare pressione su Abiy su Fashqa, dove l’Etiopia e il Sudan continuano a mantenere. una presenza militare.

Se il Sudan sosterrà il Tigray, che confina anche con l’Eritrea, la guerra civile diventerà certamente un affare di lunga durata, e le ricadute strategiche nelle relazioni di Khartoum con Addis Abeba e Asmara potrebbero essere troppo alte. In effetti, la regione potrebbe tornare rapidamente allo stato di conflitto per procura che ha preceduto l’ascesa di Abiy e il crollo del regime dell’ex presidente sudanese Omar al-Bashir, o far precipitare una più ampia conflagrazione regionale.

Il rischio sembra reale. Lo testimonia la visita a sorpresa del dittatore eritreo Afwerki a Khartoum il 11 novembre. Per l’occasione si è incontrato con il Presidente del Consiglio Sovrano di Transizione del Sudan, il tenente generale Abdel Fattah al-Burhan, presumibilmente per chiedere all’esercito sudanese, che detiene il vero potere, di tagliare qualsiasi potenziale supporto logistico al TPLF.

Anche l’Egitto si sta muovendo.  Il portavoce ufficiale delle forze armate egiziane Tamer al-Refeai ha annunciato sabato 14 novembre che unità militari egiziane sono arrivate in Sudan per partecipare ad esercitazioni militari congiunte. Unità dell’aeronautica e delle forze di comando egiziane sono arrivate alla base aerea di Marwa in Sudan per partecipare alla sessione di addestramento ‘Nile Eagles – 1’. Questa formazione, la prima tra le due nazioni vicine, continuerà fino al 26 novembre e rientra nel piano di addestramento congiunto delle forze armate egiziane con i paesi amici. La base militare dista solo 250 km dalla diga etiope Grande Rinascita. Che sia la diga il vero obiettivo dell’aereonautica militare e le forze speciali egiziane?

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