Etiopia: elezioni accidentate in vista Le elezioni del 5 giugno rappresentano una finestra di opportunità politica-istituzionale perché il Paese possa riprendere il percorso verso la democrazia, ma le sfide sono enormi

0

L’Etiopia è nel mezzo di una guerra civile sottaciuta che rischia, per un verso, di balcanizzare il Paese, e dall’altra di incendiare l’area, causa gli scontri politici interni che stanno coinvolgendo i Paesi vicini, e causa la politica del Primo Ministro Abiy Ahmed (vedasi la vicenda della diga di Gran Rinascita), eppure ci sono delle opportunità, finestre di opportunità politica-istituzionale perché il Paese possariprendere il percorso verso la democrazia. Ora molti osservatori iniziano temere che queste opportunità stiano venendo meno, in primo luogo causa la guerra in corso, che tra l’altro ha fatto scoppiare una gravissima emergenza economico-sociale.
Tre mesi dopo che Abiy Ahmed ha inviato l’Esercito per rovesciare l’ex partito al governo della regione, il Fronte di liberazione popolare di Tigray, la Croce Rossa etiope ha avvertito che l’80% della regione del Tigray, colpita dal conflitto, è completamente tagliata fuori dagli aiuti umanitari, e stima che circa 3,8 milioni dei circa sei milioni di persone hanno urgente bisogno di assistenza, mentre gli ospedali del Tigray sono senza farmaci e i medici non hanno nemmeno da mangiare.

L’opportunità più importante potrebbero esserele elezioni generali del Parlamento federale e dei consigli regionali in programma il prossimo 5 giugno 2021. E però le elezioni si svolgeranno in mezzo agli sconvolgimenti nel Tigray e della crisi socio-economica ed etnica in corso.

Il percorso verso la democrazia dell’Etipia è stato tortuoso, come spiega sinteticamente Girmachew Alemu, professore di diritto presso l’Addis Ababa University «Per molti secoli l’Etiopia è stata governata da una lunga linea di monarchi assolutiL’ultimo imperatore è stato rovesciato da una rivoluzione popolare nel 1974». La rivoluzione,però, è stata vanificata da una giunta militare che ha governato il Paese fino al suo rovesciamento, nel 1991.

«C’era speranza che l’Etiopia avrebbe abbracciato la democrazia per la prima volta quando il Ethiopian Peoples’ Revolutionary Democratic Front, una coalizione di quattro partiti politici etnici, ha preso il potere, nel 1991, e ha introdotto elezioni multipartitiche». Ma neanche questa è stata la volta buona per la democrazia.«Il fronte ha condotto cinque false elezioni generalie ha governato il Paese con il pugno di ferro per 28 anni. Dal 2016 al 2018, la coalizione ha dovuto affrontare una rivolta popolare contro l’aumento delle violazioni dei diritti umani e la massiccia corruzione. Ha anche affrontato una lotta di potere interna tra riformisti che cercavano l’apertura dello spazio politico e coloro che volevano mantenere lo status quo. La crisi politica ha raggiunto il culminecon l’uscita del Primo Ministro Hailemariam Desalegn e l’entrata del Primo Ministro Abiy Ahmed nel 2018».

Quando Abiy è entrato in carica, nell’aprile 2018, le speranze erano davvero molto forti, vi era la convinzione che avrebbe portato una nuova alba nel Paese affrontando le sue faglie etniche e le molteplici richieste di democrazia del Paese. E le prime azioni del premier hanno rafforzato le speranze: sono stati fatti molti interventi per aprire lo spazio politico, facendo ritenere che il Paesefosse finalmente sulla strada della transizione versola democrazia.
L’anno successivo all’insediamento, Abiy è già Premio Nobel per la Pace per aver ripristinato le relazioni con l’Eritrea, quasi due decenni dopo che le due Nazioni si erano ferocemente combattute lasciando sul terreno 100.000 morti.
Abiy avvia una serie di riforme democratiche nel Paese che lo fanno apprezzare dalla comunità internazionale. Il suo potere all’interno del Paese e la sua credibilità all’esterno cresce, ma ad un certo punto la gestione del Paese di fatto gli sfugge di mano, secondo alcuni osservatori per  mancanza di qualità di leadership del Primo Ministro e per la moltitudine di problemi che ha ereditato dal regime precedente.

Tre mesi fa il primo ministro va allo scontro diretto con il TPLF, il partito al governo nel Tigray da quasi 30 anni. Al TPLF che dichiarava di aver sequestrato le basi militari in un ‘attacco preventivo’ a seguito di una rottura nei rapporti con il governo di Abiy, il primo ministro ha risposto ordinando attacchi aerei e un’offensiva di terra per estromettere il TPLF dal potere. Abiy ha poidichiarato conclusa l’operazione dopo la cattura del capoluogo regionale, Mekelle, alla fine di novembre. Di fatto da novembre gli scontri proseguono con il coinvolgimento anche dei Paesi vicini.

A tre anni dall’inizio del suo mandato, Abiy sta deludendo i suoi concittadini e gran parte della comunità internazionale. Le promesse fatte per ampliare lo spazio politico rimangono il tallone d’Achille.
Le recenti manifestazioni a sostegno del Primo Ministro che si sono svolte in diverse parti del Paese tranne che nella città di Addis Abeba e nella regione del Tigray stanno diventando oggetto di contesa tra governo e membri del campo di opposizione, si fa notare da parte degli osservatori locali. Ad alcuni partiti di opposizione sono state negate le autorizzazioni per tenere manifestazioni pubbliche, tra questi, Balederas for Genuine Democracy (Bladeras) e National Movement of Amhara (NAMA). Altri partiti politici dell’opposizione sostengono che stanno avendo difficoltà a muoversi nel Paese per fare campagna elettorale. Tra questi, l’Oromo Federalist Congress (OFC) i cui massimi leader sono attualmente in prigione dopo la morte del cantante oromo Hachalu Hundessa.
Il Primo Ministro, si sottolinea dalle opposizioni, nelle prime fasi della sua leadership aveva promesso che più nessuno sarebbe stato arrestato per le sue opinioni, e così invece non è. Anzi, il sistema giudiziario viene accusato diservire la politica’, i vecchi problemi politici perseguitano ancora il Paese. Infatti, l’ottimo rapporto tra gruppi internazionali per i diritti umani e il governo è a un bivio, molti lanciano ripetuti avvertimenti sul deterioramento della situazione dei diritti umani nel Paese.
La campagna elettorale inizierà la prossima settimana e diversi partiti politici già lamentano molestie o detenzione dei loro membri. Alcuni considerano questi segnali come avvertimenti precoci alla stessa vecchia frode elettorale che ha prosciugato le speranze degli etiopi più volte negli anni.

Difficile ipotizzare cosa da qui al 5 giugno potrà accadere nel Paese, di certopare impossibile che le elezioni 2021 possano essere pacifiche e corrette, tanto meno che si possa tenere una serena e corretta campagna elettorale, eppure alcune delle riforme di Abiy riguardano proprio il processo elettorale e potevano aiutare il Paese a procedere spedito verso la democrazia.
Negli ultimi due anni, il governo ha adottato riforme politiche e legislative che possono contribuire a una elezione più competitiva, spiegaGirmachew Alemu. «Ad esempio, il consiglio elettorale che sovrintende alle votazioni è stato ristabilito come istituzione indipendente». Il che è di enorme importanza in un Paese come l’Etiopia in cui il sistema partitico è estremamente volatile. I partiti politici sono deboli e frammentati.
A seguito di queste riforme,
«diversi politici e partiti politici dell’opposizione in esilio possonooperare all’interno del Paese», infatti è stato assicurato il permesso ai partiti politici in esilio di tornare in Etiopia ed è stata abrogata la legge che aveva etichettato alcuni partiti politici come gruppi terroristici. Altresì, «una nuova legge elettorale ha stabilito nuove regole per la registrazione dei partiti politici. Questi hanno avuto l’effetto di espellere un gran numero di partiti politici deboli e frammentati dal sistema partitico. In precedenza, c’erano più di 130 partiti politici, molti dei quali erano deboli e volatili. La maggioranza non era attiva nelle elezioni o in alcun movimento politico. La nuova legge richiede una nuova registrazione sulla base di standard come la prova dell’approvazione da parte degli elettori e dei collegi elettorali. Accanto a questo, i partiti politici che in precedenza erano stati emarginati negli stati regionali di Afar, Benishangul Gumuz, Harari, Gambela e Somalo fanno ora parte del discorso politico nazionale».
In più, «il Consiglio elettorale nazionale dell’Etiopia è ora responsabile davanti alla Camera dei rappresentanti dei popoli, la casa legislativa federale. E, in un significativo compromesso tra i partiti politici di governo e di opposizione, un importante ex politico dell’opposizione e prigioniero politico è stato nominato dalla Camera dei rappresentanti dei popoli alla fine del 2018 a guidare il consiglio. La Corte suprema federale e la Commissione etiope per i diritti umani sono ora guidate da professionisti di spicco. Entrambi hanno lavorato per molti anni per il progresso dei diritti umani e della giustizia sociale. E una nuova legge sulla società civile ha consentito alle organizzazioni non governative, alle associazioni professionali e ai consorzi di impegnarsi nel progresso dei diritti umani e della democrazia. Questi includono l’educazione civica e degli elettori, il rafforzamento delle capacità per partiti politici, istituzioni per i diritti umani e tribunali».
Da considerare altresì, come altri analisti sottolineano, che in genere, le leggi che erano viste come strumenti per l’oppressione statale sono state modificate o sono attualmente in fase di modifica.

Tutti elementi di fondo che depongono per un percorso in crescita per la democratizzazione del sistema a partire dalla radice, il processo elettorale. Per quanto molto ancora ci sia da fare.
Il sistema partitico è volatile. I partiti politici sono deboli e frammentati. «Continuano a esistere partiti che non hanno forti legami con gli elettori e le circoscrizioni. Inoltre, la maggior parte dei partiti politici che compongono il sistema partitico sono regionali e continuano a concentrarsi sull’etnia per mobilitare i sostenitori», affermaGirmachew Alemu. «I partiti politici etnici usano la propaganda etnica estrema per ottenere il sostegno dei gruppi etnici che affermano di rappresentare. È anche improbabile che cerchino compromessi politici. Un’altra sfida è la regola elettorale ‘first-past-the-post. La norma rende difficile la rappresentanza di diversi interessi e punti di vista negli organi legislativi federali e regionali. Allo stesso modo, alcuni leader dei partiti di opposizione sono in prigione, il che limita la diversità di opinioni e interessi che dovrebbero essere rappresentati nelle elezioni generali».

Secondo le opposizioni e gli osservatori, le prossime seste elezioni generali potrebbero fungere da cartina di tornasole della qualità del sistema politico del Paese, un test per vedere se le istituzioni democratiche svolgono le loro attività in modo indipendente o meno, e per Abiy un test per misurare il risultato del suo lavoro, ma anche una sfida per provare a fargli mantenere le promesse del 2018; per gli etiopi sono un’altra occasione storica di tenere elezioni libere ed eque, di fare in modo che una competizione democratica eviti conflitti e rafforzi le sue istituzioni democratiche per iniziare davvero la transizione verso la democrazia.

Correlati:

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore