venerdì, Novembre 27

Etiopia – Egitto: la prima guerra per l’acqua in Africa è un rischio sempre più reale Naufragata la mediazione americana, i due Paesi sono ai ferri corti sui tempi di riempimento della diga, che Addis Ababa vuole in 2 anni, e il Cairo in 7

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Il contenzioso per le acque del Nilo tra Addis Ababa e il Cairo, nato a causa della costruzione della Diga Grande Rinascita, in Etiopia, che abbasserà del 30% il livello del fiume, causando gravi danni alla produzione idrica e agricola in Egitto, si sta deteriorando, nonostante la mediazione degli Stati Uniti, di fatto fallita. I rischi di un conflitto regionalE (latenti fin dagli ultimi anni del regime di Hosni Mubarak) stanno aumentando, causa le posizioni intransigenti adottate dai due Paesi che rendono ormai difficile ogni possibilità di dialogo.

La riunione dello scorso 31 maggio, tesa a trovareuna soluzione pacifica alla disputa, invece di appianare le differenze le ha aumentate.
Il
Governo di Addis Ababa ha criticato il Governo egiziano per la sua posizione «senza principi» sulla diga etiope. Il Presidente Abd al-Fattaḥ al-Sisi si è reso conto che la politica intrapresa dall’ex Presidente Mubarak e da lui seguita, incentrata sul divieto di costruire la megadiga sulle acque del Nilo, è stata superata dagli eventi. L’Etiopia,approfittando della primavera araba che ha destituito il regime Mubarak e delle successive convulse vicende politiche egiziane che hanno portato al Colpo di Stato del Generale Al-Sisi, nel luglio 2013, contro il Presidente democraticamente eletto Mohamed Morsi e il suo governo della Fratellanza Mussulmana, ha iniziato i lavori della mega struttura idrica, affidandoli alla ditta italiana Salini Impregilo, da anni talmente radicata all’interno del regime etiope da diventare una ditta ‘intoccabile’.

Ora i lavori della Diga Grande Rinascita sono quasi completati ed a breve inizierà la fase di riempimento del bacino idrico. Per attuare la mega struttura, oltre 200.000 persone sono state sloggiate dalla zona dall’Esercito, senza garantire loro alcun risarcimento. Una palese violazione dei diritti umani, condannata a livello internazionale. La Salini Impregilo è stata l’unica multinazionale ad accettare la commessa dal Governo etiope.

È proprio sulla tempistica del riempimento del bacino idrico della diga che ruota l’aspro contenzioso tra i due Paesi. L’Egitto ha chiesto che l’operazione (necessaria per attivare la produzione di energia elettrica) sia posticipata fino al 2021, e avvenga gradualmente in un arco di 7 anni. Il Governo di Addis Ababa, al contrario, intende iniziare l’operazione entro il prossimo luglio e terminarla entro 2 anni. Un lasso ditempo troppo veloce che non permetterebbe all’Egitto di compensare la perdita idrica dovuta dall’abbassamento delle acque del Nilo, che sarebbe drastico e immediato, causando ingenti danni all’economia del Paese dei Faraoni.

«La proposta avanzata dall’Egitto sulla tempistica di riempimento bacino e sul volume d’acqua inferiore a quello da noi previsto, trasformerebbe il progetto della Diga Grande Rinascita in un qualcosa che non soddisfa i nostri bisogni», ha affermato Gedu Andargachew, Ministro degliEsteri dell’Etiopia in una conferenza stampa con i rappresentanti dei partiti politici nella Sala delle conferenze dell’Unione Africana di Addis Abeba lo scorso mercoledì 3 giugno.

L’insistenza dell’Etiopia nel riempire il bacino senza un accordo di compromesso è un importante punto critico per l’Egitto.
Il
serbatoio della diga ha una capacità di 74 miliardi di metri cubi e l’Etiopia ha in programma di immagazzinare circa 18,4 milioni di litri cubi di acqua nei prossimi due anni.
L’
Egitto afferma che farlo senza un accordo firmato è una violazione del diritto internazionale e avrebbe un impatto pericoloso sul proprio approvvigionamento idrico a valle. L’Etiopia ha ribadito che non ha bisogno dell’approvazione egiziana per riempire la diga.

Funzionari statunitensi, che l’Egitto aveva coinvolto nel ruolo di mediatori, hanno affermato che erano stati fatti progressi, ma le differenze tra i due Paesi sono troppo profonde, il che ha spinto l’Etiopia a ritirarsi da un round finale dei colloqui. Il Governo etiope ha accusato l’Amministrazione Trump di aver fatto pressioni sul loro Paese per fare concessioni irragionevoli. “L’Etiopia non firmerà mai un accordo che di fatto costringe a rinunciare ai suoi diritti sul fiume Nilo“, ha chiarito l’ambasciatore dell’Etiopia negli Stati Uniti, Fitsum Arega su Twitter. «»

Il conflitto geopolitico inizia con il fiume più lungo dell’Africa, il Nilo, che attraversa 11 Paesi. L’Etiopia contribuisce per circa l’85% dell’acqua del Nilo che scorre in Sudan e Egitto. Le 11 Nazioni sperano che l’enorme diga della Grande Rinascita apra molte nuove opportunità,dall’irrigazione agricola, al soddisfacimento del fabbisogno energetico necessario per avviare il processo di industrializzazione delle loro economie.

Una volta completate le operazioni di riempimento del bacino idrico, la diga avrà la capacità installata di generare 6.000 MW di elettricità per alleviare la grave carenza di energia dell’Etiopiae, soprattutto, per esportare energia in Sudan, Kenya, Uganda, Rwanda e forse Egitto, così dastabilizzare l’attuale carenza di valuta pregiata della Banca Centrale etiope. I 74 miliardi di metri cubi di acqua della diga rappresentano circa la metà del volume della diga di Assuan in Egitto.

La mediazione americana era stata richiesta dal Presidente egiziano Al-Sisi, dopo che il PrimoMinistro dell’Etiopia, Abiy Ahmed, aveva accettato il coinvolgimento di un mediatore neutrale. Da novembre 2019 a febbraio 2020, diplomatici provenienti da Etiopia, Egitto e Sudan hanno viaggiato tra Washington DC, Khartoum, Il Cairo e Addis Abeba. Anche i rappresentanti della Banca Mondiale sono stati chiamati come arbitri supplementari.

Nel novembre 2019, l’Etiopia ha accolto, in linea di principio, la richiesta egiziana che il processo di riempimento della diga fosse effettuato in più fasi per sette anni, poi, lo scorso gennaio, ha cambiato idea. Il ripensamento etiope e il conseguente fallimento dei colloqui sono generati dalla incapacità dell’Amministrazione Trump di fare le opportune pressioni sui due importanti alleati regionali e di riunire le parti opposte portandole ad un compromesso onorevole e conveniente per entrambi.
L’Etiopia ha respinto i termini di un accordo ritenuto favorevole per l’Egitto, che ha portato alle accuse degli etiopi, secondo cui
gli Stati Uniti stavano cercando di costringere l’Etiopia a compromettere le sue aspirazioni sulla diga. Tra il marzo e il maggio 2020 gli etiopi negli Stati Uniti sono scesi in piazza per protestare contro «la pressione americana sull’Etiopia».
Nel frattempo,
l’Egitto ha contestato la mancanza di volontà dell’Etiopia a partecipare in modo costruttivo all’ultima tornata di colloqui, prevista per questo mese, e il suo rifiuto a firmare l’accordo che era stato effettivamente redatto dai mediatori degli Stati Uniti e della Banca Mondiale. In una lettera scritta al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite all’inizio di questo mese, il Ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, ha denunciato l’unilateralismo, «la mancanza di volontà di cooperazione e il desiderio del Governo etiope di riempire la mega diga indipendentemente dall’impatto idrico in Egitto“.

Il testo del trattato che i mediatori americani avevano approntato non è pubblico, ma il Ministro Shoukry ha tenuto un briefing sulla politica di non dialogo del Governo di Addis Ababa. Secondo Shoukry, l’Etiopia ha volutamente fatto naufragare un compromesso che includeva«misure di mitigazione», che sarebbero state attuate in tempi ragionevoli, per evitare la minaccia di siccità in Egitto.
L’
Etiopia, da parte sua, ha definito nefasto il compromesso mediato da Washington. «Da parte egiziana, i negoziati fino ad ora sono stati ostacolati dal desiderio dell’Egitto di mantenere la sua egemonia storica», ha dichiarato Seleshi Bekele, Ministro dell’Etiopia per l’acqua, l’irrigazione e l’energia.

Il Consiglio Sovrano del Sudan sta cercando di ridurre le tensioni che si stanno aggravando tra i due paesi confinanti. Il Primo Ministro Abdullah Hamdok ha tentato di organizzare degli incontri separati per continuare i colloqui restando in contatto con etiopi e egiziani nelle ultime settimane di maggio, ma la sua iniziativa non ha riscontrato esiti positivi.

È intervenuta anche la Cina (nuovo partner di entrambi i Paesi) tentando di fare pressioni su Egitto ed Etiopia affinché lavorassero per una soluzione pacifica. L’interesse di Pechino probabilmente deriva dal suo sostegno finanziario al progetto diga della Grande Rinascita e alle sue mire geostrategiche sul canale di Suez. L’anno scorso, a due società statali cinesi sono stati assegnati 150 milioni di dollari in contratti per lavori di completamento della diga e del relativo riempimento del serbatoio idrico. Lavori che sono stati subappaltati dalla ditta Salini Impresiglioche, grazie alle sue amicizie altolocate in Etiopia, controlla tutte le fasi del progetto.

Il Primo Ministro Etiope Abiy, nell’ottobre 2019, aveva affermato pubblicamente che l’Etiopia «è pronta ad arruolare milioni di uomini ed entrare in guerra per difendere la diga Grande Rinascita». I toni bellicosi del Premio Nobel per la Pace sono stati ripresi la scorsa settimana quando ha affermato che «nemmeno il coronaviurs ostacolerà i piani della diga». Due settimane fa si sono registrati scontri militari alla frontiera tra Sudan ed Etiopia. Anche se questi scontri riguardano rivendicazioni territoriali, se non risolti, influiranno negativamente sulla possibilità di risolvere in maniera pacifica il contenzioso regionale sulle acque del Nilo.

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