venerdì, Novembre 27

Etiopia: è guerra totale nel Tigray La campagna militare portata avanti dal Primo Ministro Ahmed è assai pericolosa per l’intero Paese. Sta per scatenare il Doomsday

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La storica regione del Tigray è diventata un teatro di guerra. Violenti scontri si stanno consumando tra le forze lealiste del Primo Ministro Abiy Hamed e la Divisione Nord, composta dall’elite dell’esercito etiope sotto stretto controllo del movimento tigrino TPLF. La Ong francese Medici Senza Frontiera rivela che sta ricevendo centinaia di feriti dell’esercito nazionale negli ospedali che gestisce. I feriti più gravi vengono trasferiti all’ospedale regionale di Gondar, la storica città medioevale patrimonio ONU dell’umanità.

I media controllati dal Governo Federale parlano di una ‘triste guerra non voluta causata dai fuorilegge tigrini’, dando notizie parziali e confuse di mitiche vittorie. Una fonte ufficiale militare nella vicina regione di Amhara, a fianco delle truppe federali, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che gli scontri con le forze del Tigrino a Kirakir avevano ucciso quasi 500 persone sul lato del Tigrino. Il governo afferma di controllare 4 importanti città del Tigray.

La realtà sul fronte sembra diametralmente opposta. La Divisione Nord affiancata alla milizia e polizia regionale e da migliaia di giovani tigrini, starebbe infliggendo (secondo le prime testimonianze) ingenti perdite all’esercito nazionale. Secondo fonti indipendenti, confermate indirettamente da fughe di notizie dallo Stato Maggiore, raccolte da ‘Al Jazeera’, nella battaglia Trefonti della sicurezza in Amhara che lavorano con le truppe federali hanno detto che anche l’esercito etiope sta subendo ingenti perdite. Nella vicina città di Dansha, nella regione Amara, gli ospedali sarebbero pieni di feriti gravi dell’esercito regolare.

Anche il bombardamento a postazione militari vicino all’aereoporto della capita del Tigray, Mekelle, sembra essere lontano dal successo militare annunciato da Addis Ababa. I missili e l’artiglieria potrebbero non essere stati distrutti se non in minima parte. Secondo due fonti diplomatiche e un Generale dell’esercito nazionale, il bombardamento non è stato accurato e i danni riportati potrebbero essere trascurabili. Questo quanto da loro dichiarato alla ‘Reuter’. Di fronte alla accanita resistenza delle truppe tigrine il governo federale (necessitario di una rapida vittoria) starebbe bombardando la popolazione civile. Secondo il governo del Tigray sarebbero 10 i raid aerei indiscriminati contro le principali città della regione nord, Mekelle compresa. Secondo fonti ONU sarebbero già 900.000 gli sfollati. Il numero di casualità civili rimane un segreto di Stato. Il Governo Federale non ha alcun interesse a divulgarlo per ovvie ragioni di immagine internazionale. Il governo regionale tigrino anche, per evitare di demoralizzare le truppe e la popolazione.

La dichiarazione del nuovo capo dell’esercito Birhanu che l’esercito ha il controllo di diverse città vicino al confine con l’Eritrea, comprese Dansha e Shire è posta in serio dubbio. Il giornale sudanese Al Rakouba riporta che migliaia di soldati dell’esercito nazionale avrebbero disertato sconfinando il Sudan per mettersi al salvo delle “Trigri del Tigrai”.

Le presunte vittorie ottenute dalla resistenza tigrina sono frutto di una propaganda etnica? Difficile a verificare in quanto il blackout delle comunicazione telefoniche e internet nel Tigray (ora esteso anche ad altre zone del paese) rende difficile verificare la situazione sul fronte. Il governo federale spera in una vittoria lampo ma stanno emergendo evidenti difficoltà nell’ottenerla. Queste difficoltà, nascoste da presunte vittorie militari rivendicate dal Primo Ministro, affiora da indizi incontestabili. Tra essi il licenziamento del Capo dello Stato Maggiore dell’esercito, il capo dell’intelligence e il Ministro degli Esteri, evidenzia che la guerra per il governo federale non sta andando bene.

Anche la defezione delle forze d’elite della Divisione Nord è stato un duro colpo per il Premio Nobel per la Pace. Demeke Mekonnen, vice primo ministro è stato nominato ministro degli esteri mentre il fedelissimo Genrale Birhanu Jula da vice Capo delle Forze Armate passa a Comandante Supremo. Abiy e i leader militari hanno pubblicizzato i successi dei soldati etiopi contro le forze fedeli al TPLF, ma un blackout delle comunicazioni nella regione ha reso difficile la verifica dei loro resoconti.

La campagna militare portata avanti dal Primo Ministro è assai pericolosa per l’intero Paese. Sta per scatenare il Doomsday. Nonostante ciò, Abiy continua ad appoggiare l’offensiva e ad inviare sul fronte giovani riservisti che si fanno massacrare dalle truppe esperte tigrine. Le richieste internazionali di dialogo sono sistematicamente ignorate.

In un rapporto redatto lo scorso sabato, le Nazioni Unite affermano che nove milioni di persone sono a rischio di sfollamento a causa dell’escalation del conflitto, avvertendo che la dichiarazione del governo di mercoledì sullo stato di emergenza nel Tigray stava bloccando cibo e altri aiuti.

Il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres ha contattato il capo dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat, e il primo ministro sudanese Abdalla Hamdok, in qualità di Presidente del gruppo regione IGAD, espreimento la preoccupazione che il conflitto potrebbe non solo rompere l’Etiopia, ma anche riverberarsi nella regione e attirare forze esterne. “La situazione in Tigray è una delle tante crisi del Paese, ma potrebbe intensificarsi, attirando altre regioni etiopi, minacciando anche i vicini Sudan ed Eritrea“, avverte Martin Plaut, osservatore di lunga data della politica nel Corno d’Africa.

I Paesi della regione temono che i combattimenti possano innescare una guerra civile totale e destabilizzare il Corno d’Africa, una delle regioni più fragili del continente. L’ONU ha avvertito di una grave crisi umanitaria se fino a 9 milioni di persone fuggiranno dai combattimenti a tutto campo o il Tigray rimarrà in gran parte isolato dal mondo.

Appelli da tutto il mondo giungono al Primo Ministro di fermare questa folle avventura. Purtroppo rimangono inascoltati. In un discorso televisivo di domenica, Abiy ha accusato i leader regionali del Tigray di prepararsi alla guerra con il governo federale dal 2018. Il gruppo avrebbe sottratto fondi per lo sviluppo per acquistare armi e addestrare milizie. Un’accusa priva di prove che suona ridicola visto che il TPLF aveva il controllo dell’esercito prima di uscire dalla coalizione governativa lo scorso gennaio. Tutt’ora il TPLF gode di ottimo sostegno da parte di diverse divisioni armate.

I leader del Tigray si sono lamentati di essere stati ingiustamente presi di mira in procedimenti giudiziari per corruzione, rimossi dalle prime posizioni e capri espiatori per i mali del paese sotto Abiy. Questa spaventosa guerra civile non è altro che una faida interna al regime tra il TPLF escluso da un suo fedelissimo che si è rivoltato contro per istaurare un proprio regime: Il Premio Nobel della Pace, Abiy Hamed decantato come grande democratico e leader progressista.

Talmente democratico che ha favorito l’arresto nella capitale, domenica scorsa di 10 alti funzionari cittadini del Tigray, accusandoli di “tradire il popolo” e di lavorare “per destabilizzare la pace nella nostra città e impegnarsi in motivi crudeli e terroristici. “. Per rimediare al danno Abiy ha pronunciato un discorso destinato all’Occidente dai toni conciliatori, invitando gli etiopi a evitare di discriminare i tigrini, che costituiscono circa il 6% dei 110 milioni di persone del paese. “Vorrei ribadire che nessun fratello o sorella del Tigrino dovrebbe essere vittima di atti illegali basati sull’identità, e questa responsabilità ricade su tutti gli etiopi“, ha detto.

Al momento l’unico dato di fatto è che Abiy resiste alle pressioni diplomatiche per fermare l’offensiva. Giovedì i paesi africani hanno sollecitato il primo ministro etiope Abiy Ahmed a fermare una campagna militare nella regione del Tigray per scongiurare la guerra civile, ma le fonti hanno detto che non ha mostrato alcun segno di arrendersi dal confronto con una potente fazione etnica.

Fonti hanno detto che dietro le quinte sono in corso sforzi per incoraggiare i colloqui, spinti dall’Unione africana. Ma l’iniziativa è stata contrastata dalle autorità di Addis Abeba che insistono sul dover eliminare una minaccia rappresentata dal TPLF.

Debretsion Gebremichael, il Presidente del governo tigrino e Segretario del TPLF, sembra essere dotato di più astuzia diplomatica del Primo Ministro. Ha dichiarato alla ‘Reuters’ che il governo regionale è pronto a interrompere la guerra e a sedersi al tavolo dei negoziati.

Ci sono anche timori di rappresaglie contro i Tigrini altrove. La polizia di Addis Abeba ha informato domenica che il governo ha arrestato 162 persone in possesso di armi da fuoco e munizioni perché sospettate di sostenere le forze del Tigray. Inoltre, mentre il governo di Abiy mobilita le truppe nel Tigray, altre aree già turbate dalla violenza etnica potrebbero dover affrontare un vuoto di sicurezza, dicono gli analisti.

Nel frattempo fonti riservate informano che l’aviazione egiziana sta spostando missili a medio raggio e una squadriglia di Mig-29M2s capaci di trasportare missili balistici. Obiettivo la mega diga Grande Rinascita in Etiopia?

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