sabato, Gennaio 25

Etiopia: ‘Abyot, we all stand with you’ Nell’élite tigrina l’opposizione alla pace con l'Eritrea; ma il premier sostenuto da milioni di persone

0

Abyot. We all stand with you’. ‘Abyot Siamo tutti con te’. Questo lo slogan urlato da quasi un milione di persone, sabato 22 giugno, nella capitale, Addis Abeba, epicentro della più grande manifestazione popolare dalla caduta del regime stalinista di Menghistu Hailè Mariàm,  in supporto del primo Ministro Abiy Ahmed, detto Abyot.
Fin dalle prime ore dell’alba una folla oceanica di persone ha sfilato per la capitale indossando magliette portanti il ritratto del Primo Ministro e confluendo presso la principale piazza di Addis Abeba, la Meskel Square. La manifestazione è stata indetta per dare un chiaro segnale ai falchi della coalizione di Governo, il Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope (EPRDF),  che si stanno opponendo alle riforme politiche, sociali ed economiche intraprese dal Primo Ministro.

Un sostengo necessario dopo la dichiarazione di Abyot di voler fare la pace con l’Eritrea dopo quasi un ventennio di tensioni a seguito del conflitto scoppiato al confine nel 1999. Abyot ha dichiarato di essere disposto a concedere alla Eritrea la contesa città di Badme. Il suo obiettivo è quello di riprendere i rapporti diplomatici ed economici con il Paese fratello, riconquistando l’accesso strategico ai porti eritrei persi dopo l’indipendenza. L’offerta di pace è stata vista dal regime eritreo come una storica occasione per spezzare l’isolamento internazionale e far decollare l’economia, vittima dell’autarchia, logica reazione delle sanzioni economiche imposte dalle potenze occidentali. Una delegazione del Governo di Asmara è attesa ad Addis Abeba questa settimana.

L’élite tigrina, che da vent’anni si vanta di aver liberato il Paese, trova al suo interno una forte opposizione alla pace con l’Eritrea. Sfruttando un nazionalismo esasperato, inculcato nelle scuole fin dalle elementari, questa élite rivendica la città di Badme, un cumulo di macerie collocate in una zona desertica senza risorse naturali. L’opposizione alla pace con Asmara nasconde una opposizione alla politica di Abyot di aprire l’Etiopia  al mondo, e di limitare i privilegi acquisiti a scapito del vero progresso socio-economico della popolazione.

La folla oceanica che ha supportato sabato corso il Primo Ministro era inter-etnica, a dimostrazione che la sua politica di riforme è ben accolta da tutti gli etiopi, comprese le etnie avverse all’attuale Governo  -Amara e Oromo. Un appoggio nato dalla consapevolezza di dover cambiare per progredire. Il nazionalismo dellaGrande Etiopianon regge più al confronto della storia. La maggioranza degli etiopi è costretta a vivere nella miseria in un Paese ricco e promettente. Hanno compreso che la’ Grande Etiopia’ non è mai esistita.

Verso la fine del comizio tenuto da Abyot a Meskel Square è scoppiata una bomba. Il bilancio delle vittime rimane confuso e provvisorio. Il Governo parla di qualche morto e di un centinaio di feriti. Il mensile ‘Jeune Afrique’ parla di oltre 154 feriti. I morti sarebbero 2, forse 4. Si ha la netta impressione che il Governo tenti di minimizzare il numero delle vittime per non esasperare la situazione politica, estremamente tesa.   Prima dell’esplosione il Primo Ministro ha elencato tutti le riforme politiche e sociali fatte dal 27 maggio scorso, esprimendo la sua gratitudine alla folla di manifestanti e sottolineando che non esistono etnie ma cittadini etiopi. Abyot ha inneggiato al patriottismo, quello vero e costruttivo,  e alla convivenza etnica. «L’Etiopia è una sola nazione e risorgerà per diventare un esempio per il Continente Africano grazie all’amore, all’unita’ e al patriottismo del suo popolo», ha detto.

Dopo l’esplosione una minoranza di manifestanti ha iniziato a lanciare pietre contro la Polizia, prendendo di mira anche i giornalisti etiopi e stranieri presenti all’evento. Molti gli slogan contro il Governo, controllato da una minoranza tigrina, secondo i manifestanti. La polizia si è ben guardata dall’intervenire, evitando un bagno di sangue. L’obiettivo degli autori dell’atto terroristico di chiara matrice politica: creare caos, disordini, ripristinare lo stato di emergenza e impedire il processo di riforme in atto.  Abyot ha descritto l’attentato un fallimento delle forze oscure che vogliono dividere l’Etiopia, impedendole di avere un futuro, riferendosi all’ala dura del Governo e dell’Esercito che sta disperatamente cercando di mantenere i suoi privilegi politici ed economici, fomentando la divisione etnica.

Il Commissario Generale della Polizia Federale Etiope, Zeynu Jemal, ha informato che sei sospetti attentatori sono stati arrestati e che le indagini stanno proseguendo a ritmo serrato, promettendo di punire i responsabili di questo folle atto di violenza. Le indagini starebbero evidenziando una complicità all’interno della Polizia. Nove ufficiali, incluso il vice capo della Polizia di Addis Abeba, sono stati arrestati con l’accusa di aver trascurato la sicurezza durante la manifestazione. Si sospetta che gli attentatori che hanno lanciato le granate sulla folla non siano stati fermati. Qualcuno voleva il bagno di sangue.

Messaggi di solidarietà sono immediatamente giunti dagli alleai dell’Etiopia  -Gibuti, Uganda, Kenya, Rwanda. Il Presidente gibutino ha descritto l’attentato come un «vile atto perpetuato da chi si oppone alle riforme, allo sviluppo e alla unita’ nazionale, la politica iniziata dal Primo Ministro Abiy Ahmed» . Gli Stati Uniti hanno diramato un comunicato ufficiale di condanna dell’atto terroristico e di sostegno alla pace con l’Eritrea. Il Sottosegretario americano del Commercio, Gilbert Kaplan, ha espresso il suo supporto alle riforme economiche che il Governo di Abyot intende fare. La Casa Bianca ha informato che invierà agenti del FBI per aiutare nelle indagini sull’attentato terroristico. Rivolgendosi alla Nazione, attraverso la Radio e Televisione Nazionale, il Primo Ministro ha giurato che questo attentato non fermerà le riforme che il Governo di coalizione intende portare avanti per offrire un futuro e una dignità al Paese.

Le riforme di Abyot sono necessarie. Nonostante una delle migliori performance economiche del continente, il boom etiope non ha beneficiato la maggioranza della popolazione. I senza tetto ad Addis Ababa e nelle altre città sono triplicati negli ultimi tre anni. Il 60% dei giovani è disoccupato. Migliaia di giovani vagano senza meta per le strade masticando il ciad (erba simile all’anfetamina) senza futuro. Una intera generazione è stata bruciata da un sistema educativo non adeguato che impone obbedienza, apprendimento memonico e reprime ogni senso critico e capacità di analisi. All’interno del Paese, e in molti quartieri della capitale, l’erogazione di acqua e corrente elettrica è precaria. Il sistema di nettezza urbana insufficiente. I trasporti pubblici antiquati.  Una spaurita ma agguerrita minoranza privilegiata mangia tutta la ricchezza nazionale, imponendosi con metodologie di potere arcaiche fondate sullo spionaggio, la delazione, il mancato rispetto dei diritti umani e delle libertà civili. Abyot vuole cambiare questo stato di cose, supportato dai leader africani e occidentali.

Il supporto occidentale alla politica di riforme di Abyot è evidente. I mercati finanziari internazionali stanno lavorando per stabilizzare il Biir etiope, che nelle ultime settimane si è rafforzato su dollaro ed euro dopo la spaventosa svalutazione del 15%, decisa dal Governo, nel novembre 2017, nel tentativo di attirare investimenti cinesi. Gli investimenti non si sono mai concretizzati e la popolazione è sprofondata nella miseria ancora più nera a causa dell’aumento dei prezzi dei beni di primo consumo. Dallo scorso novembre la prostituzione è triplicata. Migliaia di ragazze senza lavoro si gettano per le strade offrendo l’unico bene che possiedono per qualche centinaio di Birr.  Anche le potenze mediorientali stanno supportando Abyot. Gli Emirati Arabi hanno annunciato investimenti diretti per un valore di 2 miliardi di dollari. Il Primo Misistro è intenzionato a privatizzare varie compagnie statali, inclusa la Ethiopian Airlines e la Ethio Telecom, la sola compagnia di telecomunicazioni operante nel Paese. Intende anche riformare il sistema finanziario molto nazionalista e chiuso con il mondo esterno. Il Biir è tra le poche monete africane non convertibile nemmeno nei Paesi confinanti. La mancata liberalizzazione finanziaria ha portato ad una spaventosa carenza di valuta pregiata presso la Banca Centrale. I commercianti devono aspettare oltre 6 mesi per poter saldare le importazioni di merci. Un tempo impensabile per i creditori stranieri, che spinge i commercianti a rivolgersi al mercato nero che sta distruggendo l’economia etiope.

Il bilancio del premier oromo, alla guida del Paese dal 27 marzo, è più che positivo e il popolo, compresi molti tigrini, lo appoggia incondizionatamente. L’attentato terroristico di sabato scorso doveva far riportare indietro le lancette della storia, aggravando la situazione politica e le tensioni etniche a favore della nota minoranza. Al contrario, ha rafforzato Abyot. Il milione di manifestanti ha lanciato un chiaro messaggio: siamo con il figlio della rivoluzione, l’uomo del popolo. Non si torna indietro. L’ala dura tigrina ora rimane prudente. Seppur conscia di dovere difendere privilegi e ricchezze accumulate durante questi anni, comprende che non vi è più spazio per la repressione e la posta in ballo è la sopravvivenza della minoranza etnica a cui appartiene. L’assassinio di Abyot, o la sua destituzione attraverso un golpe militare, porterebbe allo scoppio della guerra civile e alla minaccia diretta contro la minoranza tigrina, che nella maggioranza dei casi non ha goduto del potere e della ricchezza. Molti veterani della rivoluzione contro il regime Derg e della guerra Etopia-Eritrea, languiscono in povertà e si sentono, per questo, traditi.

Abyot ha lanciato anche una importante riforma dei media nazionali. 264 siti web di informazione e TV sono stati liberalizzate, togliendo la pesante censura che le oscurava in Etiopia. Tra esse la EAST Ethiopian Satellite Television e Oromo Media Network, che trasmettono dagli Stati Uniti, e sono accusate di incitare alla violenza e promuovere il terrorismo. Entrambe sono state invitate a trasferire i loro uffici in Etiopia. Abyot intende anche togliere i blocchi che oscurano diversi siti web e TV straniere, e sostenere i blog che si dedicano alla promozione dei diritti umani, precedentemente presi di mira dal Governo. Una riforma è prevista anche sulla sicurezza nazionale, smantellando il sistema di informazione che coinvolge i civili. In Etiopia uno su ogni cinque abitanti fornisce informazioni anche sulla vita privata dei vicini.  ‘Abyot We all stand with you’. Il Primo Ministro, figlio della rivoluzione, è veramente la speranza del popolo, l’unica possibilità rimasta per far rinascere l’Etiopia. Il popolo è con lui e lo ha dimostrato sabato scorso, versando il proprio sangue in nome della libertà e dell’amore per il proprio Paese.    

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore