lunedì, Aprile 6

Etiopia: Abiy Ahmed accusato di repressioni contro Oromo e Amara Il governo del Premio Nobel etiope è accusato di utilizzare mezzi repressivi per impedire le attività politiche dei partiti di opposizione

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Oltre 1.000 attivisti Oromo arrestati e detenuti in campi militari a causa delle loro idee politiche; intimidazioni a leader dell’opposizione; ostacoli nel rilasciare le carte elettorali: «Tutti questi atti sono delle chiare interferenze per-elettorali orchestrate da questo regime. Sono stati documentati e riportati alla NEBE (National Electoral Board of Ethiopia) e ad altre autorità. Si necessita di misure correttive al fine di poter garantire la libera espressione e una serena quanto equa campagna elettorale».

Queste le dure accuse lanciate sui social media da Jawar Mohammed che da mesi sta accusando il Primo Ministro Abiy Ahmed e il suo governo di utilizzare mezzi repressivi per impedire le attività politiche dei partiti di opposizione Amara e Oromo. In queste ultime settimane la repressione si concentrerebbe verso gli attivisti del Oromo Federalist Congress – OFC. Jawar, uno dei leader del OFC, è stato l’architetto delle proteste Oromo e Amara sorte nel 2015 che avevano portato il Paese sull’orlo della guerra civile nonostante la dura repressione attuata dalla coalizione governativa Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front (EPRDF) dal 1991 sotto il controllo del partito rivoluzionario tigrino Tigray People’s Liberation Front.

Lo scorso gennaio il TPLF ha deciso di uscire da questa coalizione accusando Abiy di aver tradito gli ideali della rivoluzione contro il regime totalitario stalinista del DERG noto come Governo Militare dell’Etiopia Socialista che governò il Paese dal 1974 al 1987 deponendo l’ultimo Imperatore Amara, Hailé Selassié. Il Generale Menghistu Hailé Mariàm divenne presidente nel 1977. Attualmente è in esilio nello Zimbabwe.

Le proteste guidate da Jawar nell’aprile 2018 costrinsero a dimettersi il Primo Ministro Hailemariam Desalegn. La coalizione di governo a guida Tigrina decise di mettere al potere un ‘volto nuovo’, Abiy Ahmed Ali che inizialmente Jawar appoggiava. Durante i primi mesi dalla carica di Primo Ministro, il leader Oromo appoggiò Abiy contribuendo ad accrescere la sua popolarità. Nel 2019 la luna di miele tra Jawar e Abiy finisce e il Primo Ministro tenta di arrestare il leader degli Oromo sollevando violente proteste etniche in sua difesa.

Jawar Mohamed è un pericoloso e astuto avversario. Nel 2015 fu in grado dagli Stati Uniti (dove viveva in esilio) di coordinare la più imponente protesta di massa e a formare l’alleanza tra Amara e Oromo. Oggi è tra i principali fattori dello scontro etnico che sta vivendo il Paese a distanza di quasi 5 mesi dalle elezioni politiche. Uno scontro che vede la fine dell’alleanza tra Amara e Oromo. Queste due principali etnie e i Tigrini stanno lottando per imporre i propri interessi e conquistare il potere. Tutte accusano il Primo Ministro di aver tradito il popolo etiope. In Etiopia, insomma, si sta delineando uno scontro etnico tra Tigrini, Amara e Oromo, con in mezzo il ‘Gorbaciov etiope’ sempre più indebolito e fragile. Le elezioni sono previste il 29 agosto. La campagna elettorale dovrebbe cominciare il 29 maggio e i risultati del voto dovrebbero essere comunicati l’8 settembre.

Le accuse di Jawar sono riprese da Amnesty International. Secondo la famosa associazione in difesa dei diritti umani, il governo Abiy avrebbe autorizzato una sistematica e violenta repressione dell’opposizione nel tentativo di favorire alle elezioni il partito del Primo Ministro, il Prosperity Party fondato nel dicembre del 2019. «Le autorità etiopi devono immediatamente fermare gli arresti arbitrari e le detenzioni degli oppositori. Deve immediatamente liberare Abdi Regassa e dismettere le accuse fabbricate contro di lui» recita un comunicato stampa di AI del 03 marzo 2020.  Regassa è un membro del OLF vicino a Jawar arrestato ad Addis Ababa il 29 febbraio scorso con l’accusa di attentato alla sovranità dello Stato.

Ad aggravare le tensioni etniche è la decisione presa dal governo Abiy di rompere il monopolio della lingua Amara (lingua ufficiale) che dura dal 1855 con la vittoria del Re Tewodros IIdivenuto il primo Imperatore Amara uscendo vittorioso da una guerra di cent’anni tra Oromo, Amara e Tigrini denominata  Zemene Mesafint (l’Era dei Principi). Una guerra che ha dato lo spunto alla famosa serie TV ‘Games of Thrones’.  Dal prossimo mese anche le lingue Afan Oromo, Afar, Somali e Tigrigna saranno considerate ufficiali. La decisione sta sollevando dure proteste tra gli Amara, una tra le principali etnie del Paese.

Anche sul piano internazionale il Primo Ministro Abyi sembra trovarsi in difficoltà. A causa della Diga Gran Rinascita e del collegato contenzioso con l’Egitto per le acque del Nilo (che rischia di trasformarsi nella prima guerra per l’acqua in Africa), Abyi per la prima volta dal suo mandato si è apertamente opposto al suo principale alleato politico, gli Stati Uniti. L’Etiopia ha accusato Washington di favorire l’Egitto tramite la mediazione americana per tentare di risolvere pacificamente la disputa ed evitare il conflitto regionale. Secondo i servizi segreti etiopi, il Presidente americano Donald Trump avrebbe promesso al Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi pieno supporto per risolvere la crisi ai danni del governo di Addis Ababa. Accusa categoricamente smentita dalla Casa Bianca che ha invitato il Premier etiope ad un dialogo più costruttivo e ad evitare la deriva nazionalistica ed estremistica.

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