martedì, Agosto 11

Estrema destra: retaggio culturale o scelta politica? La manifestazione di Varsavia ha attirato nazionalisti da tutta Europa. Ne parliamo con Stefano Bianchini

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Sabato 11 novembre, a Varsavia, si è svolta l’annuale celebrazione per ricordare l’indipendenza della Polonia. La festa che dovrebbe commemorare l’anniversario della Seconda Repubblica di Polonia (1918) è, però, diventata, da diversi anni, un evento al quale partecipano gruppi e simpatizzanti nazionalisti polacchi e non solo.

La manifestazione di quest’anno, secondo la polizia polacca, ha attratto 60.000 dimostranti che hanno gremito le strade brandendo bandiere polacche decorate con simboli riconducibili all’estrema destra e all’antisemitismo. L’evento di quest’anno, vista l’affluenza senza precedenti, ha attratto militanti dell’ultradestra da ogni parte del continente: in moltissimi sono giunti dall’Ungheria, dalla Slovacchia, dalla Repubblica Ceca e dalla Svezia, ma anche dall’Europa occidentale, come l’italiano Roberto Fiore di ‘Forza Nuova‘ e Tommy Robinson del ‘British Freedom Party‘.

L’enorme folla che ha invaso le strade di Varsavia ha scandito per tutto il giorno cori contro la minoranza ebrea (molto esigua in Polonia) e contro i rifugiati, mostrando anche striscioni contro l’Ue affianco a quelli con sopra scritti i tipici slogan dei nazionalisti polacchi come ‘Dio, patria e famiglia‘ o ‘Noi vogliamo Dio‘. L’evento ha destato scalpore ovunque e non solo in Polonia. Da un lato, i politici dell’opposizione hanno mostrato il proprio dissenso, insieme ad alcuni diplomatici stranieri come il portavoce del Ministero degli esteri israeliano Emmanuel Nachshon, che ha dichiarato: «Si tratta di una marcia pericolosa, organizzata da elementi estremisti e razzisti. L’auspicio è che le autorità polacche operino contro gli organizzatori». Dall’altro il Ministro degli interni polacco, Mariusz Blaszczak, e diversi giornalisti delle principali testate del Paese hanno definito quell’immensa folla come «un gruppo di patrioti polacchi che ha dimostrato il proprio amore per la Nazione».

La situazione appare complicata e sicuramente farà discutere ancora vista anche l’impronta euroscettica e sovranista dell’evento. E’ chiaro ormai che l’estrema destra si stia mostrando come un’alternativa politica in diversi Paesi dell’Europa dell’est (non solo la Polonia, ma anche l’Ungheria di Orban e la Slovacchia di Fico), che da voce alle fasce della popolazione più conservatrici, cattoliche e islamofobe della regione geografica. Noi ne abbiamo discusso con Stefano Bianchini, Professore di Storia e Politica dell’Europa dell’Est alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna.

La Polonia è una Nazione che nella sua storia ha notoriamente sofferto la vicinanza di due colossi come Germania e Russia subendo nel secolo scorso la dominazione sia nazista che sovietica. Quanto peso ha in questo determinato momento politico la storia nazionale della Polonia?

Bisogna tenere sempre in considerazione che la Polonia, nel corso della sua storia, non ha solo subito ma è stato anche uno Stato con una politica attiva offensiva. Nel corso del secolo scorso non ha solo subito l’influenza della Germania e della Russia ma, al termine della Prima Guerra Mondiale, si è resa protagonista di una politica estera che puntava ad estendere la sfera d’influenza polacca dal Mar Baltico al Mar Nero. Insomma non è solamente un ‘Paese vittima’, anche se effettivamente esiste un filone politico interpretativo legato al vittimismo. La storia polacca influisce sicuramente sulla politica moderna della Nazione in quanto la politica degli anni ’20 è stata ripresa attualmente da Kaczvnski.

I manifestanti hanno marciato scandendo slogan religiosi come ‘Noi vogliamo Dio‘. Quanto è effettivamente presente la matrice cattolica nei movimenti di ultra destra polacchi? Secondo lei si tratta di vero retaggio culturale o è una scelta politica?

Entrambe probabilmente. Vi è sicuramente un retaggio storico come componente rilevante di questo fondamentalismo cattolico, tra l’altro sostenuto da una parte significativa della Chiesa cattolica, unite a un sentimento antisemita, ben radicato nella cultura polacca. Queste particolarità sono sicuramente utilizzate anche in chiave politica e specialmente euroscettica in quanto il Governo polacco al momento ha una posizione fortemente critica nei confronti di Bruxelles soprattutto per gli aspetti legati alla gestione della giustizia, alla gestione della crisi migratoria e al sovranismo (stesse tematiche affrontate da altri Paesi dell’est Europa).

Il leader del Partito ‘Diritto e Giustizia’, Kaczynski, ha definito la vista dei manifestanti come «una gioia per gli occhi», mentre le agenzie di stampa nazionali e diversi media si rifiutano di definire ‘fascisti’ i manifestanti. Queste dichiarazioni possono essere interpretate come una prova del fatto che a livello governativo la Polonia è a tutti gli effetti un Paese che si rifà all’ultradestra?

Il Governo attuale sollecita sicuramente l’ultradestra, ma non dimentichiamoci che esiste una parte della Polonia che non condivide questo orientamento politico. Il Partito di Kaczynski ha vinto con il 40% dei voti e mantiene il potere con questo appoggio, significa quindi che esiste un 60%, diviso e incapace di reagire, che non vede di buon occhio la politica eccessivamente conservatrice del Partito Diritto e Giustizia. Sostanzialmente la Polonia civica è indebolita e poco organizzata confronto a un aggressività dell’estrema destra che nonostante abbia dato i suoi frutti è ben lontana dall’accattivarsi le simpatie della maggioranza della popolazione.

La manifestazione di Varsavia è stata tenuta d occhio anche da osservatori internazionali come il Ministro degli Esteri israeliano. Alla luce della presa di posizione dei politici polacchi (pro-manifestanti), possiamo affermare che un eccessivo spostamento verso destra dell’asse politico potrebbe costare caro al Governo di Varsavia a livello di relazioni internazionali? Come potrebbe evolversi il già teso rappoto con Bruxelles e la Comunità Europea?

Ovviamente delle conseguenze potrebbero esserci. Sottovalutare l’andazzo della politica polacca potrebbe essere un errore, in quanto, in diverse zone d’Europa, i partiti di estrema destra si rendono protagonisti di politiche sempre più aggressive ed è questo che preoccupa Israele, consapevole che, all’interno dei vari nazionalismi europei, è presente un filone antisemita che compare in maniera esplicita ed è difficile da sradicare. Ciò mette in apprensione tutti gli Stati democratici ma Israele su tutti, in quanto, ne risentirebbe maggiormente nel caso debba relazionarsi con Governi di estrema destra (è temuto soprattutto l’Afd in Germania). Per quanto riguarda Bruxelles c’è da dire che l’UE si trova nel mezzo di una crisi politica che non gli permette nessun margine di scelta nei confronti della Polonia se non quella della mediazione in quanto la priorità dell’attenzione pubblica e politica viene data a situazioni ben più critiche come la Brexit e il Referendum in Catalogna.

Sentimento portante della manifestazione di Varsavia è stato l’anti-islamismo. La reazione positiva del Governo e il sentimento generale del popolo polacco possono essere inseriti in un quadro di protesta politica più ampio contro le quote d’accoglienza per i rifugiati previste dall’Ue ma precedentemente criticate con ferocia anche da Slovacchia e Ungheria?

Quella dell’antislamismo è un’idea legata a un elevata preoccupazione per la sicurezza della popolazione e delle istituzioni ‘occidentali’ a causa degli attuali attentati terroristici che vengono compiuti in Europa. Anche se nel caso dell’Europa orientale solo la Russia è stata toccata dal radicalismo islamico la Polonia esprime da sempre preoccupazioni circa la sua incolumità (così come Ungheria, Slovacchia e altri Paesi dell’est). Il rifarsi all’anti-islamismo come pilastro della politica di alcuni partiti è un fattore problematico, non solo in chiave interreligiosa (relazioni tra confessioni e dottrine), che deriva da una visione della Nazione in chiave etnica, con concetti come quello di ‘polacco puro’ che è una definizione che non esiste e che può essere usata solo come slogan. Sono dei miti che, purtroppo, vengono usati per attirare l’interesse di una parte della popolazione che pensa che queste ideologie possano contribuire alla sicurezza nazionale. Tutto ciò è sicuramente un illusione unita alla crisi delle sinistre dell’est Europa che non riescono ad imporsi con altrettanto vigore sulle fasce più basse della popolazione.

Quanto effettivamente sono vicini tra loro gli orientamenti politici dei Paesi dell’Est Europa (soprattutto Slovacchia, Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria)? E’ possibile in tempi brevi assistere a un allineamento politico di tali Governi (contro l’UE)?

Sono Governi che potranno pesare solo nel caso dovesse indebolirsi l’asse franco-tedesco, altrimenti la loro importanza politica rimarrebbe marginale. In ogni caso, secondo i trattati comunitari i Governi dell’est Europa potrebbero anche decidere di non partecipare attivamente alla politica dell’UE come segno di disallineamento da una politica che non condividono più soprattutto per quanto riguarda questioni delicate come la gestione dei flussi migratori, l’accoglienza, i diritti lgbt.

Secondo varie agenzie di stampa, alla marcia non erano presenti solo polacchi ma anche altri gruppi nazionalisti provenienti da tutta Europa ma soprattutto dai Paesi dell’Est. Questo evento può essere visto come un consolidamento del blocco di ultradestra a livello continentale?

Forse è ancora prematuro parlare di un fronte comune. Queste destre si uniscono in manifestazioni nazionaliste di questo genere per manifestare la loro appartenenza a ideologie come ‘Europa bianca’ (concetto collegabile al nazismo) o ‘Europa cattolica’, però, va detto che le destre europee sono più divise di quanto sembri visto che su molti temi non si ritrovano. Ad esempio, abbiamo un estrema destra in Olanda che appoggia i diritti lgbt, cosa assurda per i partiti di ultradestra polacchi. Esistono sicuramente dei tentativi di internazionalizzare il malcontento popolare che vuole rifarsi ai partiti di destra però quanto poi questa convergenza riesca ad avere successo o ad avvicinarsi al dominio politico questo è ancora da vedere visto che è evidente una mancanza di coordinamento a livello ideologico notevole.

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