giovedì, Ottobre 22

Essere o Non Essere, questo è il Problema (della Grecia) field_506ffbaa4a8d4

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Per i telecronisti e i radiocronisti più ‘eurofili’ e conformisti, così come per la maggior parte dei capi di Stato UE, la questione della Grecia sembra filare liscia: la Grecia è un piccolo Paese che rappresenta, quindi, una piccola percentuale dell’ economia europea; non era pronta quando è entrata nell’Eurozona, ha giocato sporco, accumulando una buona fetta di debito; gli europei le hanno dato forfait, e oggi si trova a battersi per la sopravvivenza, ed è proprio questo che cerca di fare l’UE. I greci non pagano abbastanza tasse, e continuano con il loro atteggiamento di pigrizia e leggerezza, ma i contribuenti europei sono ormai stanchi di pagare per loro, non è più cosa buona e giusta. Il nuovo primo ministro Greco, Yanis Varoufakis, un estremista, fino al referendum della scorsa domenica si è dimostrata una personalità pericolosa e incauta. Un debito è un debito, e adesso i greci devono saldarlo.

Questo è il ritornello delle voci eurofile e conformiste in onda in TV, in radio, sulla stampa e sul Web. I comunicati stampa, gli articoli di giornale, le interviste e le conferenze stampa sono ormai pregne di questa linea retorica. E si fa fatica a capire come non possano mai mollare il tiro. Proprio come accade come gli allievi modello che impararno a memoria la lezione, perfettamente in linea con il libro di testo, e senza mai cadere. Ma queste sono parole, i fatti stanno a zero e non suonano certo così.

Quest’anno, a gennaio, dopo la crisi economica nella terra di Platone, nuovi venti hanno cambiato volto al Parlamento. Il risultato elettorale ha infatti nominato Syriza e Alexis Tsipras, per formare un governo di coalizione con Anel: un partito sovrano, insomma. Il 25 gennaio, Tsipras si è rivolto al suo popolo con un disarmante ‘Cittadini di Atene’, riportando a galla la storia greca, che ha ricoperto un ruolo fondante nella fase di costruzione dell’Europa e della democrazia. Ha promesso di condurre la sua politica mettendo fine all’austerity e debellando la Troika dalla città. La Troika, questa acerrima nemica – la somma di FMI, BCE e Commissione Europea – che ha portato la Grecia alla crisi, e paradossalmente Alexis Tsipras, Syriza e Anel al potere.

Quando la Grecia si era ritrovata ad affrontare una crisi ancor più grande, anni fa, la Troika aveva messo in piedi un programma di sostegno che si era rivelato però fallimentare per due ragioni principali:

  • Era un programma di austerità per risparmiare denaro sul budget della Grecia, senza pensare che si trattasse di capitale umano e geostrategico;
  • Una serie di riforme furono messe in piedi dalla Troika per sostenere la crescita potenziale del Paese. Ebbene, tutte quelle riforme erano pensate in direzione della liberalizzazione dell’economia e libertà di capitali. In realtà, per la gente, la cosa è andata in modo ben diverso.

Il risultato della strategia è stato un vero e proprio disastro. La Grecia ha tentato di risparmiare in capitale, ma il PIL  è ormai sceso del 25% dal 2008; il tasso di disoccupazione è ora sopra il 25%, contro il 49.7% di disoccupazione giovanile lo scorso marzo;  il PIL è ormai alle stelle, al 177%.

I greci sono stanchi. E qualsiasi professione essi svolgano, quasi tutti si sono ormai abituati al lessico economico. Si sono abituati perché devono, perché non hanno scelta, ma nessuno di loro ha nelle mani La soluzione. La domanda è: perché la Troika continua a curare il popolo con un trattamento inefficace? Probabilmente non sa che «la pazzia è continuare a fare ripetutamente la stessa cosa senza mai raggiungere il risultato sperato», a meno che il suo intento non sia quello di non voler salvare la Grecia.

Da quando Alexis Tsipras e l’ex ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, hanno provato a contrattare una soluzione con l’Eurogrouppo, hanno sempre ricevuto forti NO, per più di cinque mesi.

 

C’è gente che soffre al di là di numeri e parole

Gli effetti collaterali della crisi in Grecia si sono riflessi anche sui bambini, senza considerare che i suicidi siano ormai diventati un’azione comune. La violenza e la malattia mentale hanno ormai preso il sopravvento su una popolazione che ha sempre amato la vita, lo spettacolo della natura, e che continua a essere uno dei popoli più civilizzato al mondo.

L’Economist, ben lungi dall’essere di sinistra, il 4 maggio 2015 ha pubblicato un articolo intitolato ‘L’agonia della Grecia’, in cui si esaminano gli effetti della crisi a lungo termine nel Paese, sottolineandone un aspetto demografico in particolare: «La popolazione greca ha raggiunto gli 11 milioni nel 2009 considerato il tasso di fertilità al ribasso. E la percentuale di gente ormai anziana per lavorare è arrivata a essere una delle più alte su scala mondiale».

Le ultime riforme della Grecia da parte della Troika hanno portato l’età pensionabile a 67 anni; 62 per chi ha contribuito per più di quarant’anni. Naturalmente, forti dissensi tra Tsipras e la Troika hanno fatto sì che si arrivasse al referendum del 5 luglio scorso. Nonostante tutto, e nonostante l’urlo del NO risonante, la Troika è ancora lì. Non solo Tsipras aveva detto NO, ma ha condiviso con i greci la questione. Questo ha fatto sì che il suo dissenso trovasse forti consensi.

Servirebbe, certo, una mente brillante per chiedersi come mai l’unione europea abbia permesso che la situazione greca deteriorasse così tanto, al punto da richiedere un aiuto umanitario per poi spendere ulteriormente per condurre un’azione simile. Ma la leadership dell’unione europea viaggia sul suo binario e con una sua logica. E, come il leader francese di sinistra e il supporter di Syriza, Jean-Luc Mélenchon,  una volta avevano detto scherzando: potresti dare la presidenza a Donald (intendevano Donald Tusk e la presidenza del consiglio europeo), ma sarà sempre Scrooge a metter mano ai soldi.

 

Sovranità e Rispetto

Buona parte del risultato negativo del referendum della scorsa settimana può essere senz’altro attribuito agli anni di interferenza da parte della Troika in tema di politiche pubbliche della Grecia. Considerato il ruolo della Germania in tale interferenza, un sentimento antitedesco è aumentato sempre più negli animi da parte dei greci, fino a raggiungere un livello storico. Questo, supportato dal fatto che i danni subiti dall’economia greca, come risultato di politiche impossibili imposte dalla Troika, e fortemente spalleggiate dalla Germania – lo Stato UE più forte al momento – può essere paragonato al danno inflitto all’economia di alcuni Paesi durante periodi di guerra.

La posizione del governo greco è diametralmente opposta a quella della leadership europea. L’attuale governo sta chiedendo di risanare il debito facendo leva sul fatto che il Paese non è in grado di poterlo fare da sé. Il governo greco fonda la sua richiesta su fatti storici precedentemente avvenuti, specificamente quelli per cui la Germania ha beneficiato del risanamento del debito nella seconda guerra mondiale per ristabilire la sua economia e per evitare di ripetere la storia scritta da Hitler. Ma questa è una richiesta che dovrà cercare solidi consensi nell’Unione Europea.

E non è tutto. Dopo il NO, Yanis Varoufakis è stato costretto ad abbandonare il trono perché i membri dell’Eurogruppo non hanno più voluto vederlo allo stesso tavolo delle loro trattative, a seguito di alcune considerazioni forti che lui aveva avanzato nei loro confronti, incluso un pensiero che paragonava le loro azioni ad atti di terrorismo. I membri dell’Eurogruppo sono assolutamente liberi di protestare contro simili atteggiamenti e commenti, ma qual è l’atteggiamento ottimale a cui le diverse parti devono ottemperare? Esiste un’altra violazione sfacciata sulla sovranità della Grecia, una cosa che i greci non potranno mai dimenticare, tra le tante che hanno già dovuro soffrire.

Ma forse uno dei tanti modi neo-coloniali che la Troika ha utilizzato con la Grecia è stato quello pubblicato su ‘Financial Times’ e ‘The Guardian’, che include sia la proposta fatta dalla Grecia alla Troika, sia la risposta ottenuta. Che ci crediate o meno, la risposta è arrivata nella forma di cambiamenti di rotta ‘di colore rosso’, quanto basta per far pensare ai lettori che i compiti siano stati svolti in maniera completamente sbagliata. In un articolo intitolato ‘I compiti di Alexis Tsipras sono stati rinfacciati’, pubblicato su ‘The Guardian’, Larry Erriot ha scritto: «I creditori greci hanno guardato al piano di Alexis Tsipras per risolvere la crisi del debito, e sembra lo condividano. Come una maestro con i suoi allievi, il messaggio del documento rinviato ai greci è stato semplice: Compito errato. Da rifare».

Negli ultimi giorni, l’immagine di un pensionato greco che piange seduto su un marciapiede vicino a una banca, in una condizione di angoscia totale, è stata l’immagine più diffusa dai social media. Si tratta di un pensionato che non ha potuto ritirare la pensione della moglie in nessuna delle banche: ecco il risultato dei controlli capitali imposti al Paese. Ci ha spiegato che si trovava in quello stato perché non poteva sopportare l’idea che il suo Paese stesse andando a rotoli. L’immagine di quel pensionato è diventata il simbolo di una piaga. Probabilmente Varoufakis ha ragione, dicendo che ‘terrorismo’ non è una parola da utilizzare esclusivamente per indicare omicidi di massa. Esistono anche altre tattiche non letali che possono infliggere paura alla gente. Quando è andato in pensione, il ministro greco delle finanze ha scritto sul suo blog: «Dovrò trattare con orgoglio il disprezzo dei creditori». I greci capiranno.

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