domenica, Agosto 25

«Essere e stare a Chigi o non più essere e stare a Chigi?», questo è il dilemma (salviniano) di Conte Dopo la giornata di ieri con Salvini che pone la condizione, «Programma e Ministri nuovi o si vota a ottobre», la stella nascente Conte fa i conti con l’essere ceto politico in questo accrocchio di governo

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A leggere i giornali e i giornalisti bravi, sembrava fosse nata una stella nelmondo politicoitaliano: Giuseppe Conte. Dopo la giornata convulsa di ieri, la stella è appiccicata al muro dell’ultimatum di Matteo Salvini, «Qualcosa si è rotto. Programma e Ministri nuovi o si vota a ottobre», che tradotto suona più o meno così: ‘caro Giuseppe, o fai quel che diciamo noi, mettendo i Ministri che diciamo noi, insomma fai un Governo leghista e basta, o vai a casa’. E la poverastellaora è dilaniata nel dilemma: «cedo o me ne vado?», «Essere e stare a Chigi o non più essere e stare a Chigi?».
Tutto il resto della giornata di ieri sono più o meno quisquiglie.

Per cercare di capirci qualcosa bisogna tornare al ‘mondo politico’ di cui sopra e ragionare sui soggetti che lo popolano.
Perdonate le virgolette, ma parlare di politica e di ‘mondo politico’ in Italia a me fa una certa impressione. Forse solo perché non capisco le vette cui la nostra politica ci porta. Forse perché sono troppo rozzo per capire certe raffinatezze. Ma sta in fatto che a me parlare di mondo politico italianofa una certa impressione di fastidio. Per di più, quando li sento definirsi e definire ‘classepolitica, mi arrabbio pure perché parlare diclasseal loro proposito mi sembra a dir poco spropositato, ma specialmente pericoloso.
Perché se quella politica è unaclasse’, allora vuol dire che esiste e ha poteri e diritti di per sé, per il fatto di essere una classe, sia pure una delle classi. Diritti, vi rendete conto? Ma facciamola breve e chiamiamo quello politico col suo nome: ceto. Che poi per lo più sia fatto di politicanti è un accidente ulteriore che certo non contribuisce a rendere quel ceto particolarmente stimabile.

È un fatto che quel ceto è per lo più composto, almeno in Italia, di persone che improvvisano la gestione e la discussione sulla gestione dello Stato e della società.
Non voglio dire assolutamente che per fare il politico occorre una laurea specifica o degli studi particolari, questo trasformerebbe davvero quel ceto in una classe! Questa sciocca convinzione è stata presente a lungo e non solo in Italia ma poi perfino Emmanuel Macron, in Francia, che è il frutto di quella idea, ha capito l’opportunità di abolire proprio la scuola, l’École nationale d’administration (ENA), vantatissima e invidiatissima. No, dunque, per fare politica occorre un’idea di futuro, e una conoscenza, e quindi una capacità di usarli, degli strumenti della politica e cioè dei meccanismi di funzionamento dello Stato, e dello Stato nella comunità degli altri Stati. Ma non necessariamente occorre ‘imparare’ come si fa politica, perché ciò spesso equivale a dire ‘imparare a far fare alla gente ciò che si vuole’, anzi, è meglio non impararlo! Lamacchinaper il consenso esiste, ma è una stortura grave della democrazia e dello Stato di diritto, anche se è lo strumento grazie al quale oggi Matteo Salvini vince, contro gli stellini che credevano di essere gli ‘inventori’ di questo metodo.

In mancanza di una idea del futuro del Paese e non solo di esso, è solo improvvisazione. Specie se quella mancanza è fondata sulla ignoranza. Cioè specialmente quando i politici sono culturalmente carenti. È ben chiaro che, confronti a parte con i politici di altri Paesi che non conosco, i nostri, in genere, hanno conoscenze molto superficiali di quella realtà, e molto spesso non hanno alcuna intenzione di procurarsela.

Ciò posto, questo Governo nasce dopo una sorta di psicodramma nazionale -in massima parte determinato dalla politica di Matteo Renzi- ad opera di un contratto, che è l’esatto contrario di un programma politico, cioè di una strategia per il Paese.
Del resto, il grande Dibba (Alessandro Di Battista) nega esplicitamente che si debba avere una strategia (roba da Soros, dice!) e, infatti, vuole, come il suo amico-nemico Luigi Di Maio fare alcune cose, giorno per giorno, sulla base di decisioni fondate al più su frasi fatte e slogan antiquati: si TAV, no Gronda, niente trivelle, pochi parlamentari, ecc.
L’altro socio (letteralmente, visto che si tratta di un contratto) ha degli obiettivi precisi, che solo in parte coincidono con quelli degli stellini: la conquista del potere per sé in un regime autocratico e autoritario, che dia alla classe dominante (quella che realmente sorregge la Lega … per ora, e vedremo perché dico così) la possibilità di operare con libertà, al riparo da controlli troppo penetranti.
‘Solo in parte’ coincidono, dicevo, perché quanto a rovesciamento della democrazia, gli stellini ne hanno fatto una sorta di religione, in quanto istruiti a dovere da Beppe Grillo, prima e da Davide Casaleggio durante e poi.
Che poi lo scopo di Salvini sia o meno un regime simil-fascista è irrilevante (dubito che sia nelle capacità di Salvini progettare così a lungo termine), è sicuramente un regime autocratico. Può solo sorprendere che la professoressa Nadia Urbinati dica (a ‘in Onda’ dello scorso 6 agosto 2019) che non è un male perché finché si vota c’è democrazia … mah!

Sul resto tutto diverge.
Salvini vuole coprire l’Italia di cemento e ferro, e vuole poterlo fare senza controlli e pastoie specie giudiziarie, indebitando l’Italia fino agli occhi, e quindi uscendo dall’Europa come istituzione. Gli stellini, oltre alle parole d’ordine di cui sopra (vedi no-TAP, no-TAV, ecc.) vogliono uno Stato non democratico, e quindi l’unica cosa che fanno è cercare di eliminare il Parlamento (con grande gioia della Lega, che, però, lo fa fare a loro) partendo dalla riduzione del numero dei parlamentari, al resto penserebbe Casaleggio. E poi chiacchiere propagandistiche, nelle quali si sono trovati di fronte una Lega che quanto a propaganda può aprire una Università.

Di fronte a questo pasticcio, e dopo una minaccia di accusa di tradimento dell’incredibile stellino, si è trovato Sergio Mattarella, che ha cercato di fare l’unica cosa che poteva: mettere un paio di persone di apparente buon senso nel Governo, imponendo in pratica Giovanni Triache finora ha funzionato benino, ma comincia, temo, a non poterne più-, Enzo Moavero Milanesiche si è rivelato inconsistente e banderuola. E, infine, Giuseppe Conte, un homo novus, si sarebbe detto un tempo, però legato al potere reale, attraverso le sue pratiche avvocatesche, ma completamente digiuno di politica e del tutto privo di progetti e prospettive, insomma di strategia politica. Cosa voglia fare dell’Italia in futuro Conte è un mistero molto ben protetto, anzi, sono ben certo che, da buon avvocato, nemmeno lo sa e meno che mai se ne preoccupa: un avvocato deve valutare solo la causa, il resto non conta.

Conte, in questi ultimi tempi, sembra abbia mostrato di sapere prendere qualche iniziativa: con cautela, con tentennamenti, ma autonoma, cioè a prescindere in particolare dagli stellini. Favorito anche dal fatto che ormai gli stellini possono solo parlottare, borbottare, fingere di protestare ma più di tanto non possono. E dunque Conte taglia il nodo TAV brutalmente (secondo me con le spalle coperte da Mattarella) e mette gli stellini di fronte alle loro responsabilità di Governo e non di chiacchiere.

Ma su e con Salvini anche l’avvocato del popolo può poco e inanella figuracce su figuracce con la UE, come il recente incontro (loro, fateci caso, usano sempre il termine ‘interlocuzione’ perché è più ostico) con la signora Ursula von der Leyen, che, credo, racconterà quella ‘interlocuzione’ ai nipotini durante l’inverno dinanzi al caminetto.

Come se non bastasse, Salvini lo sconfessa pubblicamente ricevendo i sindacati al Viminale, insieme a Giancarlo Giorgetti, cioè al vice di Conte (uno schiaffo da rimbombo!), il giorno dopo Conte, per dire loro l’esatto contrario e, al solito, minacciando con quella frase ormai rituale: ‘se non ci fanno lavorare…’, per dire ‘o fate come dico io o andate a casa’, ‘andate’: ma attenzione, con la UIL e i mille sindacatini, cioè nel modo più populista possibile.

Certo, vista la situazione, in caso di rottura tra i due contrattisti, Conte potrebbe diventare un punto di riferimento per tenere in piedi la situazione, fino alle elezioni, da convocare con comodo, per vedere di indebolire la Lega: una manovra da brividi, devo dire. Che Conte nega in modo stentoreo e dunque è almeno verosimile.

La vicenda TAV, che vede gli stellini sostenitori di Conte, sparare addosso a Conte, mentre il sostenitore del TAV insieme a Conte, attacca … Toninelli -che ormai se non fosse quello che è farebbe anche un po’ pena!-, è da ridere, o meglio sarebbe da ridere, se non fosse sulla pelle non solo degli italiani, ma dell’Italia, siamo al vaudeville.

Logica, in un Paese normale e con forze politiche normali, vorrebbe che in Parlamento l’opposizione facesse cadere il Governo. E, secondo me, farebbe bene, dato che in caso di elezioni gli stellini cadrebbero, lasciando in piedi, forse, solo il pavido Conte; Salvini vincerebbe le elezioni, ma non ai livelli che si dice anche per la probabile rottura con Berlusconi; il PD avrebbe comunque un successo, anche se da solo non potrebbe governare, a meno che non trovi i residuati stellini disponibili e li potrebbe trovare grazie al bel Conte, che sarebbe l’unica ancora di salvezza degli stellini. Sempre che il Presidente della Repubblica mandasse il Paese alle urne.
Bene, in teoria però, perché Renzi è ancora lì e per l’ennesima volta affonderà il PD e con esso il Paese, forse nella speranza di ereditare da Berlusconi, non un partito, ma una base, dei supporter. E credo che la scelta di fare una mozione senza critiche al Governo, nasca proprio da ciò: fare un dispetto agli stellini facendosi votare la propria mozione dalla Lega!

L’opzione, l’unica possibile ma senza Renzi, infatti, è che in vista delle elezioni, gli stellini caccino Di Maio e cerchino di apparire quelle persone ragionevoli che non sono, in vista, ad elezioni fatte, di cercare un accordo con il PD, mettendo insieme una maggioranza, avventurosa ma non impossibile.

Ma -e qui torno richiamare l’articolo di qualche giorno faRenzi alza all’improvviso il tiro contro il PD (lo ripeto contro il PD non contro Zingaretti, che già conta molto poco) e rende più difficile (almeno all’apparenza) l’operazione, visto che dice, Renzi, di avere ancora una buona riserva di pop-corn.
Alza il tiro, guarda caso, lo stesso giorno in cui Berlusconi apparentemente suicida il suo partito, ma in realtà (è l’ipotesi azzardata che ho fatto, azzardatissima, sia chiaro, anche perché presuppone in Berlusconi senso dello Stato … su Renzi, sorvolo) cerca di impedire che il suo partito, grazie in particolare a Giovanni Toti e a Mara Carfagna, diventi la stampella di Salvini, cioè sposi le idee di destra ed estremistiche di Salvini, cui, appunto, si associa Toti: la sensazione del più classico italiano salto sul treno del vincitore è irrefrenabile. Ho scritto e oggi ripeto (toccando ferro), che Berlusconi cerca di dare l’ultimo servizio al nostro Paese, evitando quell’accrocco, sapendo benissimo, come sa, che la separazione di Berlusconi dalladestrasalviniana indebolisce molto Salvini: molti votano Salvini perché con lui c’è Berlusconi, se se ne va, potrebbero tornare da lui, o da chi per lui, e mollare Salvini: in altre parole, Salvini si troverebbe ‘scoperto al centro’, per dirla in politichese.

E qui, e concludo, arrivano i soccorsi di Renzi, che, in pratica, attaccando il suo partito (ormai suo solo a parole, e non è un caso che un suo ex fedelissimo abbia fatto esattamente quella operazione, parlo di Sandro Gozi, oggi macroniano, che vuol dire tutto tranne PD!) cerca di creare una entità che possa fondersi o assorbire o comunque accordarsi con Berlusconi e cercare di fermare Salvini, assorbendo di fatto (ma senza dirlo) gli stellini in rotta, mettendo da parte il pop-corn.
Fantapolitica? Speriamo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.