lunedì, Novembre 18

Esiste un populismo di sinistra? Non può che essere di sinistra e la versione moderna, di destra, è nata col fascismo italiano

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Esiste un populismo di sinistra, magari pure nazionalista e che fa sfoggio di bandiere nazionali, inni e stendardi identitari? La domanda non è peregrina perché ormai il populismo è stato assunto in pianta stabile nell’empireo della destra mondiale facendo dimenticare che i populismi di sinistra ci sono stati e ci sono ancora, magari con connotazioni diverse da quelli di destra, ma ci sono.

E senza dover scomodare l’antichità più vetusta e cioè la secessione dell’Aventino e i tribuni della plebe dell’antica Roma, basti solo pensare alla Rivoluzione francese del 1789. Si trattò certamente di una rivoluzione di sinistra con tanto di nobile certificazione da parte dello stesso Carlo Marx. Il popolo prese la Bastiglia e attaccò i privilegi dei nobili e dei chierici che allora rappresentavano proprio l’establishment di destra.

Lo fece anche sotto la spinta dell’Illuminismo che gli aveva preparato la strada con la sostituzione di Dio con la Ragione e la Scienza. E poi la Comune di Parigi del 1871 fu una esperienza tipicamente socialista ed anche questa elogiata (e studiata) ampiamente da Marx e da Lenin.

Per non parlare della Rivoluzione d’ottobre del 1917, che instaurò il regime dei soviet degli ‘operai, dei soldati e dei contadini’ ed è stato l’esempio più fulgido di populismo di sinistra. Probabilmente sull’idea attuale che il populismo sia in definitiva solo di destra ha giocato il discredito di cui il sottoproletariato godeva presso Marx; ma, appunto, non bisogna confondere il sottoproletariato con il proletariato.

L’esperienza del fascismo italiano è emblematica della complessità della categoria sociologica di cui stiamo trattando. Benito Mussolini fu inizialmente un socialista rivoluzionario che arrivò addirittura a dirigere l’organo del Partito, l’Avanti! Il suo stesso nome, Benito, deriva da quello del rivoluzionario socialista messicano Benito Pablo Juárez García, di cui il padre Alessandro era grande estimatore.

Dunque Mussolini e i suoi compagni debuttano come populisti di sinistra, anzi di estrema sinistra, ma lo fanno in maniera confusa e con le idee ancora non chiare. Il Programma di San Sepolcro dei Fasci italiani di combattimento, pubblicato su ‘Il Popolo d’Italia’ del 6 giugno 1919, contiene chiari elementi di sinistra socialista come la richiesta della giornata lavorativa di otto ore, del suffragio universale, del voto alle donne, del minimo salariale, l’abbassamento dell’età pensionabile, una ‘patrimoniale’ a carattere progressivo insieme però a richieste nazionali e, si direbbe ora, identitarie come la milizia nazionale, sebbene a solo carattere difensivo.

Qui si può trovare l’intero programma. Lo stesso Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori fu fondato dal fabbro Anton Drexler e solo nel 1934 le SS comandate da Heinrich Himmler ebbero ragione, nella Notte dei Lunghi Coltelli (29 – 30 giugno), della sinistra del partito, guidata dal fondatore delle camicie brune, le SA di Ernst Röhm.

Joseph Goebbels, l’artefice della propaganda nazista, fu inizialmente interessato al socialismo e militava nella fazione di Röhm, prima di abbandonarla e passare con Adolf HitlerDunque fu proprio da Mussolini in avanti che nasce l’ambiguità. Populismo più nazionalismo ha generato il fascismo, ma anche questo non sempre è vero. Ci sono casi in cui la somma ha dato come risultato cose diverse, come il ‘comunismo nazionale’ basti pensare all’esperienza castrista a Cuba o di Nicolae Ceaușescu in Romania, oppure, per restare in tempi più recenti, all’esperienza di Hugo Chávez in Venezuela.

Uno degli esempi di massima ambiguità politica in cui si è realizzato il populismo è stato (ed in parte è ancora) il peronismo argentino. Juan Domingo Perón ha rappresentato e protratto l’ambiguità iniziale del fascismo italiano conservandola in un regime assolutamente ‘misto’ che presentava indubbi elementi di sinistra intrecciati ad elementi di destra nazionalista.

Per tornare in Italia e per tornarci in tempi recenti, possiamo citare i cosiddetti nazi – maoisti che mostrarono nel 1968 un singolare crogiuolo di istanze di estrema sinistra con altre di estrema destra, dando un luogo ad una sorta di ircocervo incomprensibile agli occhi dei politologi. Il nazimaoismo nacque nel 1968 a Roma in ambiente universitario e si esplicitò politicamente nel movimento Lotta di popolo, sciolto nel 1973. Interessante un commento di Franco Freda, esponente di spicco del neofascismo che ebbe a dire in una intervista del 1977:

«La formula paradossale del ‘nazimaoismo’ – non del tutto falsa, ma anche non del tutto giustificata – permette di scindere i suoi elementi costitutivi, perché i comunisti mirano a rilevare l’aspetto ‘nazi’ per terrorizzare i compagni e i neofascisti del MSI mirano ad evidenziare gli aspetti ‘maoisti’ per impaurire i camerati».

Il comunismo cinese di Mao fu indubbiamente ‘populista’. In Italia, l’accenniamo solo en passant avendone già ampiamente parlato in passato, c’è un ‘populismo di sinistra’ dei Cinque Stelle e un ‘populismo di destra’ della LegaPossiamo quindi dire che solo negli ultimi anni si può parlare di un populismo di destra e lo si può fare mettendolo in relazione causale con l’avvento di Internet e dei social media.

È dal 2012 circa che i social sono utilizzati in maniera massiccia principalmente dalla destra populista e il fenomeno è stato particolarmente evidente nelle elezioni presidenziali americane del 2016, in cui è stato eletto Donald Trump, che della comunicazione su Twitter ha fatto il suo segno distintivo ed anzi identificativo. E pensare che Internet, come strumento politico, era stata utilizzata dapprima da Barack Obama per la sua prima elezione a Presidente Usa nel 2008.

L’’intellighenzia’ di sinistra pare controllare ancora Wikipedia (e non è un vantaggio di poco conto) e alti medium comunicativi, ma i social sono utilizzati prevalentemente dalla destra populista. Ovviamente la massificazione popolare della comunicazione deve fare necessariamente i conti con il concetto di Fake news e post – verità che oscilla tra libertà della rete e necessità di conoscenza esatta.

L’avvento di Internet ha avuto un impatto -ora possiamo dirlo- superiore a quello dell’invenzione della stampa e i sociologi della comunicazione e gli storici segneranno la data del 1989 come quella della ‘nuova scoperta dell’America’ ad opera del novello Cristoforo Colombo Tim Berners.

Alla luce di queste considerazioni necessariamente limitate, possiamo dire che il populismo non può che essere di sinistra, e che la versione moderna, di destra, è nata col fascismo italiano nell’ambito però della stessa matrice ideologica e si è andato ad aggiungere alla cosiddetta ‘destra storica’ liberale che con il populismo non ha mai nulla avuto a che fare.

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