martedì, Agosto 4

Esiste il Jihad dei barconi

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C’è una scritta sui muri di Sirte, una di quelle minacce che fanno il giro del mondo senza suscitare il giusto grado di riflessione in chi le legge.  Una scritta nera, scritta a caratteri cubitali su un muro che si affaccia sulle acque del Mediterraneo: «Porto marittimo dello Stato islamico, punto di partenza verso Roma, con il permesso di Dio».

Nonostante le minacce facciano paura sempre, quella fotografia scattata dalle brigate libiche impegnate a liberare la città di Sirte dalle bandiere nere, merita delle necessarie analisi del caso per non scadere nell’allarmismo.

La prima domanda che sorge spontanea è chiedersi perché jihadisti con un fitto traffico di merce umana avrebbero dovuto apporre una scritta così grande ed evidente sui muri di una città che dalle milizie filogovernative alle forze speciali europee tutti volevano conquistare. Non è un semplice ‘cartello’ che indica da dove partire, come le indicazioni delle città turistiche, per il semplice motivo che Sirte non è una città di turisti. Sirte è il quartier generale dello Stato Islamico in Libia e come avamposto strategico non può in nessun modo rivelare le sue carte al nemico. Nell’era dei satelliti in grado di vedere quello che vi è scritto sulla nostra carta d’identità a kilometri di distanza, appare irragionevole che quella scritta sarebbe passata inosservata ancora per molto tempo.

Una volta scoperta sarebbe bastato un semplice drone da sorveglianza che valutasse la portata del traffico in corso ed un secondo Reaper armato che disintegrasse il porto con le sue navi.  La Libia è uno dei Paesi in cui si sta portando avanti uno dei lavori d’intelligence più capillari e meglio articolati che si ricordi, dalla sorveglianza aerea fino alla contingenza tra forze speciali e servizi segreti, nessuno avrebbe potuto non vedere una minaccia così grande.

Militarmente parlando la scritta non segue nessuna strategia percorribile e sensata, i porti sono un punto strategico per eccellenza, in qualsiasi guerra, nessuno ne avrebbe segnalato la presenza permettendo al nemico di correre ai ripari.  Come si è detto più volte una delle principali tattiche messe in pratica dal Califfato è quella di mettere in mostra qualcosa che in realtà non esiste.

Dopo una prima ondata di attentanti compiuti con soggetti arrivati dal Medioriente, non sui barconi della speranza, ma con regolari viaggi organizzati, l’Europa vive in uno stato psicologico di perenne attenzione.
Siamo dunque vulnerabili e sensibili a notizie che potrebbero mettere nuovamente in pericolo la nostra sicurezza, rendendo la minaccia sempre più aleatoria e non identificabile.

Il caso dei barconi con a bordo gli jihadisti è proprio questo, si colloca perfettamente in una tattica che permettere di incutere terrore e se adeguatamente fomentata sul lungo periodo permetterà di fermare il traffico di migranti verso l’Europa dando a disposizione del Califfato nuova forza lavoro.  La scritta è dunque una delle operazioni di guerra psicologica meglio riuscite, la Paura tiene in scacco i popoli da sempre e da sempre ha permesso agli eserciti ( anche quelli meno armati e preparati) di vincere. A sostegno della tesi per cui la scritta sui muri di Sirte non è altro che un grande simbolo di propaganda nella frase non si fa riferimento all’Italia in generale ma si parla di una città in particolare: Roma.

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