giovedì, Ottobre 22

Eritrea, si studia la nuova Costituzione Per un nuovo futuro per il Paese e favorire il rilancio. Ma le opposizioni sono scettiche

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Isaisa Afewerki Eritrea

Kampala – Il presidente eritreo Isaisa Afewerki il 24 maggio scorso ha annunciato l’inizio dei lavori per redigere la nuova Costituzione. La notizia è arrivata durante le celebrazioni del ventitreesimo anniversario dell’indipendenza dall’Etiopia presso lo stadio di Asmara. La prima Costituzione fu redatta nel 1997 ma il presidente Afewerki ha governato il Paese senza applicarla, imponendo il sistema di partito unico ed impedendo elezioni generali. Durante le celebrazioni dell’indipendenza il presidente non ha perso l’occasione di denunciare il governo americano e gli alleati regionali (specialmente Etiopia e Uganda) di attuare una guerra diplomatica ed economica contro la giovane nazione africana soggetta al dominio etiope per volontà delle potenze coloniali europee. Secondo il presidente Afewerki, gli Stati Uniti avrebbero originato le dispute territoriali con Etiopia, Yemen e Djibout, che portarono al conflitto del 1995 tra Eritrea e Yemen per la sovranità di Harnish Islands e al  conflitto tra Asmara e Addis Abeba per i territori di Badme (1998 – 2000).

Anche le Nazioni Unite sono state accusate di essere una organizzazione predatrice al servizio degli Stati Uniti, causa le sanzioni ONU imposte all’Eritrea nel 2009. Il Paese è inserito nella lista americana dei Stati terroristici. Il regime e il presidente Afewerki considerati come fautori di un brutale dittatura militare che impedisce ai propri cittadini di lasciare liberamente il paese. L’Eritrea è anche accusata di fornire supporto militare e fondi al gruppo terroristico somalo Al-Shabaab. Eppure, secondo quanto annunciato dal presidente Afewerki, la nuova Costituzione sarà basata sulle lezioni tratte dagli errori del passato e si inserirà nel processo di costruzione della giovane nazione. La Costituzione dovrebbe modificare le struttura del governo e il suo orientamento politico. Nessun riferimento chiaro se saranno legalizzati i partiti di opposizione, libere elezioni e se verranno attuate delle riforme sull’attuale modello di economia stalinista.

L’opposizione eritrea, costretta all’esilio in vari Paesi occidentali, ha definito l’iniziativa per la nuova Costituzione un “vuoto esercizio”. Ibrahim Haron, leader del movimento guerrigliero Red Sea Afar Democratic Organization (Organizzazione democratica del Afar Mar Rosso) ha dichiarato al quotidiano sudanese ‘Sudan Tribune’ che la nuova Costituzione è un gioco psicologico del presidente per prolungare il suo potere, descrivendo le accuse rivolte all’Occidente come un primitiva propaganda per distogliere l’attenzione della popolazione sulla grave crisi socio-economica che sta affrontando il Paese. Ibrahim Haron ha chiarito che la lotta armata portata avanti dal suo movimento contro il regime dittatoriale di Asmara continuerà. Il movimento nasce nel 2001 quando il governo arrestò undici tra alti ufficiali dell’esercito e ministri che domandavano riforme democratiche. Le undici alte cariche di Stato sono ancora in prigione. Migliaia di eritrei contrari al regime rimangono segregati in campi di concentramento.

Fin dall’indipendenza, il partito al potere People’s Front for Democacy and Justice è considerato il regime più repressivo al mondo. L’Eritrea è l’unico Paese africano che ancora adotta il regime di partito unico. Non confutando queste accuse basate su prove ed evidenze, occorre però soffermarsi sulle ragioni che hanno spinto un movimento nazionalistico ed indipendente a tramutarsi in un feroce regime trasformando l’Eritrea nella Nord Corea africana. Come per altri Paesi, prima Cuba, la reazione di chiusura e la necessità di controllo ferreo del Paese sono state originate da reazioni ed interpretazioni standardizzate degli Stati Uniti. Le varie amministrazioni americane hanno sempre assunto la tesi che da ogni rivoluzione non provocata dalla democrazia a stelle e strisce scaturisce necessariamente un governo ostile agli Stati Uniti che va abbattuto o contenuto in quanto nemico mortale della sicurezza nazionale.

Per spezzare l’isolamento internazionale l’Eritrea, come altri Paesi, si è rivolta alle alternative presenti sul mercato della diplomazia internazionale: Cina e Russia. I ministri degli affari esteri di Eritrea e Russia si sono incontrati per discutere di geopolitica regionale e rafforzamento della cooperazione militare ed economica di Mosca. In compenso Asmara ha offerto piena collaborazione per favorire gli investimenti delle multinazionali russe in Eritrea. Se la Russia è il vecchio nemico trasformato in alleato avendo negli anni settanta ottanta appoggiato il regime etiope, la Cina rappresenta l’avvenire.

La ben sfruttata visita del viceministro cinese del commercio estero e cooperazione economica Zhou Keren in Asmara nel 2001 ha generato 3 milioni di dollari di prestiti concessi da Pechino, numerosi progetti di infrastrutture sociali: scuole e ospedali, 23 milioni di dollari per aggiornare le infrastrutture di comunicazione, il raddoppio dell’assistenza cinese ai settori industriale ed ospedaliero, la rimozione delle tariffe doganali delle esportazioni eritree in Cina. Il presidente Isaisa Afewerki promette che la nuova Costituzione sarà all’altezza della situazione e apporterà venti di cambiamento oltre a specificare che l’unico suo interesse è il progresso della nazione. Facile retorica ma, a volte, dai regimi piú impensabili possono provenire le migliori sorprese che regolarmente gettano panico e confusione tra i sostenitori della realtà unilaterale, quella Europea. 

 

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