lunedì, Luglio 15

Eritrea: lavori forzati con i finanziamenti UE Foundation Human Rights for Eritreans ha accusato la UE di finanziare in Eritrea lavori forzati per la costruzione di un tratto stradale, realizzato con finanziamenti provenienti da Emergency Trust Fund for Africa

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L’associazione olandese  in difesa dei diritti umani Foundation Human Rights for Eritreans  (FHRE), fondata dalla diaspora eritrea, ha accusato l’Unione Europea di finanziare in Eritrea lavori forzati per la costruzione di un tratto stradale, realizzato con finanziamenti provenienti dal Fondo di Fiducia ed Emergenza per l’Africa (Emergency Trust Fund for Africa) -costituito a seguito degli accordi di Khartoum, per avviare politiche di sviluppo e lavoro al fine di combattere l’immigrazione irregolare dall’Africa all’Europa. Il ETFA è operativo nell’area in Eritrea (con 20 milioni di euro), in Marocco, Sudan ed Etiopia.
Recentemente la Corte dei Conti Europa aveva sollevato dubbi sulla trasparenza e sull’efficacia dell’intervento umanitario ideato dalla UE. Vi sono forti dubbi che l’impatto sulla popolazione sia scarso e che in alcuni Paese la UE finanzi indirettamente sanguinari regimi.

Ormai sono risapute le connivenze europee con il capo della famigerata Polizia segreta sudanese, il generale Salah Gosh e il dittatore Omar El Bashir. Gran parte dei fondi stanziati servirebbe per comprare armi e rafforzare sia la Polizia segreta che le Forze di Rapido Intervento composte da milizie arabe genocidarie. Una connivenza che permette anche alla Polizia politica sudanese di intercettare in territorio europeo dissidenti e rimpatriarli. La UE in Sudan finanzia un regime che alimenta il traffico degli esseri umani in collaborazione con noti trafficanti internazionali, ben protetti dal Governo di Khartoum, come dimostra l’incredibile caso giudiziario di un rifugiato eritreo, Mehanie Tesfamariam Berhe, vittima di un voluto scambio di identità con un noto trafficante anch’esso eritreo Medhanie Yehdego Mered.

Ora l’associazione FHRE accusa di gravi violazioni dei diritti umani l’Unione Europea, e sempre nel contesto della famigerata lotta all’immigrazione clandestina. FHRE afferma che il Governo utilizza nella costruzione della strada finanziata dalla UE soldati in una situazione di lavori forzati e gratuiti. «Un Paese che è una prigione a cielo aperto dove il servizio militare è obbligatorio e dura 25 anni, e dove spesso i soldati vengono usati come mano d’opera gratuita, riceve finanziamenti dalla UE per realizzare infrastrutture grazie ai metodi di schiavismo e coercizione tipici della dittatura eritrea. Tutto questo non ha senso»,  afferma Mulueberhan Temelso, direttore della FHRE aggiungendo che con i finanziamenti dati al governo eritreo la UE sta violando la Carta dei Diritti Umani.   

Oltre a chiudere gli occhi sui lavori forzati, l’Unione Europea sta lavorando in stretta collaborazione con la compagnia statale del regime, la RSTC Red Sea Trading Corporation -nota, grazie a vari rapporti internazionali, per essere coinvolta in attività illegali nel Corno d’Africa, incluso il commercio di armi. Il Gruppo di Monitoraggio per la Somalia e l’Eritrea delle Nazioni Unite ha definito la RSTC un complicato labirinto di ditte, individui, conti bancari che si dedica in attività illecite, spiega Mekeda Saba un ricercatore universitario di origini eritree.

Emiel Jurjens, avvocato esperto in diritti umani presso lo studio di avvocati di Amsterdam Kennedy Van Der Laan, incaricato dalla FBRE di redigere un esposto ufficiale presso l’Unione Europea, ha definito i finanziamenti UE verso l’Etiopia un grave errore. «Finanziando progetti dove si usano i lavori forzati è chiaro che si commette una violazione dei diritti umani. La UE deve interrompere immediatamente queste attività e pensare un diverso approccio verso l’Eritrea tenendo in conto le gravi violazioni dei diritti umani commesse dal regime. Siamo intenzionati a chiedere alla UE tutta la documentazione di questi progetti per aprire una indagine approfondita». «L’Unione Europea sta combattendo il traffico di esseri umani attraverso le relazioni con regimi che sono coinvolti in questo traffico. Questo non significa solo complicità ma commettere azioni illegali e totalmente controproducenti», afferma il professore Mirjan Van Reisen, esperto di Eritrea.

Se per FHRE impiegare soldati nella costruzione della strada finanziata dalla UE equivale al lavoro forzato, per il Governo di Asmara è un semplice servizio patriottico, offerto per il bene comune della Nazione e del popolo eritreo. Nel Paese la leva è obbligatoria per donne e uomini e dura ufficialmente 18 mesi. Durante la guerra con l’Etiopia il periodo di ferma ha superato i 20 anni. Nel 2016 una indagine condotta dalle Nazioni Unite ha definito il servizio militare eritreo un metodo per imporre lavoro forzato alla popolazione.

Bruxelles ha creato una situazione paradossale. Da una parte aiuta il regime eritreo per fermare l’immigrazione clandestina, dall’altra, con i suoi finanziamenti, aumenta il numero dei clandestini eritrei che fuggono dal loro Paese per esimersi dalla leva obbligatoria e dai lavori forzati, largamente tollerati dalla UE per la costruzione del tratto stradale. Al momento non vi sono segnali di riforma del servizio di leva, nonostante la pace conclusa con l’Etiopia, che ha disarmato il regime. Lo spropositato allungamento degli anni di servizio erano motivato dallo stato di guerra con l’Etiopia.

Un portavoce dell’UE ha detto che il progetto sarà monitorato per assicurarsi che i lavoratori siano adeguatamente pagati. Si afferma che tutti i lavoratori impiegati nella realizzazione dell’opera sono regolarmente pagati e che, recentemente, hanno ricevuto anche un aumento nella busta paga.  
Una mezza verità che copre un fattaccio, come già rivelato dalla ‘BBC’ nel 2016. L’Unione Europea paga al regime di Asmara 120 dollari mensili per ogni lavoratore ma, dopo varie deduzioni, compreso il rancio, il soldato riceve 17 dollari in contanti e la sua famiglia tessere alimentari per il valore di 40 dollari. La ‘BBC’ ha confermato che dalla sua inchiesta del 2016 ad oggi non risulta alcun aumento salariato applicato. La UE non ha commentato le rivelazione della BBC. «Sono proprio curioso di ascoltare cosa risponderà la UE alla lettera ufficiale consegnata. Penso che sia difficile difendere i lavori forzati e spero che la popolazione europea se ne renda conto»,  afferma Emiel Jurjens in una intervista rilasciata alla BBC.

La denuncia dei lavori forzati dovrebbe essere un campanello d’allarme al Governo italiano, che nel gennaio 2019 ha firmato un accordo con i governi etiope ed eritreo per finanziare lo studio di fattibilità della forrovia Addis Ababa – Massawa, il famoso porto eritreo. Accordo firmato durante l’incontro tra il premier Giuseppe Conte e il Primo Ministro etiope Abiyi Ahmed, in visita ufficiale a Roma. Il finanziamento allo studio di fattibilità dovrebbe aprire le porte per ulteriori finanziamenti italiani per la realizzazione dell’importante asse ferroviario.

Il Governo ha presentato questi finanziamenti come parte integrante per arginare i flussi migratori dall’Africa verso l’Italia. Si spera che con l’ammodernamento dei trasporti tra i due Paesi, la qualità della vita e gli affari aumentino, portando ricchezza alla popolazione e facendola desistere da immigrare.

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