martedì, Marzo 19

Eritrea: là dove l’Italia non ha coraggio Con Fulvio Grimaldi scopriamo le occasioni che stiamo perdendo nei rapporti mancati con l'ex colonia

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Aiutiamoli a casa loro‘, la formula magica sventolata dalle forze politiche di turno con cui si cerca di buttare acqua sul fuoco quando si parla, ormai, quotidianamente, del problema immigrazione. E se scoprissimo che non solo stiamo facendo poco per favorire il progresso economico in Africa, ma che al contrario stiamo operando nella direzione opposta?
Questo sembra emergere quando si ascolta la testimonianza di Fulvio Grimaldi, giornalista e inviato di guerra per ‘RAI’ e ‘BBC’ poi documentarista indipendente che, dopo una recente visita in Eritrea, ha realizzato, insieme a Sandra Paganini, ‘Eritrea una stella nella notte dell’Africa’, un docufilm che racconta una verità diversa su quello che oggi è il paese più demonizzato dell’Africa.

Abbiamo quindi parlato con lui dei rapporti tra il nostro Paese e la prima delle sue ex colonie, le cui autorità auspicano un intensificarsi dei rapporti con l’Italia risultando però inascoltate. Cerchiamo, dunque, di andare oltre la superficie e di capire cosa c’è realmente dietro ad una situazione diversa da come la possiamo immaginare, e da come ci è stata raccontata.

In cosa consiste la specificità dell’Eritrea nel contesto africano, in particolare nei rapporti con l’Occidente?

Innanzitutto la questione Eritrea andrebbe sempre affrontata inquadrandola nel quadro complessivo di un continente africano che in questo momento è sicuramente sotto un attacco massiccio di molte potenze che si sono rese conto che lì c’è un futuro fatto di grande potenziale economico, e quindi ricchezza inestimabile. E che ci sono le condizioni, anche dal punto di vista politico e sociale per intervenire e approfittarne, data la presenza di anche di una serie di governi corrotti che hanno aperto le porte ad nuovo colonialismo che praticamente viene portato avanti dalle stesse potenze coloniali di un tempo, ma con rinnovato vigore.

In questo contesto l’Eritrea si colloca un po’ a parte, ricoprendo una posizione molto specifica è diversa dalla maggioranza dei Paesi africani, in quanto non è succube dei diktat da parte degli organismi finanziari e politici internazionali. Questo ha comportato naturalmente l’inimicizia da parte dei partner occidentali, frutto anche di una notevole propaganda mediatica ostile, perché esce dal quadro di quello che si vorrebbe che fossero i governi subalterni del sud del mondo, per esempio non accettando (unico Paese africano insieme allo Zimbabwe) alcuna presenza militare statunitense sul proprio territorio. Tale clima che si è creato attorno all’Eritrea è si è sostanziato, tra i vari modi, nelle sanzioni comminate dall’Onu nel 2009.

Quanto è critica attualmente la situazione politica ed economica dell’Eritrea?

Le sanzioni del 2009 hanno sicuramente peggiorato una situazione venutasi a creare anche in seguito all’uscita dell’Eritrea da una guerra di liberazione trentennale, poiché le rendono difficile svolgere un ruolo di partner economico nei confronti di altri paesi senza che questi vengano a loro volta sanzionati. Ma la realtà è comunque diversa da quella che la propaganda mediatica vuole far passare per vera, cioè quella di un Paese sotto ostaggio di una dittatura che è causa di povertà estrema, dalla quale la popolazione cerca di fuggire.

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