Eritrea: invasione totale del Tigray, l’obiettivo è l’annientamento del TPLF Per evitare la caduta, Abiy ha richiesto al dittatore Isaias Afewerki di avviare una seconda offensiva in Tigray con l’obiettivo di distruggere il TPLF entro la fine di febbraio. A tale scopo sarebbero stati versati dal governo etiope circa 500 milioni di dollari a favore del governo di Asmara per supportare lo sforzo bellico

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«L’Unione Europea si unisce all’appello degli Stati Uniti per il ritiro delle truppe eritree dall’Etiopia, che stanno alimentando il conflitto nel Tigray, commettendo atrocità ed esacerbando la violenza etnica. L’Unione Europea rimane molto preoccupata per la tragica crisi umanitaria in corso nel Tigray e per le sue implicazioni regionali. L’UE esprime il proprio sostegno al lavoro della commissione etiope per i diritti umani e la incoraggia a proseguire le indagini sulle accuse di violazioni e abusi dei diritti umani e violazioni del diritto internazionale. Ci auguriamo che il governo dell’Etiopia approvi le sue raccomandazioni e attui pienamente le indagini indipendenti e i procedimenti giudiziari annunciati per garantire la piena responsabilità per le violazioni e gli abusi commessi. L’accesso dei media internazionali al Tigraydeve essere autorizzato e i giornalisti locali devono essere protetti» Questa la sintesi del comunicato ufficiale firmato dall’Alto Rappresentante, Vice Presidente europeo Josep Borrel e dai Commissari europei Jutta Urpilainen e Janez  Lenarčič emesso lunedì 8 febbraio seguito da un sinistro silenzio da parte delle autorità etiopi ed eritree.

Un silenzio che nasconde l’escalation del conflitto. Dopo 98 giorni di combattimenti le forze del Tigray People’s Liberation Front – TPLF non solo resistono ma sono state in grado di lanciare diverse offensive contro l’esercito federale, le milizie fasciste Amhara e le truppe di occupazione eritree. Il TPLF punta su una guerra di lunga durata capace di dissanguare economicamente il governo federale. Fonti diplomatiche informano che all’interno dell’esercito federale si sta assistendo a diserzioni e rifiuti veri e propri di combattere motivati dalle atrocità contro i civili a cui migliaia di giovani soldati etiopi hanno assistito e alla presenza delle truppe eritree che non rispondono allo Stato Maggiore etiope e conducono una guerra asimmetrica totalmente indipendente.  Il rischio per il Premier etiope, Abiy Ahmed Ali è di vedersi costretto a sedersi ai negoziati di pace con il TPLF e terminare così la sua scellerata carriera di Primo Ministro.

Per evitare la sua caduta Abiy ha richiesto al dittatore Isaias Afewerki di avviare una seconda offensiva in Tigray con l’obiettivo di distruggere il TPLF entro la fine di febbraio. A tale scopo sarebbero stati versati dal governo etiope circa 500 milioni di dollari a favore del governo di Asmara per supportare lo sforzo bellico, sempre secondo fonti diplomatiche all’interno della Unione Africana. Secondo le stesse fonti Abiy si sarebbe impegnato a pagare l’intervento eritreo con 1 miliardo di dollari. Una notizia che, se confermata, compromette seriamente la richiesta fatta due settimane fa ai G20 di una sostanziale riduzione del debito estero per “avviare la campagna nazionale di vaccinazione contro il Covid-19”.

La seconda offensiva in Tigray, quasi interamente affidata all’esercito eritreo, è scattata domenica 7 febbraio. Giungono dettagliate informazioni dell’intelligence africane confermate anche da autorevoli fonti giornalistiche (ad esse collegate) tra cui il famoso giornalista Martin Plaut, esperto del Corno d’Africa e del Sudafrica, che evidenziano una offensiva eritrea su larga scala che coinvolgerebbe quasi la metà delle divisioni dell’esercito di Asmara. Al comando della poderosa forza d’invasione è stato posto il Generale Eyob alias Halibay noto per la sua crudeltà e accusato di vari e indicibili crimini di guerra commessi durante il conflitto Etiope Eritreo.

La 29sima, la 53sima e la 71sima divisione di fanteria e la 49sima divisione meccanizzata eritree stanno puntando sulle aree centrali del Tigray in mano del TPLF. Altre 3 divisioni di fanteria e 1 meccanizzata stanno dirigendosi verso Hawzen e Nebele. La 163sima divisione paracadutisti sta puntando ad occupare l’area di Endabaguna mentre la 17sima e la 61sima divisione di fanteria assieme a tre divisioni meccanizzate hanno il compito di annientare la resistenza TPLF nel nord Tigray. Si registrano combattimenti vicino alla città di Shire in direzione di Aksum. Shire è una delle poche città etiopi sotto controllo dei federali e i combattimenti, prevalentemente ad opera dell’esercito eritreo,sono stati necessari per bloccare una offensiva del TPLF mirante a riconquistare la città.

Pensanti scontri si registrano nella piccola città di Mai Hrmazdove le forze di difesa del Tigray (TDF) sono riuscite a fermare l’avanzata dei soldati eritrei uccidendone oltre 500. Per spezzare la resistenza il Generale eritreo Eyob – Halibay ha ordinato unincessante fuoco d’artiglieria sulla cittadina. Secondo testimonianze giunte, Mai Hrmaz sarebbe stata letteralmente distrutta con un massacro di civili dalle proporzioni inaudite. Il bombardamento della città è durato 48 ore senza sosta. Una tattica incomprensibile visto che le linee di difesa del TDF non sono posizionate nella cittadina proprio per evitare di coinvolgere i civili.

Intensi combattimenti si registrano nelle zone di Guya e Kola Tembien dove le forze di difesa tigrine sono riuscite a fermare l’avanzata eritrea distruggendo un intero battaglione eritreo. Combattimenti si registrano anche vicino alla capitale Mekelle nelle aree di May Keyah e Wajirat circa 60 km dalla capitale. Le truppe eritree in procinto di lanciare un’offensiva sarebbero state sorprese da una controffensiva del TDF e si sarebbero poste ora su linee difensive con l’obiettivo di impedire alle forze tigrine di riconquistare Mekelle. Come ritorsione, le truppe eritree e le milizie fasciste Amhara avrebbero attuato esecuzioni di massa di civili nelle città di Adigrat, Wukro e Freweyni. Non si conosce ancora il numero esatto delle vittime.

Nel bel mezzo dell’offensiva, giungono testimonianze di massacri di civili e saccheggi di proprietà e beni attuati dalle forze eritree nelle zone da loro controllate. “I soldati eritrei non impegnati nei combattimenti si stanno dedicando a saccheggi organizzati in alcune città del Tigray sotto il loro controllo esclusa Mekelle per non svelare la loro presenza all’opinione pubblica internazionale. Ogni casa viene sistematicamente saccheggiata dei beni e spogliata di tutto. Televisori, radio, antenne paraboliche, telefonini, materassi, mobili. Persino i vestiti. Vengono smontate porte, finestre, tetti di lamiera e gli impianti elettrici. Tutto il bestiame viene rubato per alimentare le truppe eritree in combattimento. Polli, mucche, capre, persino conigli. Al minimo segno di resistenza o protesta dei proprietari delle case la famiglia viene sterminata dagli anziani ai neonati. Animali e beni saccheggiati vengono caricati su camion militari eritree che si dirigono sotto scorta armata verso Asmara. I soldati federali etiopi osservano pigramente queste violenze senza intervenire. Peggio ancora alcuni di loro applaudono i mercenari eritrei incoraggiandoli a uccidere i civili.” Questa la testimonianza riportata da vari testimoni al giornalista Martin Plaut. Tra le città vittime di queste inaudite violenze vi è Adwa e Axum. La tattica è identica a quella utilizzata dalle milizie serbo croate e dall’esercito serbo durante la guerra civile in Jugoslavia.

In generale la seconda offensiva tesa ad annientare il TPLF non starebbe procedendo secondo le ‘ottimistiche’ previsioni dei Generali eritrei e federali. Giunge notizia che il Governo di Addis Ababa abbia decretato l’arruolamento forzato degli studenti di entrambi i sessi presso le università etiopi. Molti di loro stanno cercando di sfuggire dai soldati e dalla polizia per evitare una morte certa sul fronte tigrino.

Come spiegare la capacità di resistenza delle forze TPLF che, a detta del Primo Ministro Abiy erano state definitivamente sconfitte il 28 novembre 2020? Una vittoria ‘virtuale’ ribadita il 7 dicembre 2020 da un comunicato stampa dell’Ufficio del Primo Ministro: “La realtà è che la cricca criminale del TPLF è completamente sconfitta e allo sbando, con una capacità insignificante di organizzare un’insurrezione protratta”. Una convincente spiegazione viene offerta da Nathanael Tilahum, Professore assistente di Diritto presso l’Università di Coventry nel Regno Unito.

Il TPLF ha sempre avuto una formidabile forza militare parallela all’esercito federale da lui controllato fino al gennaio 2020. Una forza militare camuffata in forze di sicurezza regionale che all’inizio del conflitto contava 250.000 uomini a cui si devono aggiungere le unità della divisione Comando Nord, le truppe d’élite dell’esercito federale passate dalla parte del TPLF il 2 novembre 2020. Questo esercito parallelo possiede oltre la metà delle attrezzature militari e dell’arsenale del Paese, comprese batterie di missili terra-aria, oltre alle armi più sofisticate e moderne. I soldati di questa forza sono rigorosamente tigrini, ideologicamente motivati e super addestrati. Al confronto l’esercito federale composto da soli 160.000 uomini con armi e addestramento inadeguati è ben poca cosa.

Per questa ragione il governo di Addis Abeba è stato costretto a far ricorso all’Eritrea quando è stata presa la decisione di trasformare lo scontro politico tra il Prosperity Party del Primo Ministro e il TPLF in un scontro militare. Di certo non erano sufficienti le sole milizie Amhara aggregate all’esercito federale. Il rischio era quello che il TPLF non solo fosse stato in grado di bloccare l’offensiva di Addis Abeba ma anche di lanciare una controffensiva e catturare la capitale etiope. Di fatto l’intero conflitto in Tigray è portato avanti dall’esercito della Eritrea.

Lo scenario più probabile è il proseguimento dei combattimenti che potrebbero estendersi al centro del Paese coinvolgendo diverse forze regionali e paramilitari etiopi dagli interessi ed obiettivi contrastanti creando così la balcanizzazione del Paese. Il TPLF punta su una guerra protratta e onnicomprensiva creando uno stallo paralizzante per il governo centrale e dissanguandolo economicamente.

Se l’offensiva dell’esercito eritreo verrà fermata il TPLF si aggiudicherebbe una posizione di vantaggio militare e territoriale che, abbinata alle crescenti pressioni internazionali rivolte al governo federale e alle richieste di ritiro delle truppe eritree, posizionerebbe la dirigenza tigrina nella possibilità di negoziare un accordo di pace, nei migliori dei casi. Vari osservatori concordano che il TPLF non sta puntando alla indipendenza della regione ma al collasso del governo centrale per riprendere il potere a livello nazionale, magari più strutturato della precedente coalizione di governo inglobando altre realtà politiche antagonistiche al Premier, come per esempio gli Oromo. Il rischio insito in questa strategia è quello che si rafforzino le spinte indipendentistiche creando le condizioni per una balcanizzazione del Paese.

Nella caotica e precaria situazione in cui l’Etiopia si trova a causa dei giochi di potere del Premier e dalla dirigenza Amhara, l’Oromia è destinata a giocare un ruolo di primo piano. Sia il TPLF che l’intelligence egiziana e (forse) quella sudanese stanno puntando su una rivolta aperta della etnia più importante del Paese (34,9% della popolazione) seguita dagli Amhara (27,9%) e dei Tigrinya (7,3%).

Da venerdì 5 febbraio nello Stato della Oromia (che ospita anche la capitale Addis Ababa) sono scoppiate diverse rivolte popolari in supporto ai politici Oromo prigionieri politici del Governo federale, tra cui Jawar Mohammad (ex fedele collaboratore del Premier Etiope che si è ribellato alla sua politica etnica a favore della dirigenza Amhara), Bekele Gerba e Hamza Borana leader del el partito di opposizione Oromo Federalist Congress-OFC. La polizia federale sta disperatamente cercando di fermare le proteste. Molti studenti sono stati arrestati e picchiati dalla polizia secondo testimoni oculari. La rivolta Oromo arriva sulla scia dello sciopero della fame attuato dai prigionieri politici Oromo iniziato il 27 gennaio in protesta dell’ondata di arresti di circa 80 sostenitori e familiari attuata il 26 gennaio durante l’udienza al tribunale che ha loro confermato l’accusa di Alto Tradimento. Secondo il pool di avvocati Oromo Political Prisoners DefenceTeam sarebbero quasi 5.000 oromo prigionieri politici rinchiusi nelle prigioni federali.

Contemporaneamente all’inizio della rivolta Oromo, si sta assistendo al sorgere della resistenza pacifica della popolazione nel Tigray contro le truppe di occupazione eritree e all’aggressione delle truppe federali etiopi. Tra il 8 e il 9 febbraio la capitale Mekelle (sotto controllo federale) è stata l’epicentro di proteste organizzate dalla resistenza civile contro la violenza delle truppe federali e l’aggressione dell’Eritrea al Tigray. Centinaia di giovani tigrini hanno bloccato le principali arterie della capitale incendiando pneumatici e lanciando sassi contro le forze anti sommossa. Il Primo Ministro Abiy terrorizzato del sorgere della resistenza popolare in Tigray ha ordinato alla polizia di sparare a tiro zero sui manifestanti.

Non si conosce il numero delle vittime che potrebbero essere decine. Un solo cadavere è giunto presso l’Ayder Referral Hospital secondo la testimonianza di un medico. “Potrebbero esserci decine e decine di vittime tra i giovani manifestanti. Cadaveri e feriti non vengono portati all’ospedale per paura di ritorsioni da parte del governo federale. Vengono nascosti nelle loro case o seppelliti in segreto”, afferma il medico ai media internazionali, parlando in condizione di anonimato per timore di rappresaglie.  Tutti i commercianti a Mekelle hanno chiuso i loro negozi in solidarietà ai giovani manifestanti e per mostrare la loro rabbia nei confronti del governo federale. “Il governo sta cercando di dimostrare alla comunità internazionale che tutto va bene nel Tigray e la pace è già completamente stabilizzata. Al contrario i cittadini di Mekelle sono vittime dei soprusi e delle violenze dei federali e dei mercenari eritrei“, ha detto un residente, che ha anche chiesto l’anonimato per motivi di sicurezza, affermando che all’eccidio dei giovani dimostranti hanno partecipato anche soldati eritrei camuffati con divise dell’esercito federale etiope.

A deteriorare l’ormai compromessa immagine del Premier Abiy Ahmed Ali giungono le prove delle violenze sessuali contro le donne tigrine dai 12 agli 80 anni.  Le Nazioni Unite hanno ricevuto segnalazioni ‘inquietanti’ di violenze e abusi sessuali nella regione del Tigray, comprese le persone costrette a violentare membri della loro stessa famiglia. Pramila Patten, rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la violenza sessuale nei conflitti, ha detto di essere molto preoccupata per le gravi accuse provenienti dalla regione settentrionale, tra cui “un alto numero di presunti stupri” nella capitale del Tigray, Mekelle. “Ci sono anche notizie inquietanti di individui presumibilmente costretti a stuprare membri della loro stessa famiglia, sotto minaccia di violenza imminente”, ha detto Patten in una dichiarazione giovedì.“Le donne nel Tigray al momento non si sentono al sicuro e non c’è protezione . Le donne sono tenute in ostaggio e devono assumersi la responsabilità della vita delle loro famiglie invece di parlare effettivamente di ciò che sta accadendo loro. ” denuncia una attivista femminile etiope nel video qui riprodotto.

La società civile tigrina e la diaspora stanno abbozzando una road map per fermare la guerra e aprire negoziati di pace. Le principali rivendicazione sono: ritiro delle truppe eritree, cessate il fuoco, accesso illimitato e incondizionato degli aiuti umanitari sia nelle zone controllate dai federali che in quelle controllate dal TPLF, ripristino dell’assistenza sanitaria alla popolazione, invio di Caschi Blu ONU come forza militare di interposizione tra i federali e le forze di difesa tigrine, avvio di negoziati di pace monitorati da Unione Africana, Unione Europea, Nazioni Unite e Stati Uniti.

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