giovedì, Novembre 14

Ergastolo ostativo: quando anche i Magistrati dimenticano la Costituzione Sorprende che due Magistrati per di più membri del CSM, Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita, si schierino contro una sentenza della Corte Costituzionale, invitando cioè il legislatore o il Governo ad aggirarla

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Sorprendono e sconcertano le dichiarazioni (che vorrei tanto fossero ‘dal sen fuggite’, ma purtroppo non lo sono e anche in modo plateale) dei giudici Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita entrambi al Consiglio Superiore della Magistratura, in merito alla sentenza – della quale peraltro non si conoscono le motivazioni – della Corte Costituzionale sul cosiddetto ergastolo ostativo già condannato dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo e ieri anche dalla Corte Costituzionale. Il carcere ostativo è quello che impedisce a chi sia in regime carcerario del 41bis e non abbia denunciato suoi complici di usufruire dei normali, ripeto normali, comuni benefici di legge di cui godono gli altri, come vedere più spesso i parenti, ecc. Tutte cose previste e regolate dalla legge e controllate dal Magistrato. Che quel regime ostativo sia una bruttura giuridica e anticostituzionale (principio di uguaglianza, principio di ‘umanità’ della pena, ecc.) è evidente e la Corte Costituzionale lo ha ribadito: le sentenze si applicano, punto.

Sorprende che due Magistrati per di più membri del CSM, cioè di una Istituzione Costituzionale, si schierino contro una sentenza della Corte Costituzionale. Sconcerta che invitino a intervenire in modo da aggirare la sentenza con una legge, invitando cioè il legislatore o il Governo ad aggirare una sentenza della Corte. Sorprende e sconcerta l’apertura di una sorta di conflitto istituzionale

Sarebbe doveroso che il Presidente della Repubblica, Presidente del CSM, ribadisse i principi della nostra Costituzione e del normale e doveroso rispetto delle Istituzioni.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.