domenica, Giugno 16

Emmanuel Macron e la continuità dell’impero francese in Africa

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Qualunque candidato alla presidenza francese che sia di desta o di sinistra durante la campagna elettorale deve chiarire la sua posizione nelle relazioni con le colonie africane. Normalmente l’argomento, pur essendo esposto pubblicamente, è riservato alle élite imprenditoriale, finanziaria e alla Cellula Africana del Eliseo (nota come France Afrique), un dipartimento speciale per gli affari africani che sembra vivere di vita propria. Talmente potente da condizionare la politica estera di tutti i presidenti eletti in Francia dal dopo guerra.  

Ogni candidato è ben consapevole che la sua posizione sull’Africa determinerà l’appoggio o meno del grande capitale e della alta finanza visto che le colonie rappresentano il 45% del PIL nazionale grazie alle risorse naturali e alla moneta unica: il Franco CFA, imposta alle colonie africane il 26 dicembre 1945. Una delle principali ragioni dell’intervento francese in Libia fu quella di distruggere il progetto del Colonnello Gheddafi di sostituire il Franco CFA con una moneta unica del Nord Africa e dell’Africa Occidentale garantita dalle immense riserve d’oro e di petrodollari custodite presso la Banca Centrale a Tripoli e ora ovviamente sparite. Un progetto che Gheddafi ha pagato con la morte e la Libia con l’orribile caos che sembra non aver fine.

Affrontare l’argomento Africa durante quest’ultima campagna elettorale non è stato certamente facile. La tenuta della supremazia francese nelle sue colonie africane è messa in discussione. L’afflusso di materie prime continua dalla periferia alla Madre Patria, come continuano gli affari delle multinazionali francesi nel Continente e il controllo finanziario su tutte le Banche Centrali dei paesi africani francofoni. Eppure venti di ribellione sono sorti dal 2014 e stanno aprendo pericolose crepe nel sistema France Afrique. Vari Paesi africani stanno mettendo in discussione il Franco CFA, il meccanismo principale per continuare la cosiddetta ‘schiavitù economica a vantaggio della Francia. Il Burkina Faso è perso. La rivoluzione democratica del 2014 ha messo fine alla dittatura di Blaise Compaorè, che conquistò il potere uccidendo il suo compagno politico Thomas Sankara, considerato dalla Francia il nemico numero uno durante la sua breve presidenza negli Anni Ottanta.

I sentimenti antifrancesi nelle colonie sono ormai incontenibili. Dai governi alle popolazioni tutti invocano (a diversi gradi di intensità) l’indipendenza economica. L’Africa è diventata il continente più pericoloso per i cittadini francesi. A decine sono stati rapiti o uccisi negli ultimi dieci anni. L’esercito francese e la Legione Straniera (corpo d’élite sempre utilizzato da Parigi per azioni eversive in Africa e responsabile di diversi crimini di guerra) sono sempre più sotto pressione per le guerre create dalla Francia in Mali e Repubblica Centrafricana. Guerre civili create per spodestare vecchi dittatori divenuti scomodi o ribelli ma ora fuori controllo della France Afrique. I tentativi di attuare un cambiamento di regime per vie democratiche sono tutti falliti. L’ultimo in Gabon. La Francia non riesce nemmeno a stabilizzare il suo gioiello coloniale: la Costa d’Avorio, periodicamente colpita da rivolte all’interno delle forze armate che mettono a rischio la tenuta del Presidente Alassane Ouattara messo al potere dai francesi manus militaris.

Gli imprenditori francesi non riescono a penetrare nel mercato della Africa anglofona in quanto le loro mosse di egemonia economica vengono sistematicamente vanificate dai governi africani. Ultimo esempio il tentativo della TOTAL di acquisire una posizione di monopolio sul petrolio ugandese. La principale compagnia di comunicazioni: Orange ha fallito in otto Paesi dell’Africa anglofona e mantiene il monopolio nell’Africa francofona solo grazie alle dinamiche di controllo imposte dalla France Afrique.

Il Rwanda a distanza di 23 anni non è stato riconquistato. A Kigali non c’è un governo amico facilmente manovrabile da Parigi e fino ad ora i milioni spesi nel sostegno finanziario e militare dei gruppo terroristico ruandese FDLR non hanno creato i risultati sperati. A Kigali rimane stabile un governo antagonista della Francia, guidato da un partito: il Fronte Patriottico Ruandese a cui la France Afrique non ha mai perdonato di aver provocato la scintilla della perdita di controllo nell’Africa Centrale e Orientale. Ultimo baluardo del Grandeur Francese rimane il Burundi.

Nell’intervista Macron dichiara di voler abbandonare il network di connivenze con i vari dittatori africani per instaurare nuovi rapporti con l’Africa basati sulla trasparenza. «Nelle prime settimane del mio mandato, inaugurerò una nuova politica verso il Continente africano, basata sulla libertà e la responsabilità. Con priorità chiare: la sicurezza, la lotta contro il cambiamento climatico, i diritti delle donne, l’educazione e la formazione, le infrastrutture con particolare attenzione all’accesso delle popolazione alla energia e alla acqua potabile, lo sviluppo delle imprese private generatrici di occupazione. L’Europa e l’Africa hanno dinnanzi a loro grandi opportunità. È per questo che dobbiamo rifondare le nostre relazioni con l’Africa per creare un nuovo modello di partenariato basato sul equilibrio, reciproca fiducia e sviluppo economico. Durante il prossimo Summit del G20 previsto in luglio mobiliterò tutte le istituzioni europee e i nostri partner internazionali per focalizzare l’attenzione internazionale verso uno sviluppo durevole e il rafforzamento delle economie africane che devono diventare la priorità assoluta in ogni agenda internazionale», dichiara Macron durante l’intervista.

Invitato a spiegare esattamente cosa significano i “nuovi rapporti” con l’Africa Macron espone con entusiasmo i suoi grandi progetti. “Scriverò una nuova pagina nelle relazioni con l’Africa basata su un aggiornamento della nostra politica nel Continente capace di rispondere alla vitalità e al potenziale africano. È per questo che lancerò una iniziativa ambiziosa tra Francia, Europa, sud del Mediterraneo e Africa, per rafforzare i nostri comuni interessi in tutti i settori: sicurezza, clima, commercio, occupazione, innovazione tecnologica.

La nostra politica estera in Africa cambierà e sarà basata sulla trasparenza e dalla distruzione del network di connivenze franco africane e di influenza di affaristi e speculatori che la politica estera francese ha creato. Relazioni dubbie che persistono nel sistema politico francese sopratutto nella destra ed estrema destra. La mia politica si baserà su nuovi partner, Le forze vive dell’Africa: gli intellettuali, le ONG, le imprese private francesi e africane, la diaspora francese in Africa e quella africana in Francia. La gioventù africana avrà la priorità. Creò le basi necessarie per lo sviluppo di un settore privato dinamico e creativo per sconfiggere la disoccupazione in Africa e attirare gli investimenti internazionali. Fondi sufficienti saranno garantiti per la realizzazione di infrastrutture produttive nel settore acqua, elettricità e comunicazioni.

L’intervista rilasciata a Jeune Afrique non ha convinto l’Africa. Tra i corridoi del potere dell’Africa anglofona i propositi del Presidente Macron per il Continente sono definiti “facile propaganda”. Tra i governi dell’Africa francofona vi è il dubbio che Macron voglia utilizzare questo paventato cambiamento nelle relazioni bilaterali come un cavallo di Troia per rafforzare il dominio francese sui Paesi africani. Entrambe le realtà del Continente concordano nel definire l’intervista rilasciata da Macron come un abile esercizio di propaganda che evita di toccare i “mostri” della France Afrique. L’unica vera intenzione del Presidente francese individuata dagli analisti africani è quella di convincere l’Africa ad allearsi alla Francia e alla Unione Europea in difesa degli interessi comuni creando una alleanza economica e politica in grado di sostenere le potenze mondiali tra cui Cina, Russia e Stati Uniti, viste da Macron come entità antagoniste.

Macron rappresenta il meglio della propaganda priva di contenuti dell’alta finanza e della classe imprenditoriale europea ormai speculativa e non produttiva. Entrambi questi potentati stanno lottando disperatamente per continuare nella economia coloniale dove l’Africa è semplicemente considerata un magazzino di materie prime e un facile mercato per i prodotti lavorati europei”, Afferma un docente in economia internazionale presso l’università di Makere in Uganda.

Le critiche e i dubbi espressi dall’Africa trovano conferma dalla stessa intervista rilasciata a Jeune Afrique. Un’intervista dove Macron sta molto attento a non toccare argomenti scomodi. Una dimenticanza interpretata da varie diplomazie africane come voluta e chiaro segno della continuità del sistema coloniale France Afrique mascherato da pseudo rivoluzionarie nuove relazioni bilaterali.

Il delicato tema del Franco CFA è appena accennato. “Credo che occorra un dibattito sul Franco CFA ma rimango convinto che prima di tutto è un sistema finanziario che appartiene agli africani. Un sistema che contribuisce a creare stabilità economica e integrazione regionale.” Nessun accenno alla ormai profonda crisi diplomatica sotterranea tra Francia e Ciad, causa la campagna politica continentale del Presidente Idris Debi Itno per superare il Franco CFA.

Le scomode alleanze con dittatori africani che mirano alla Presidenza a Vita e al diritto ereditario della Presidenza, sono abilmente confuse da Macron grazie a frasi generiche sul rispetto della Carta Africana per la Democrazia, che regola i principi di governanza, i sistemi democratici e le elezioni nel Continente. Macron si impegna a far rispettare questi principi in tutti i Paesi africani. Eppure continua dietro le quinte il sostegno francese a delle dittature come quella controllata dal Joseph Kabila in Congo. I presidenti africani che hanno modificato la Costituzione per accedere a un terzo, quarto, quinto mandato o che risiedono alla Presidenza illegalmente (come l’ex presidente Pierre Nkurunziza nel Burundi) sono trattati con tutti gli onori dalla Francia che non ha mai messo in discussione la loro legalità, palesemente assente.

Il periodo coloniale diretto è criticato da Macron che lo definisce un sistema violento che ha negato lo statuto di esseri umani alle vittime. Affidando il compito di rivedere il periodo coloniale esclusivamente a storici francesi Macron afferma di essere pronto ad assumere le responsabilità storiche per guardare con serenità il futuro delle relazioni con l’Africa. Non accenna minimamente la metamorfosi coloniale attuata dal Generale De Gaulle nel dopo guerra. Una metamorfosi che terminò la fase coloniale del controllo diretto e occupazione militare dei territori per iniziare il colonialismo economico indiretto. La tattica di De Gaulle sarà adottata nel 1994 dai Boeri in Sud Africa con la complicità del African National Congress e di Nelson Mandela.

Per quanto riguarda la presenza militare francese in Africa Macron si dice cosciente dei sospetti di interferenza negli affari interni di Paesi sovrani ma afferma che le forze armate francesi in Africa giocano un ruolo fondamentale nella lotta contro il terrorismo, la prevenzione delle crisi e il rafforzamento delle capacità di difesa delle Nazioni africane.

Nessun accenno ai rifornimenti di armi al gruppo terroristico nigeriano Boko Haram intercettati dall’esercito camerunese nel 2015 con l’arresto di sei agenti speciali francesi colti sul fatto. Nessun accenno al corpo speciale di istruttori  presente a Goma, capoluogo della provincia del Nord Kivu, Congo che gestiscono l’addestramento militare, approvvigionamento in armi e consigli su tattiche belliche, tutti servizi offerti al gruppo terroristico ruandese Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda. Un gruppo terroristico che controlla varie miniere di coltan e oro e responsabile di atrocità inaudite e pulizie etniche all’est del Congo mentre in Burundi sta pianificando l’invasione del Rwanda.

Nessun accenno alla alleanza eversiva con Arabia Saudita e Qatar per la promozione del terrorismo salafista in Africa inserito nella strategia della tensione e del caos contro governi africani non più amici. Nessun accenno ai due tentativi di colpo di stato organizzati dalla Francia per distruggere la democrazia in Burkina Faso e re instaurare al potere il dittatore Compaorè. Nessun accenno alle operazioni segrete dell’esercito francese in Centrafrica per far giungere al potere le milizie mussulmane Seleka successivamente combattute dalla Francia in quanto incontrollabili per poi ritirarsi militarmente lasciando il Paese nel caos. Nessun accenno ai vari crimini sessuali ed esecuzione sommarie compiuti dai soldati francesi in Africa senza alcun problema giudiziario in Patria.

Nel Continente sono presenti 10.000 soldati francesi impegnati nei teatri di guerra creati dalla Francia per mantenere il controllo delle risorse naturali. Dal 2014 la Francia sta utilizzando vari gruppi terroristici salafiti attivi in Africa Occidentale per destabilizzare le colonie africane ribelli e potenze economiche come la Nigeria. Il tutto mascherato da lotta contro il terrorismo. Una politica eversiva applicata in pieno anche in Siria. Macron non accenna minimamente alla Legione Straniera. Un corpo della Armée de terre française che permette di arruolare dei soldati stranieri (vale a dire dei mercenari). Un corpo formato nel 1831 che gode di una indipendenza a livello di reclutamento e operazionale. Un corpo totalmente fuori dal controllo del Parlamento francese  che lo rende di fatto un esercito d’oltremare da utilizzare per mantenere la supremazia politica ed economica della Francia in Africa.

La Legione Straniera è formata anche da criminali ricercati che vi trovano rifugio riuscendo a scappare dalla giustizia. Dopo 5 anni di servizio operativo (leggi combattimenti) i criminali stranieri ricevono amnistia e nazionalità francese. Dal 2012 la Legione Straniera arruola anche immigrati clandestini arrestati in Francia. Gli elementi maschi più promettenti ricevono la possibilità di scegliere tra la deportazione nei loro Paesi d’origine e raggiungere la Legione Straniera.

In sintesi la Legione Straniera è un corpo di repressione pura utilizzata dalla Francia per le peggiori operazioni militari al fianco di regimi dittatoriali e genocidari alleati di Parigi. Nel 1994 in Rwanda la 13° semi brigata della Legione Straniera, il 2° reggimento straniero di fanteria, il 2° reggimento straniero di paracadutisti e il 6° reggimento straniero del genio hanno partecipato alla  Operation Turquoise che aveva un solo obiettivo : quello di proteggere il regime genocidario di Aghate Habyrimna e le milizie Interahamwe responsabili di un milioni di morti, per la maggioranza tutsi. La 13° semi brigata si scontrò direttamente contro l’esercito di liberazione del Fronte Patriottico Rwandase vicino a Cyangugu frontiera con il Congo per proteggere la ritirata dell’esercito genocidario. Fu sconfitta in quanto gli Stati Uniti vietarono categoricamente alla Francia l’uso dell’aviazione militare. Vari soldati francesi sono sospettati di aver partecipato attivamente o tollerato il genocidio compiuto al nord est del Rwanda nel 1994.

Grandi assenti nella intervista rilasciata da Macron: Burundi e Rwanda. Una dimenticanza voluta poiché troppi crimini si nascondono dietro alle controverse relazioni con i due Paesi africani. In Burundi la Francia è tra i principali finanziatori del regime dell’ex presidente Nkurunziza, assieme a Cina e Russia. Dopo le prime inappropriate dichiarazioni fatte dal regime nel novembre 2015 a proposito dei suoi piani genocidari contro la minoranza tutsi la Francia è stata costretta a prendere le distanze e a pronunciare condanne formali al regime. Questa nuova linea non ha impedito la recente offensiva diplomatica di Parigi a favore del regime  (contemporanea e parallela a quella di Pechino) per bloccare la richiesta di intevento militare prima dell’irreparabile (il genocidio) sottoposta dal Presidente Donald Trump al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Non si intravvedono cambiamenti di politica estera nei confronti del Burundi da parte di Macron. Ora, alla presidenza, prende nota evitando però di parlarne della consegna di armi e munizioni al regime burundese che sta avvenendo in questi giorni: 1,5 milioni di dollari di armi e munizioni di fabbricazione russa, pagate dalla Francia e spedite, attraverso il Congo. Una consegna che doveva essere tenuta segreta e che ha l’obiettivo di garantire le condizioni militari, alle forze lealiste di Nkurunziza e ai terroristi ruandesi FDLR, per poter respingere una eventuale offensiva militare dell’opposizione armata, appoggiata da Washington, Londra, Tel-Aviv e da potenze regionali. Un gesto che potrebbe risultare criminale in quanto si sta fornendo armi ad un regime che, a più riprese, dal 2015 ha reso pubbliche le sue intenzioni.

Nessuno in Rwanda si aspetta dal nuovo Presidente francese una chiara ammissione delle responsabilità durante l’Olocausto: 100 giorni, 1 milione di vittime, 10.000 al giorno. “Nonostante che Monsieur Macron con ll suo movimento En Marche si sia distinto dal classico spettro politico francese occorre considerare le sue origini. Macron è un socialista, della stessa famiglia politica che preparò minuziosamente, gestì e coprì il genocidio in Rwanda. Non vedo nessuna intenzione da parte di Macron di denunciare i suoi predecessori, qualcuno ancora in vita in Francia lontano da ogni problema giudiziario” afferma il Professore Aggee Shyaka Mugabe docente di scienze politiche presso l’Università del Rwanda ed esperto in ricostruzione post bellica, e Giustizia sui crimini di guerra e contro l’umanità.

Macron ha lanciato critiche sul colonialismo francese in Algeria per attirare i voti del elettorato francese di origine nord africana ma rimane e rimarrà fermo nel ignorare il ruolo della Francia nel genocidio ruandese. Primo perché l’elettorato francese di origine ruandese è insignificante. Secondo perché le complicazioni giuridiche di una eventuale ammissione di colpa sono troppo grandi e incontrollabili per essere gestite bene dal governo Macron senza conseguenze. Il Genocidio a livello giuridico internazionale è un tra i pochi crimini che non vanno in prescrizione.” fa eco il Professore Phil Clark specializzato in studi orientali e africani presso l’Università di Londra.

I pareri espressi da questi due illustri docenti universitari sono fondati. Per la France Afrique è massima priorità attuare un cambiamento di regime in Rwanda installando un governo “amico” poco importa se ancorato o no alla HutuPower. Macron non andrà contro i piani della Cellula Africana del Eliseo. Piani che identificano come principale attore per riottenere il controllo del Rwanda proprio il gruppo armato ruandese FDLR autore del genocidio del 1994 che ha il quartiere generale politico a qualche centinaia di metri dal Eliseo nonostante che dal 2000 sia stato inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche internazionali.

Ne tanto meno consegnerà alla giustizia ruandese i genocidari fino ad ora protetti dai vari governi francesi, a partire dalla mente del genocidio 1994: la First Lady Aghate Habirimana. L’intervista rilasciata a Jeune Afrique lo scorso aprile avrà rassicurato il mondo imprenditoriale e dell’alta finanza francese ma non ha convinto l’Africa, consapevole che Macron difficilmente avrà il coraggio di rompere con la France Afrique. C’è chi invita alla vigilanza in quanto, storicamente, sono stati proprio i governi socialisti a commettere le peggiori atrocità in Africa e, come ricorda il Professor Mugabe “Macron è un socialista, della stessa famiglia politica che preparò, gestì e coprì il genocidio in Rwanda”.

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