lunedì, Aprile 6

Emiliano e M5S: tentativo di Compromesso Storico 2.0? Giovanni Orsina ci spiega gli possibili scenari in caso di vittoria di Emiliano alle primarie

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Crede che nel caso di un Emiliano che tende la mano ai 5 Stelle questi ultimi potrebbero permettersi di lasciarsi sfuggire l’occasione di partecipare ad un governo?

Dipende moltissimo dal come si arriva ad una situazione del genere. Se il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni arrivasse in una condizione complicata per tutta una serie di fattori, diciamo al 18%  per esempio e quindi in fase di ripiegamento, a quel punto potrebbe ragionare in termini di cogliere l’opportunità. Però in tal caso dovrebbe mutare pelle perché la loro posizione attuale non è questa.

Se invece la situazione fosse quella di buono stato di salute alle elezioni, allora la loro opzione dovrebbe diventare quella del “tanto peggio tanto meglio”. Se in pensiamo in retrospettiva questo scenario si è già presentato nel 2013 con il famoso no a Bersani, che al Movimento 5 Stelle in definitiva è convenuto perché non si è sporcato le mani col governo ed è addirittura cresciuto nei sondaggi. Il rimanere alla finestra si è rivelata la mossa più intelligente della loro storia.
Se quindi si ripresentasse una situazione simile potrebbero serenamente comportarsi allo stesso modo, puntando veramente poi a diventare un partito di governo da soli.

Uno scenario del genere, con il M5S nei panni della forza che non si allea ma che così difficilmente può raggiungere l’agognato 40%, potrebbe ricordare quanto avvenuto all’epoca del tentato Compromesso Storico tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista?

Dipende di nuovo dalla situazione in cui ci troveremo alle elezioni. Il problema rispetto al confronto con il Compromesso Storico è che quel tipo di modello non prevedeva un egemone, configurandosi come un accordo tra pari.  Ma in un accordo tra pari con il PD il Movimento 5 Stelle finirebbe divorato, perché non ha neanche gli uomini e la cultura di governo.
Non gli converrebbe perché andrebbe a sporcarsi le mani senza avere la possibilità di contare.

Per quanto riguarda invece la credibilità verso il proprio elettorato, il Movimento sarebbe penalizzato da uno scenario del genere?

Certamente, perché dopo aver sputato tutto il veleno possibile sul PD come partito dell’establishment e della corruzione ci si alleerebbero. E poi nel momento in cui ti prendi delle responsabilità di governo diventi il capro espiatorio per la rabbia delle persone, diventando vittima di quel meccanismo di cui finora si è avvantaggiato. Che è poi ciò che è capitato a Renzi: lui sale come rottamatore sfruttando la rabbia delle persone verso la politica tradizionale, poi governa per due anni e mezzo e la politica tradizionale diventa lui stesso, con i risultati che abbiamo visto. Il Movimento 5 Stelle vuole tenersi fuori da questa dinamica.

Tutti questi discorsi partono dall’ipotesi di un Michele Emiliano eletto segretario del PD. Secondo lei chi vincerà questa corsa?

Non mi sembra che Emiliano abbia chances enormi. Per Renzi di certo il risultato positivo non è scontato, ma credo che il suo contendente più serio sia Orlando, perche dietro di sé ha quelli che ancora contano all’interno del partito, e per le primarie questo potrebbe contare. Renzi appare ancora in una situazione di vantaggio, ma è molto logorato ed indebolito.

Tra i tre contender per la segreteria democratica quale sarebbe quello migliore in prospettiva di elezioni politiche?

Forse il migliore sarebbe Orlando. Renzi come ho detto è molto logorato e non so quanto rappresenti ancora una carta vincente in ottica elettorale, anche se lui ancora si illude di avere il 40% degli italiani dalla sua. È anche vero però che Orlando in campagna elettorale non ha mai vinto, quindi per ora sono solo ipotesi.

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