giovedì, Novembre 14

Embargo UE su armi a Turchia? Beh, si, no, insomma, NI Il comunicato finale della riunione del Consiglio degli Affari Esteri della UE di ieri esprime tutta l’ipocrisia europea e non solo che stiamo infliggendo ai curdi … e alla fine a noi stessi

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Devo confessare che certe volte, a seguire quello che accade e specialmente a leggere i giornali (invero anche molti scritti ‘scientifici’, ma sorvoliamo) ho degli sbandamenti tremendi, non riesco a capire, sento e leggo cose che non dovrebbero avere senso o che credevo superate da decenni, se non secoli.
Sulla questione dei curdi, mi pare, al di là delle ipocrisie di cui ho parlato, leggo cose un po’ sorprendenti e che non capisco, o almeno sulle quali vale la pena di dire qualcosa.

Il professor Lucio Caracciolo, in una intervista ad ‘Huffington Post’, alla domanda del giornalista (de Giovannangeli, molto bravo) «I curdi sono destinati al sacrificio?» risponde tra l’altro che i «curdi non sono una Nazione, ma una etnia divisa in varie fazioni storicamente rivali … Noi stessi occidentali non abbiamo le idee molto chiare … Forse bisognerebbe sciogliere questa contraddizione».
Il generale Franco Angioni, spiega, al medesimo giornalista, che ciò aumenterà il potere della Russia, peraltro ormai bene insediata nel Mediterraneo. Cosa che, come noto, è una antica aspirazione russa.
La signora Lucia Annunziata, cui va dato atto di avere dedicato una parte della sua trasmissione al tema, sia pure senza ‘sacrificare’ il mitico Matteo Salvini che vuole interrompere i negoziati per l’adesione della Turchia alla UE già interrotti da quel dì, lamenta la mancanza di gratitudine dell’Europa vero i curdi e dichiara altresì di essere molto commossa, anzi se non sbaglio le sfugge anche una lacrima.
Angelo Panebianco, commenta seccatissimo che gli USA sono un disastro perché se ne vanno dalla Siria e in Afghanistan negoziano con i talebani, il che indica il declino della potenza americana.

Il nostro Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dopo avere detto che sospenderà l’invio di armi alla Turchia solo dopo che l’UE lo avrà deciso con una voce unica (sic!), al termine della riunione del Consiglio degli affari esteri della UE, dichiara testualmente: «E’ stato un Consiglio degli Esteri molto importante in cui la richiesta dell’Italia era a tutti gli Stati europei nel futuro a bloccare l’export per gli armamenti verso la Turchia, perché non possiamo accettare quello che sta facendo. L’Europa oggi parla con una voce e tutti gli Stati condannano quello che la Turchia sta facendo nel territorio siriano e soprattutto si sono impegnati tutti a bloccare l’export degli armamenti» (ascolta in ) e aggiunge che ora si dovranno firmare atti e documenti vari per mettere in pratica la decisione italiana di non dare armi alla Turchia, testuale.

Il documento finale della riunione del Consiglio degli affari esteri della UE afferma, tra l’altro: Invita la Turchia a cessare l’attacco, ribadendo la propria difesa dell’unità e integrità territoriale della Siria, invitando a intensificare i lavori del cosiddetto ‘processo di Ginevra’; afferma che la Turchia è un partner chiave della UE. Infine, il comunicato afferma testualmente: «In this context, and taking into account the fact that Turkey’s military action with its dramatic consequences is still ongoing, the EU recalls the decision taken by some Member States to immediately halt arms exports licensing to Turkey. Member States commit to strong national positions regarding their arms export policy to Turkey based on the provision of the Common Position 2008/944/CFSP on arms export control, including the strict application of criteria 4 on regional stability. The relevant Council working group will meet later this week to coordinate and review the Member states’ positions on this matter».

La Posizione comune citata al punto 5 dei criteri afferma in maniera articolata il divieto di forniture di armi a Paesi che le usino per reprimere problemi interni, in sintesi al punto 5 della premessa, il documento afferma: «Gli Stati membri sono determinati a impedire l’esportazione di tecnologia e attrezzature militari che possano essere utilizzate per la repressione interna o l’aggressione internazionale o contribuire all’instabilità regionale».
Mi fermo qui, ma potrei continuare. Mi fermo, con una precisazione preliminare: il ‘processo di Ginevra’ è morto da quel dì, oggi c’è una sorta di sostituto, ad Astana.

Ciò premesso, il nostro Ministro, ha affermato a Napoli che l’Italia avrebbe interrotto le (peraltro inutili) forniture di armi solo dopo che l’Europa avesse parlato con una sola voce facendo lo stesso. A quanto pare, ora ritiene che ciò sia accaduto, ma evidentemente io non so leggere l’inglese come lui e allora mi sono fatto tradurre da un ‘madre lingua’ (italiana, ovviamente) la frase chiave, che, secondo il mio interprete dice: «L’UE ricorda la decisione assunta da alcuni Paesi Membri di interrompere immediatamente le forniture di armi … gli Stati Membri si impegnano ad una posizione nazionale ferma con riferimento alla loro politica di esportazione di armi … ». Dove il Ministro abbia letto che gli Stati si sono impegnati a non rifornire armi alla Turchia non lo so. Ma lui è Ministro e sicuramente sa meglio e più di me.

Resta il fatto che, armi o non armi, e posto che in materia l’UE non ha competenza obbligatoria, l’Unione può, invece, adottare tutti i meccanismi di garanzia anti-uso della forza e anti-repressione ecc. che vuole … se vuole. Evidentemente non vuole, , pare, che vorrà, visto che la cosa è finita lì. E dunque, a costo di essere ripetitivo, ipocrisia a gogo.

Che gli USA stiano perdendo un po’ della loro influenza non vedo perché secchi tanto a tanti: potrebbe essere un vantaggio per tutti, e se dall’altra parte ne acquisisce un po’ Putin che male c’è? Certo, il meglio sarebbe che nessuno avesse influenza eccessiva, ma è ancora da dimostrare che oggi l’influenza altrui sia solo merito di chi la esercita e non degli … influenzati!
Il generale Angioni parla da militare e analizza le cose in quella prospettiva: non so se anche lui tema la presenza russa. Però, sarebbe utile a lui ed altri, ricordare che si tratta di potenza russa non sovietica, fino a quando durerà questa folle continuazione della guerra fredda voluta in gran parte da inglesi e americani. La pace si fa in due: se uno dei due pensa solo a come fregare l’altro o, peggio, ne ha paura, addio pace. Quanto alle trattative americane con i talebani, e con chi dovrebbero trattare gli americani dopo averne distrutto il Paese, le istituzioni, centinaia di migliaia di persone, ma non … i talebani? Non ho conoscenza (certo sono solo un professorucolo ignorante) di paci fatte con gli amici.

Mi spiace per la commozione della Annunziata, forse sincera, ma accorgersi oggi di ciò che accade e dimenticarlo domani, dopo averlo dimenticato per anni, anzi decenni, forse non è proprio il massimo della perfezione. Diciamocelo francamente un po’ di ipocrisia qui per i curdi, e poi per i palestinesi, e poi per i birmani (notato: non ne parla più nessuno, ma li continuano a massacrare) e poi per i Tuareg del Mali, ecc., ecc., ecc. mi pare che vi sia.
Un giornalista non piange, racconta, se è un giornalista, e racconta sempre; anzi, proprio perché racconta sempre contribuisce a ridurre i danni delle azioni che racconta. Anche io, dirà qualcuno? Beh, nel mio piccolo, ho parlato di tutto ciò a lungo come studioso, beninteso di serie B, ho scritto sulla Palestina e su Israele, sui camerunesi e sulla Rhodesia, e … sui curdi, appena lo scorso anno.

I quali curdi «non sono una Nazione e solo una etnia», cioè una razza. E allora, si possono ammazzare liberamente, forse quello non voleva dirlo Caracciolo ma a leggere è ciò che appare, ma posto che non volesse dirlo che significa che siccome non sono una Nazione non hanno diritti? Eh no, professor Caracciolo, proprio no: io faccio il giurista, per definizione guardo a certi fenomeni con l’animo dell’entomologo, senza emozioni. Ma l’autodeterminazione dei popoli spetta a tutti, proprio tutti, i popoli’. Né alle Nazioni, né alle etnie, ai popoli. Si fidi professor Caracciolo. La nazionalità è un concetto culturale, astratto: siamo italiani noi napoletani, come i luganesi e, udite udite, perfino i meranesi checché ne dicano. Ma non siamo ‘un’ popolo, e il diritto internazionale non ce lo riconoscerebbe mai … non ditelo a Sakvini che magari domani va a occupare Lugano.

Il diritto internazionale difende e protegge (tra mille e una virgolette) i popoli’, sia pure nelle ‘frontiere ereditate dal colonialismo’, secondo la famosa definizione della Conferenza del Cairo della Organizzazione dell’Unità africana n. 16 del 1964, se non ricordo male elaborata per la prima volta da Kwame Nkrumah. I curdi, saranno pure antipatici e divisi tra di loro (perché, noi italiani siamo uniti? vogliamo dare ragione a Bossi?), ma laloroterra ce l’avevano, invasa dall’impero ottomano e dai turchi, lororidatadal trattato di Sévres (ne ho parlato nei giorni scorsi), brutalmente cancellato dallePotenze Occidentali’, Italia inclusa. Poi, litigano fra di loro … eh io litigo tutti i giorni con mia moglie, i miei figli, l’autista e lo psicologo, e che mi tolgono la cittadinanza?

Certamente, prof. Caracciolo, certamente il diritto internazionale stabilisce che i soggetti, gli Stati, sono tali se sono effettivi, ma stabilisce anche che gli Stati nascono se i loro futuri popoli riescono a rivoltarsi contro i regimi, interni o esterni che siano, che li opprimono, lo dice il terzo comma della Dichiarazione Universale sui diritti dell’uomo, lo ricorda?
E allora: il diritto internazionale esiste, come esiste il diritto penale. Il fatto che il signor Messina Denaro sia libero come un fringuello non vuol dire che il diritto penale non esiste e che l’omicidio è lecito. Non diversamente, il fatto che la Turchia e la stessa Siria e l’Iraq e l’Iran non amino i curdi, non incide in nulla sui loro diritti o meglio aspettative.

Da giurista, me ne perdonerete signori Caracciolo, Annunziata, Panebianco, Di Maio, Conte, ecc., queste cose le dico senza piangere, a occhi asciutti, ma a muso duro.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.