venerdì, Febbraio 28

Ema, l’Olanda si dice pronta. Milano non molla Siria, a Ghuta nuovi bombardamenti. Trump: 'Non ho mai detto diamo armi agli insegnanti'

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La questione Ema continua ad alimentare il dibattito europeo. Ad intervenire oggi il vicepremier olandese Hugo De Jonge, che ha affermato: «Abbiamo accolto una delegazione degli europarlamentari oggi qui ad Amsterdam e possiamo assicurarvi che l’Olanda è pronta per accogliere l’Ema. Rispetteremo i tempi e assicureremo l’operatività dell’agenzia, yes we can, yes we will».

Il capo delegazione dell’europarlamento, Giovanni La Via, dopo aver visionato la sede dello Spark Building, aveva lamentato le poche risposte provenienti da Amsterdam sulla questione Ema: «E’ un momento intenso, abbiamo fatto un sacco di domande e non ci sono moltissime risposte. Si fermano sempre a quella che è l’offerta fatta. In realtà abbiamo scoperto che gli aggiustamenti della sede non prevedranno un tender, cioè un bando di gara, e pensano di poterlo effettuare in tempo. E’ emerso pure che non c’è un piano alternativo. Se i lavori non dovessero essere pronti in tempo non c’è una alternativa».

Poi anche botta e risposta tra il Consiglio Ue e Milano. Il primo avrebbe ritenuto irricevibile il ricorso sull’assegnazione della sede di Ema ad Amsterdam. Immediata la replica alle indiscrezioni da parte del Comune di Milano: il Consiglio Ue «non rigetta nulla perché non ha il potere di farlo, come non ha nessun potere di dichiararlo irricevibile. Il ricorso è fondato e ricevibile».

«L’Italia è arrivata prima e ha perso al sorteggio. Ora bisogna verificare se nella candidatura di Amsterdam le cose erano tutte fatte bene, con un gioco di squadra. A me non piacciono le battute elettorali su questa questione, io non ne faccio e vorrei che non le facessero gli altri leader politici», ha detto proprio riguardo all’Ema il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni a Porta a Porta.

Altri 13 civili, di cui 3 bambini, sono stati uccisi in nuovi bombardamenti compiuti dalle forze governative siriane sulla regione della Ghuta orientale, vicino a Damasco, controllata da gruppi ribelli. A dirlo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus). I raid hanno colpito la cittadina di Duma.

Mentre all’Ansa la nuova co-leader del partito filo-curdo Hdp in Turchia, Pervin Buldan, fa sapere che dall’inizio dell’offensiva turca contro l’enclave curdo-siriana di Afrin sono stati uccisi più di cento civili: «Abbiamo molte foto che documentano le vittime civili. Non è facile fornire cifre esatte, ma dalle nostre fonti sappiamo che ci sono più di 100 civili uccisi», ha spiegato. «Tutta la comunità internazionale e gli Stati Uniti dovrebbero fare pressioni sulla Turchia perché lasci Afrin al più presto possibile e accetti la sua amministrazione. L’operazione di Afrin avrà delle conseguenze politiche molto importanti nell’area. Sia i Paesi europei che gli Stati Uniti hanno commesso un errore a non sostenere la sua amministrazione democratica. Una soluzione può essere trovata solo col dialogo».

Dopo le polemiche di ieri, nuovo intervento di Donald Trump sulla questione armi: «Non ho mai detto ‘diamo armi agli insegnanti’. Quello che ho detto è guardare alla possibilità di dare armi a insegnanti esperti di armi con esperienza militare e addestramento speciale», ha ricordato il presidente su Twitter, sottolineando che questa ipotesi consentirebbe di salvare vite e sarebbe un deterrente per i ‘codardi’ che vogliono attaccare. Nel frattempo però lo sceriffo della contea della Florida, teatro dell’ultima sparatoria in un liceo, ha ordinato che i responsabili autorizzati a farlo comincino a dotarsi di fucili sul territorio scolastico.

A rincarare la dose  il numero uno della Nra, Wayne LaPierre: «Basta con le scuole aperte ad ogni matto: C’é bisogno di una sicurezza efficace, addestrata ed armata. L’idea che una sicurezza armata ci renda meno sicuri è ridicola. La Nra è pronta a lavorare con le scuole che lo chiedono».

«C’è un inizio di marzo molto importante per l’Ue. C’è il referendum Spd in Germania e le elezioni italiane, e sono più preoccupato per l’esito delle elezioni italiane che per il risultato del referendum dell’Spd»: a dirlo il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker, secondo cui «dobbiamo prepararci allo scenario peggiore, cioè un governo non operativo in Italia». Mentre la cancelliera Angela Merkel lancia un allarme: «Il mondo non aspetta noi, né noi in Germania, né noi in Europa. E io sono convinta che abbiamo bisogno di risposte europee ai grandi cambiamenti del nostro tempo».

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