giovedì, Aprile 25

Ema: Amsterdam nuova sede, molte perplessità Molti indicatori porterebbero a preferire Milano. Ma ad oggi prevalgono scelte differenti. Intervista a Fabrizio Gianfrate, docente di economia del farmaco presso l’Università di Ferrara

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Tra le conseguenze della Brexit, è attualmente in via di definizione l’iter relativo al trasferimento dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) dalla sua sede a Londra. Le numerose osservazioni anche polemiche, sollevate in relazione a quello che sembra essere il sempre più probabile spostamento ad Amsterdam non sono mancate anche nei giorni scorsi. Netta infatti, in merito a ciò, la posizione della parlamentare europea Mercedes Bresso: «I deputati europei sono pronti ad usare i propri poteri con una decisione che potrebbe addirittura mettere in discussione la stessa scelta di Amsterdam, facendo quindi saltare l’accordo raggiunto in sede di Consiglio Ue. La battaglia per la scelta della nuova sede Ema, e per ribadire le competenze del Parlamento europeo, è solo all’inizio».

Ma nel frattempo, la conferenza dei presidenti dell’Europarlamento ha dato il via libera, l’8 febbraio scorso, alla missione del Parlamento europeo ad Amsterdam, per verificare le condizioni del trasloco della sede dell’Ema da Londra. Lo ha reso noto recentemente il presidente del Pe Antonio Tajani. Prossima tappa della vicenda, dunque, lo svolgimento di tale missione prevista il prossimo 22 febbraio.

Cosa rappresenterà per i cittadini europei questo cambio di sede? Si avranno opportunità per il Paese ospitante? L’Italia ha ancora possibilità di ottenere l’assegnazione della sede Ema? Per rispondere a tali domande, abbiamo consultato Fabrizio Gianfrate, docente di economia del farmaco presso l’Università di Ferrara. Per il supporto all’ideazione di questa intervista, si ringrazia l’avv. Federica Giandinoto, attualmente non operativa, iscritta presso il Foro di Roma.

 

Il trasferimento dell’Ema è solo una procedura burocratica conseguente alla Brexit oppure ci possono essere delle opportunità connesse allo stesso?

Partiamo dal perché l’Ema era stata insediata a Londra: lo era stata perché questa città era ed è la capitale del settore farmaceutico, sotto tutti gli aspetti, sia nel settore produttivo, che della ricerca, delle competenze normative, dell’expertise economico. Con la Brexit, si è creata la necessità di spostare tale sede e non c’è nessun’altra ragione che giustifichi il cambio: non poteva rimanere a Londra, considerato che si tratta di un ente che prende decisioni in merito al mercato del farmaco in tutta Europa. Non credo che il rilevante indotto economico, di un miliardo e sette, di cui si è parlato, che si creerebbe nella nuova ubicazione di Ema, rappresenti la ragione principale per cui destinare la sua sede in un determinato Paese: sono cifre a caso, rispetto a cui il fatto che ci guadagni una città piuttosto che un’altra è irrilevante.

Quindi il discorso relativo ai vantaggi economici o di altro tipo per il Paese ospitante è secondario; ma qualche beneficio c’è …

Un certo beneficio c’è, perché si crea un indotto per la mobilità delle persone, per tutta una serie di attività che ricadono sul territorio, ma non mi pare il motivo su cui fare una comparazione tra le varie città; il criterio principale da cui partire è scegliere la sede in cui l’Ema lavora meglio.

Quali altri criteri dovrebbero guidare la scelta della nuova sede?

Secondo i criteri che hanno portato all’assegnazione iniziale a Londra, seguirebbe naturalmente l’Italia, per quanto riguarda i livelli di expertise, della presenza del settore farmaco, in tutta la sua trasversalità. Il punto di partenza è ragionare nei termini del maggior vantaggio possibile per i cittadini europei, che non si raggiunge certo spostando la sede Ema ad Amsterdam.

L’Olanda ancora non è la sede certa verso cui spostare Ema? Secondo il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, la questione è ancora aperta.

Sì, la questione è ancora aperta e la sede naturale sarebbe italiana, Roma o Milano, ma a Roma c’è già l’Aifa, per cui Milano sarebbe stata ideale. Milano sarebbe piuttosto la sede più efficiente ed efficace possibile, dove l’Ema potrebbe lavorare meglio. Amsterdam, in confronto, non ha nessun titolo specifico, se non perché i dipendenti vogliono Amsterdam e la Merkel stessa preferisce l’Olanda ad un Paese mediterraneo. Ma, da questo punto di vista, bisognerebbe ragionare in termini di efficacia dell’Ema per cinquecento e più milioni di europei. Expertise, presenza di aziende e consulenti del settore, storica esperienza nel settore farmaceutico, tutta una serie di condizioni ambientali favorevoli insomma, farebbero propendere per la scelta di Milano.

Possiamo citare anche qualche dato statistico relativo alla convenienza di scegliere l’Italia?

Nel settore farmaceutico, l’Italia è tra i Paesi che produce ed esporta di più, in Europa, è quasi al livello della Germania. Non ci sono altri settori che vanno così bene in Italia, come si può reperire dai dati di Farmindustria e come è stato anche riportato da fonti di informazione autorevoli come ‘Il Sole 24 Ore‘ . Ciò in qualche modo giustificherebbe la presenza in Italia di un ente regolatore così importante. In conclusione, l’Ema è un’agenzia che funziona davvero molto bene ed è ben guidata dal suo direttore, Guido Rasi; spostarla comporta alcuni rischi, per cui è bene adottare un criterio di scelta svincolato da interessi particolari, ma nella prospettiva di un suo adeguato funzionamento per i cittadini.

Cosa succederà dopo la missione del 22 febbraio, prossima tappa dell’iter di trasferimento dell’Ema?

Non mi aspetto nulla da tale missione, se non una verifica delle condizioni del cantiere. Il vero problema è la discutibile trasparenza della procedura di sorteggio e di tutto ciò che probabilmente l’ha determinata. Una certa analisi a mio avviso va fatta in quella direzione.

In che senso?

Mi pare curioso, se confermato, anche perché dichiarato da alcuni europarlamentari tra cui la Bresso, quindi da fonti ‘responsabili’ e non fake, che, a quanto pare, al sorteggio non fosse presente nessuno, che le schede siano state subito eliminate, che non esista una verbalizzazione. Mi sembra una procedura discutibile che va chiarita.

Sarà possibile eventualmente presentare ricorso rispetto a tale scelta?

Sì, è possibile. Ho seguito la vicenda sin dall’inizio e ricordo che, subito dopo la Brexit, la Merkel si espresse per una sede collocata in un Paese del Nord Europa. La maggioranza dei dipendenti Ema inoltre aveva scelto Amsterdam come sede principale. Anche ponendo che il personale italiano non sia stato propriamente lucido nelle ultime fasi di scelta, non escluderei che la si possa essere indirizzata in tal senso considerando che la maggioranza del personale voleva andare a lavorare lì. Da questo punto di vista, sembra si sia tenuto più conto della volontà dei dipendenti, i quali tra l’altro, se vivono in un contesto in cui è più alta la qualità della vita, sono più soddisfatti e rendono anche di più. Ma ciò non toglie che ci sia stata poca trasparenza in quanto verificatosi; su ciò, a mio avviso, bisognerà indagare meglio. Comprendo che si siano adottati tutti gli strumenti possibili, anche al limite del lecito, per scegliere Amsterdam nel rispetto della volontà dei dipendenti di Ema, ma, se c’erano delle regole e dei criteri per la scelta della sede, si sarebbero dovuti seguire.

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