lunedì, Agosto 3

Eluana Englaro e Udine gravemente sfregiate La politica priva di solidarismo è la morte. Pietro Fontanini, Sindaco di Udine nega il diritto di parlare di morte, sarebbe illegale, si perché nel lessico dei leghisti le cose illegali non sono quelle che infrangono la legge, bensì quelle che non entrano nella loro testa

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Si chiama Pietro Fontanini, il Sindaco di Udine, e viene da lontano, da un luogo sperduto nel tempo e nello spazio, non sapremmo quale esattamente, ma di sicuro bisogna tornare molto indietro per trovarlo. Per incontrare le origini della cultura da cui scaturisce, così piena di risentimento verso tutto ciò che sente di civiltà, di accoglienza, di compassione, occorre viaggiare a lungo

In quei giorni così remoti vi erano solo raccoglitori nomadi, si alzavano la mattina e partivano in cerca di cibo, ognuno per sé, poi, a sera, tornavano alla propria caverna, aspettando il giorno appresso, per ripetere i medesimi rituali di quello precedente. 

Possiamo comprendere il Sindaco, certi concetti, così sofisticati, appena messi in fila qualche riga sopra, che potremmo condensare nel sostantivoumanità’, non erano ancora noti, essendo conseguenza della scoperta di quella natura sociale, altruistica, responsabile di tutti i progressi compiuti dal genere umano, da sempre avversati da chi si è attardato sulla impervia strada della civilizzazione.
Socialismi reali, nazismi, fascismi, sovranismi, leghismi, una bella compagnia che sigilla nei propri scrigni gli elenchi di coloro che non vogliono rinunciare al primato degli istinti e vedono nella ragione, e persino nell’altruismo, semplici incidenti temporanei della storia e del potere, che pure conquistano grazie alla vituperata democrazia, usato poi come un’arma di vendetta, un mezzo per propagare sentimenti che dividono i gruppi umani, ferendoli e facendoli regredire a quelle epoche sognate.   

Non è un caso se costoro, oltre ai loro simili, non amano i libri -qualcuno addirittura li brucia-, e quando si imbattono in qualcosa che somiglia all’intelligenza si atterriscono, deridendone i portatori e chiamano ‘professoroni’ tutti quelli che sono in grado di completare anche solo uno schema facile della Settimana Enigmistica, se poi uno riesce a risolvere il celebre Quesito con la Susi sono capaci di metterlo al muro.
A loro basta la furbizia, una specie di uranio impoverito dell’intelligenze, più che sufficiente per difendere la femmina e il territorio. Difenderli, però, è una espressione impropria, in realtà li isolano e li soffocano, perché ogni apertura smaschera la pochezza dei tiranni.

Qualche giorno fa, a Udine, i membri dell’associazionePer Eluanaavevano chiesto la disponibilità di una sala civica per organizzarvi un convegno sul fine vita, difficile capire il dramma sotteso per chi considera l’esistenza una palestra di odio, governata dalle pretese territoriali, dove tutti sono contro tutti e i diritti -quelli dei migranti, degli omosessuali, degli ebrei, delle famiglie di fatto- sono preda ambita. 

Il funzionario responsabile del Comune, che immagino persona normale, aveva concesso il nulla osta, senza però fare i conti con l’anima nera della Lega, ora amministrata da un leader nazionale che nasconde il suo vero grado, caporale, facendosi chiamare, generosamente, ‘capitano’. Un bulletto che in un paese appena dignitoso gestirebbe un autolavaggio

Il funzionario, dunque, accorda il permesso, ma interviene il Sindaco e revoca, giustificandosi con il fatto che quella manifestazione farebbepropaganda a cose illegali’. Nel lessico dei leghisti le cose illegali non sono quelle che infrangono la legge, bensì quelle che non entrano nella loro testa, un monolocale angusto all’interno del quale ci sta giusto una sedia. 

Il cuore, purtroppo, sta anche peggio, come dimostra proprio questa vicenda, il cui fulcro è il dolore di una madre e di un padre, Beppino Englaro, un uomo che dopo avere generato, è stato costretto a compiere il viaggio più crudele e innaturale, accompagnando per un tempo infinito la sua principessa, oramai esangue, al di la delle acque, consapevole che non vi era più rimedio, assolutamente certo che lei non sarebbe più tornata indietro. 

A quest’uomo, a questo padre, è stato negato il diritto di rendere più civile una meravigliosa città come Udine, sfregiata, insieme a quella creatura, da chi è inadatto a guidarla, che offende tutti coloro si dichiarino certi non vi sia alternativa al confronto delle esperienze e delle intelligenze.
Un dialogo che deve potersi spingere sino a confini della vita, sforzandosi di conferire loro quella dignità senza la quale la nostra umanità collassa, rovinosamente, nei cuori e nelle menti di individui che mai si sono annidati nella vita stessa e per questo vorrebbero estirparvi coloro che la considerano degna di essere amata con le migliori energie. 

Beppino Englaro, con la sua autorità, può aiutarci a comprendere che non siamo immortali, che la morte, tema colpevolmente rimosso dai guerrieri più rozzi e superbi, ci è compagna. L’ultimo segmento del nostro percorso terreno possiede la stessa dignità di tutti quelli precedenti, per questo bisogna occuparsene, cercando risposte che non sempre abbiamo, ma che devono scaturire da uno sguardo competente e misericordioso, possibilmente sforzandosi di capire cosa è meglio in quella specifica situazione.
La morte, infatti, non si approccia con gli strumenti della sociologia, perché l’anima non si pesa a chili, ma con il rispetto dovuto a ciascuna creatura nella sua imperscrutabile originalità.   

Non mi è mai accaduto di vedere un leghista felice, sono sempre ingrugniti, pessimisti, ruvidi, mi ricordano i miei pazienti a cui il padre non riservò mai un abbraccio. È triste, ma forse è più triste constatare che molti li ritengano idonei a guidare le nostre comunitàLa politica ladra e corrotta è un cancro. La politica priva di solidarismo è la morte.

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