venerdì, Novembre 15

Elon Musk ancora nell’occhio del ciclone Un suo tweet è finito nel mirino delle autorità di controllo

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Guai in vista per Elon Musk. La Security and Exchange Commissio (Sec), l’organo incaricato di vigilare sul corretto funzionamento dei mercati azionari statunitensi, ha infatti richiesto a un giudice federale di trascinare sul banco degli imputati il fondatore di Tesla e SpaceX per un suo tweet pubblicato lo scorso 20 febbraio. Tweet che, a detta dei controllori, costituirebbe una palese violazione dell’accordo raggiunto nel settembre 2018 dalla Sec con Musk in base al quale quest’ultimo avrebbe potuto pubblicare sui social network post contenenti informazioni rilevanti per gli investitori soltanto previa approvazione del consiglio d’amministrazione della società.

Nello specifico, Musk ha scritto su Twitter che Tesla avrebbe sfornato circa 500.000 veicoli nel corso del 2019, senza fare esplicito riferimento a documenti societari che avvalorassero il vaticinio‘. L’imprenditore sudafricano, dal canto suo, si difende sostenendo invece che quanto da lui comunicato trovi pieno riscontro nel rapporto emesso dall’azienda nello scorso gennaio, in cui si identificava come obiettivo la produzione di un numero di veicoli compreso tra le 350.000 e le 500.000 unità, e richiamando l’attenzione della Sec su un secondo tweet di parziale rettifica pubblicato poco dopo, in cui si dava conto del fatto che quella relativa alle 500.000 vetture – pari a 10.000 auto alla settimana – era la previsione attesa, mentre il numero delle consegne dovrebbe attestarsi intorno a quota 400.000 veicoli.

I controllori rimangono comunque convinti che il comportamento tenuto da Musk configuri una chiara infrazione dell’accordo, raggiunto proprio per limitare la spiccata tendenza dell’imprenditore a fare un uso quantomeno spregiudicato dei social media. Nell’agosto 2018, Musk aveva infatti annunciato su Twitter l’imminente ritiro di Tesla dai listini borsistici, beccandosi come punizione un’ammenda da 20 milioni di dollari – da sommare agli altri 20 comminati all’azienda – e tre anni di interdizione dalla carica di presidente della società.

La controversia con la Sec è costata cara a Tesla, il cui valore di Borsa è diminuito – passando da 304 a 291 dollari per azione – del 4% circa in poche ore. Ora il titolo galleggia attorno a 285 dollari, per una capitalizzazione che supera i 50 miliardi di dollari. Una cifra di poco inferiore a quella di un colosso come General Motors, che ha venduto oltre 8 milioni di veicoli nell’arco del 2018. Tesla si è invece fermata a 250.000 vetture, ma Musk e l’apparato dirigenziale della compagnia ritengono di poter fare il salto di qualità anche grazie all’entrata in vigore di un piano aziendale che prevede di tagliare i costi attraverso la chiusura dei punti vendita fisici (cosa che implica circa 3.000 licenziamenti) e di abbassare il prezzo dei veicoli di punta, che verranno vendute soltanto on-line. Si parla di 35.000 dollari per ciascuna Model-3, cosa che conferirebbe all’auto una dimensione (relativamente) ‘popolare’.

Resta da vedere se gli investitori – specialmente dopo la dura presa di posizione di un esperto di settore come Steve Wozniakcontinueranno a dare fiducia a Musk, visto e considerato che la riduzione del prezzo dei veicoli era stata identificata come obiettivo già da anni, ma l’azienda non stata finora in grado di conseguirlo a causa dell’incapacità della linea di montaggio della Model-3 di garantire livelli di produzione in linea con le attese. Come conseguenza, il prezzo medio delle Model-3 si è attestato a quota 42.500 dollari in America e 60.000 in Europa.

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