venerdì, Dicembre 13

Elogio dei vecchi comunisti. Ricordando Zangheri Non ci sono più i comunisti di una volta. Napolitano, Zavoli e la memoria del Sindaco di Bologna (e non solo)

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Non ci sono più i comunisti di una volta. Purtroppo. Esiste solo la caricatura berlusconiana del trinariciuto (ma già qui siamo nella cultura al contempo popolare ed alta di Giovanni Giovannino Guareschi, quindi fuori portata per quel populismo becero), esiste il pericolo comunista evocato post-mortem per giustificare affari personali, esiste… Esiste tutto quello che ciascuno può ricostruire dalla propria memoria.

Poi ci sono i ‘vecchi comunisti’, di cui purtroppo si è perso lo stampo, e di cui i figli, politici ma anche proprio genealogici, quando abbiano seguito le orme politiche dei padri naturali, sembrano caricatura, ancor più che pallida ombra. I pochi vivi, da Alfredo Reichlin ad Aldo Tortorella, le ‘Signore rosse’ Rossana Rossanda e Luciana Castellina, sino al maestro di tutti, Pietro Ingrao.

Il ‘vecchio comunista’ Giorgio Napolitano il 7 Settembre 2015 ha ricordato Renato Zangheri, Sindaco di Bologna dal 1970 al 1983, scomparso lo scorso Agosto a novanta anni. Il Presidente emerito della Repubblica ha partecipato alla seduta speciale del Consiglio comunale in ricordo dell’ex primo cittadino. “Fu un intellettuale di prima grandezza, figura di Sindaco fra le più alte di tutta la storia della Repubblica italiana”, ha detto Napolitano. “Anche se si sono attraversati periodi di evoluzione e trasformazione profonda non si può cancellare il proprio Dna o conservarne una traccia sbiadita, anche se si tratta di un partito che ha più radici, come è oggi per il Partito Democratìco, che evidentemente ha un suo nuovo Dna nel quale c’è però l’eredità sia del riformismo cattolico che del Pci” ha osservato, con non inosservata malizia. “Credo che la necessità di tenere vive le tracce di quelle esperienze, le loro lezioni e la loro per certi aspetti persistente validità sia giusto. Ed è quanto ha affermato anche Pietro Scoppola, non più vivente con noi, che è stato un grande intellettuale cattolico, democristiano di sinistra, che ha lavorato per creare il Pd”. E’ necessario “arrivare davvero ad una elaborazione ed assimilazione culturale di quelle diverse eredità. Anche approfondendo la sua attività di quale studioso di storia. Non si può dunque, come a me pare abbia voluto dire Zangheri, operare consapevolmente oggi se manca una base di conoscenza e riflessione storica. Ciò vale, aggiungo, per tutte le grandi forze e correnti politiche e sociali. Vale per qualunque di queste che abbia conosciuto anche profonde evoluzioni e trasformazioni avendo pur sempre alle spalle idee e passioni, esperienze e ispirazioni non cancellabili, da non idoleggiare ma insieme da non dannare, rimuovere o ignorare”. Napolitano ha sottolineato come “non ci si possa caratterizzare come partito anche nato da più radici mantenendo solo una traccia sbiadita del Dna dei propri progenitori”. Allo stesso modo “non si può non sapere, Renato mostra di comprendere bene che una politica impoverita culturalmente, indebolita nei suoi presupposti di autocoscienza storica e nella sua capacità di sempre nuovo nutrimento ideale perde forza di persuasione e capacità di guida. Possiamo trarre anche questa lezione dal bilancio di una vita e di un’opera come quelle dell’intellettuale politico Zangheri, del nostro indimenticabile amico Renato? Sì, ne sono convinto e questa è l’occasione per rendergliene, non certo io soltanto, pieno merito con riconoscenza e affetto”.

Assieme a Napolitano presente anche Sergio Zavoli, il giornalista oggi anche Senatore, che con il comunista Zangheri intensamente e proficuamente dialogava, lui ‘socialista di Dio’, come da felice auto definizione, valorizzandone anche l’idealismo pragmatico. Era tra i non molti, ma assieme a socialisti, a vario titolo, del calibro di Sandro Pertini e Vittorio Foa.

Per Zangheri ci fu anche il ‘Zangherì, Zangherà bruceremo la città’, ci fu il tempo degli scontri di piazza, dei Convegni internazionali contro la repressione, di intellettuali francesi che calavano in Italia capitanati da Maria Antonietta Macciocchi, e figuriamoci, ma ci fu anche il modello di buona amministrazione ed il tentativo di comprendere i bisogni della popolazione ed interloquire realmente con la ‘fantasia al potere’ di Radio Alice di Francesco Bifo Berardi. Poi ci furono anche, tempo dopo, i tentativi di nuovo modello di Stefano Bonaga, in realtà passato alla storia più per essersi lungamente tombolato l’Alba Parietti, piuttosto che per lo spessore politico… Zangheri era di quei ‘vecchi’ Sindaci’ comunisti, magari provenienti dal funzionariato di partito come Luigi Petroselli a Roma e Maurizio Valenzi a Napoli che rivelavano doti straordinarie. Zangheri era in realtà un intellettuale, docente universitario:di Storia Economica e Storia delle Dottrine economiche, prima a Trieste e poi nell’Alma Mater della città che, proveniente dalla natia Rimini, l’aveva adottato. Ed anche fondatore dell’Università della Repubblica di San Marino, assieme ad Umberto Eco.

Non ci sono più i comunisti di una volta. E quei pochi che sono rimasti, vecchi o giovani d’età che siano, se li stanno mangiando i bambini. Uno in particolare.

 

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