martedì, Ottobre 20

Ellen Johnson Sirleaf dietro lo stop al voto in Liberia Gli accordi segreti stretti tra l’ex campione del Milan, George Weah, in testa al primo turno, e i War Lords liberiani  Charles Taylor e Ellen Johnson Sirleaf sarebbero la vera motivazione

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La Corte Suprema della Liberia ieri pomeriggio ha ordinato alla Commissione Elettorale Nazionale (NEC) del Paese di risolvere la denuncia per frode presentata dal partito di opposizione Partito della Libertà di Charles Brumskine, che è arrivato terzo con il 9,6% delle preferenze e ha sporto denuncia per irregolarità, prima di svolgere il ballottaggio per la presidenza.
Al momento non si sa quando il ballottaggio potrà svolgersi. Cosa c’è dietro questo improvviso stop?

Il voto di oggi avrebbe dovuto risolvere la sfida tra l’ex calciatore George Weah, candidato della Coalizione per un cambiamento democratico (Cdc), che al primo turno aveva portato a casa il 38,4 delle preferenze, e l’attuale vice presidente Joseph Boakai del Partito dell’unità (Unity Party) al potere, scelto dal 28,8% degli elettori. La motivazione addotta per giustificare il blocco, ovvero la denuncia del terzo candidato rimasto fuori dallo scontro diretto, è tecnicamente ineccepibile, ma le motivazioni vere, secondo gli analisti locali, sarebbero di natura politica, dietro le urne si starebbe consumando una lotta per il potere.

Già nelle ore precedenti l’annuncio del rinvio sine die del processo elettorale l’appuntamento di oggi, questo  secondo turno sembrava destinato a slittare per motivi organizzativi. Il Presidente della Nec, Jerome Korkoya, aveva detto che la data del 7 novembre rappresentava un obiettivo «ormai impossibile da raggiungere», anche perché su richiesta stessa dell’organismo elettorale era stato sospeso il trasporto delle schede elettorali così come la formazione delle persone addette alla sorveglianza del voto. Tutto ciò, secondo le fonti ufficiali, causa il ricorso di Charles Brumnskine, che aveva chiesto al tribunale di far slittare il secondo turno per permettere di indagare su possibili frodi e irregolarità avvenute al voto del 10 ottobre.

«Il Paese è più diviso che mai», sosteneva  Rodney Sieh, caporedattore di ‘Front Page Africa’, autorevole giornale del Paese. Da una parte i sostenitori di George Weah, in testa al primo turno con 38,4% delle preferenze, accusano Brumskine e altri candidati di voler prorogare il processo elettorale. D’altra parte c’è una grande richiesta di giustizia per chiarire il contenzioso aperto.

A rendere il clima più incerto e teso hanno anche contribuito le pesanti dichiarazioni di Boakai e Brumskine che, seppur con argomenti diversi, da giorni accusano il Presidente uscente Ellen Johnson Sirleaf di «gravi interferenza nelle elezioni» a sostegno di Weah, che potrebbero «nuovamente trascinare il Paese nella violenza».
Ellen Johson Sirleaf stava per chiudere un presidenza durata 12 anni, sostenuta da gran parte della comunità internazionale, considerata artefice della transizione democratica della Liberia, anche se finita coinvolta nello scandalo dei ‘Paradise papers’ -che rivelano come, dal 1950 al 2016, alcune aziende e personalità internazionali abbiano posseduto, a vario titolo, direttamente o indirettamente investimenti in società off-shore-, ora proprio la Premio Nobel per la Pace e i suoi storici legami di patto di sangue con ildiavolodi Monrovia, Charles Taylor, sembrano alla base dello stop al secondo turno delle presidenziali.

Lo scorso agosto Weah avrebbe stretto accordi con i più potenti war lords liberiani, ovvero Charles Taylor e Sirleaf. Le due emblematiche figure –Taylor e Sirleaf- sono legate da un accordo di fratellanza, stretto nel 1987 a New York, che prevedeva il diritto ad entrambi di accedere alla Presidenza dopo aver spodestato il Presidente Samuel Doe. Un accordo rispettato nei minimi particolari. George Weah è stato contattato da Charles Taylor lo scorso agosto tramite degli intermediari di cittadinanza inglese che hanno recapitato il messaggio del Signore della Guerra.  Secondo indagini di giornalisti liberiani riprese dalla ‘BBC‘ il messaggio di Taylor a Weah è stato semplice quanto efficace: «Tutela gli interessi della mia Famiglia o soccomberai». A seguito di questo messaggio George Weah è stato costretto a fare una alleanza politica con il National Patrioctic Party (NPP), il partito di Taylor di cui tutti gli esponenti si sono macchiati di numerosi crimini contro l’umanità durante le due guerre civili e la presidenza Taylor (1997 – 1999). Jewel Howard Taylor, ex moglie del war lord imprigionato in Gran Bretagna che cura gli interessi di famiglia in Liberia, è diventata il partner politico ufficiale di Weah, destinata ad essere nominata Vice Presidente sotto il Governo Weah.
A questo punto scatta l’appoggio di Sirleaf.
I brogli che poi si sono verificati nella prima tornata elettorale, che, secondo gli osservatori locali non possono essere stati condotti contro la volontà della Presidente o anche solo a sua insaputa, sarebbero il segnale di una rottura dell’alleanza politica instauratasi tra Weah e Taylor e di riflesso Sirleaf.

Seppur abbia dimostrato la disponibilità al compromesso con Taylor e Sirleaf, Weah rimane un personaggio romantico e un corpo estraneo all’interno della cinica e spietata arena politica liberiana retta da due obiettivi: compiacere i soci d’affari americani e cinesi e gestire la rapina delle risorse naturali del Paese a scopo di lucro personale ai danni dei liberiani, considerati come sudditi e non come cittadini.
La natura romantica e genuina di Weah non è la migliore garanzia per patti politici normalmente basati su reciproci interessi predatori.  Sirleaf potrebbe aver valutato che Weah, una volta giunto alla Presidenza, possa non mantenere i patti siglati, appoggiandosi sulla popolazione per controbilanciare il rischio di golpe o guerriglia. Weah gode anche di numerosi appoggi internazionali dagli USA all’Europa. Sirleaf potrebbe aver valutato che il patto politico con Weah non fosse la migliore garanzia per tutelare gli interessi familiari e quelli dei soci stranieri -USA e Cina.

Bisognerà vedere quanto accadrà nelle prossime settimane, prima che venga fissata la nuova data per il secondo turno, come si risolverà la denuncia per frodi di Brumskine, ma il vice Presidente Joseph Boakai, parte del establishement politico liberiano, potrebbe essere il successore di Sirleaf, la Premio Nobel per la Pace potrebbe aver considerato Boakai essere molto piú saggio e che dunque possa essere conveniente ricucire lo strappo e gestire una persona fidata piuttosto che gestire il romanticismo di un leader che non ha nessuna delle caratteristiche tipiche dei politici liberiani.

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