sabato, Giugno 6

Elezioni USA 2020: Coronavirus, il nuovo grattacapo di Trump? Il tema dell’impatto economico di COVID-19 potrebbe costringere Donald Trump al confronto anche su quello che è stato forse, fino a oggi, il suo maggiore punto di forza

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Mentre negli Stati Uniti i casi di COVID-19 stanno aumentando (1.215 registrati in 42 Stati e nel Distretto di Columbia), le preoccupazioni per il suo impatto sull’economia stanno prendendo piede. Nelle scorse settimane, le istituzioni finanziare internazionali hanno avviato la revisione al ribasso delle prospettive di crescita globali. Parallelamente, nell’ultima settimana di febbraio, gli indici di borsa statunitensi (Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq) hanno fatto registrare pesanti flessioni, trascinati dalle vendite nei settori tecnologici e del trasporto aereo. Il crollo della produzione cinese, maggiore del previsto, e la ripresa più lenta delle attese concorrono ad aggravare la situazione, con effetti in tutto il sistema produttivo, mentre sul fronte della domanda rimane l’incognita di come l’espandersi di quella che l’OMS ha ufficialmente definito una pandemia possa influire sul comportamento dei consumatori. UNCTAD, la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo, ha recentemente parlato di un costo stimato della pandemia nel 2020 pari a un triliardo di dollari a livello globale ma le stime variano in modo notevole in base alle ipotesi fatte sui tempi di diffusione del virus.

Non vi è, tuttavia, dubbio che COVID-19 impatterà anche sulle elezioni presidenziali di novembre. Il tema delle misure per il suo contenimento è già stato oggetto di scontro fra il Presidente Trump e la maggioranza democratica alla Camera dei rappresentanti. Agli inizi di marzo il Congresso ha allocato 8,3 miliardi di dollari di fondi di emergenza per finanziare misure di contrasto e contenimento alla diffusione del virus, molti più degli 1,25miliardi di dollari chiesti della Casa Bianca. In questi giorni, è in discussione, sempre al Congresso, un nuovo pacchetto di finanziamenti, più orientato al contenimento delle conseguenze economiche della vicenda. Nel frattempo, la Federal Reserve ha annunciato il taglio di mezzo punto percentuale del tasso d’interesse, con il duplice obiettivo di sostenere i mercati in difficoltà e di mandare agli operatori economici e all’opinione pubblica un segnale forte di fiducia, e ha ufficialmente incoraggiato le istituzioni finanziarie nazionali a ‘soddisfare le esigenze finanziarie dei clienti e dei membri affetti da coronavirus’; un segnale importante in un Paese in cui l’accesso alle prestazioni sanitarie è strettamente correlato alle disponibilità economiche.

I giudizi sulla mossa della Fed sono stati sostanzialmente positivi, anche se da alcune parti sono stati sollevati dubbi rispetto alla capacità di un intervento sui tassi di interesse di influire davvero su una crisi legata allo scardinamento delle catene di fornitura globale e su una modifica profonda dei comportamenti di spesa dei consumatori. Anche per questo, il pacchetto di misure in discussione al Congresso appare ampio e sfaccettato: da parte repubblicana, si punta soprattutto sull’introduzione disgravi fiscali sui salari, sulla concessione di prestiti da parte della Small Business Administration alle imprese danneggiate dal rallentamento dell’economia, su sgravi mirati per l’industria dei viaggi e su un generale allentamento degli obblighi per il rimborso dei prestiti contratti; da parte democratica, il focus è sul sostegno ai congedi pagati per malattia e per motivi familiari, sull’estensione dell’assicurazione contro la disoccupazione, sul potenziamento del Food Stamp Program a sostegno nell’acquisto di generi alimentari ai nuclei famigliari sotto la soglia di povertà e degli altri programmi di assistenza pubblica, e sull’allargamento della platea dei beneficiari dei programmi di assistenza sanitaria gratuita.

Se esiste, quindi, una sostanziale convergenza di vedute sulla necessità di fare qualcosa, su cosa fare in concreto il Congresso rimane diviso. L’irrigidimento del ‘travel ban’ con il fermo per un mese di tutti i voli dall’Europa, se da una parte è indice della volontà dell’amministrazione di proseguire nella politica di ‘sigillare’ il Paese sin qui condotta per contenere l’impatto dell’epidemia, dall’altra non sembra destinata a contenere le sue ricadute economiche. Ciò in un momento in cui i bassi prezzi del petrolio colpiscono in modo pesante sia il settore estrattivo nazionale, sia il gettito proveniente da esportazioni che, a dicembre 2019, hanno sfiorato il picco dei 3,7 milioni di barili al giorno. Sinora, le critiche dei candidati democratici alla nomination del prossimo luglio, Joe Biden e Bernie Sanders, si sono rivolte soprattutto sul modo in cui è stato gestito il problema sanitario e sulle diseguaglianze che condizionano l’accesso ai servizi medici. E’ tuttavia probabile che, nelle prossime settimane, il tema dell’impatto economico di COVID-19 venga ad assumere un peso crescente, costringendo Donald Trump al confronto anche su quello che è stato forse, fino a oggi, il suo maggiore punto di forza.

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