mercoledì, Dicembre 11

Elezioni Sudafrica: un referendum pro o contro il neo-liberalismo di Ramaphosa Le elezioni generali un banco di prova per il Presidente che punta sul neoliberalismo per un miracolo economico che non arriva, a rischio potrebbe esserci anche la sua ricandidatura alle prossime presidenziali

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Il 27 aprile è stato celebrato in Sudafrica il Freedom Day, per ricordare la fine dell’apartheid e le prime elezioni libere del 1994, quando Nelson Mandela fu eletto Presidente del nuovo Sudafrica.
A distanza di 25 anni la situazione delle masse nere non è cambiata, forse è addirittura peggiorata. Disoccupazione giovanile alle stelle, difficoltà nell’accesso ai servizi di base: luce, acqua, all’assistenza sociale, educazione, sanità. Negato il diritto ad abitazioni decenti e povertà endemica che crea criminalità, prostituzione e diffusione tra i giovani delle droghe pesanti.
A 25 anni di distanza dallo storico momento, la maggioranza della popolazione nera critica fortemente il Padre della Nazione, Mandela, accusandolo di aver sconfitto l’Apartheid politica dei Boeri, ma di aver permesso la continuazione dell’Apartheid economica.

Nel 2019 i neri sudafricani possono accedere all’amministrazione pubblica, all’Esercito, alla Polizia, ai posti statali, possono votare e i loro diritti civili sono pienamente riconosciuti, ma sono esclusi dallo sviluppo economico del loro Paese, ad appannaggio dalla minoranza bianca e dei loro alleati neri, ovvero neo-imprenditori (pochissimi) e quadri politici dell’African National Congres (ANC). Da qui il termine ‘Apartheid economica’.

Tra le file dell’opposizione stanno emergendo due forze politiche diametralmente opposte. Entrambe si presentano all’elettorato come una valida alternativa all’ANC, al potere da 25 anni. Alleanza Democratica, ex partito boero che si è aperto all’elettorato nero e promuove una politica ultra-liberalista e l’Economic Freedom Fighters (EFF), guidato da Julius Malema. Un partito marxista che promuove la creazione di una economia socialista come era nelle intenzioni del ANC durante la lotta contro l’Apartheid. Entrambi i partiti stanno guadagnando voti a scapito del ANC.

Le elezioni generali (si vota per eleggere i membri dell’Assemblea nazionale e nuovi organi legislativi provinciali) del prossimo 8 maggio sono, secondo molti osservatori, un referendum pro o contro l’economia capitalistica, causa principale dell’Apartheid economica.
Si prevede che il African National Congress riesca a vincere per l’ennesima volta le elezioni sull’onda del suo passato. Il problema sussiste nelle percentuali di vittoria, si prevede continuerà l’emorragia di voti dal ANC ad Alleanza Democratica e all’EFF.

Se le previsioni fossero confermate dagli esiti elettorali, il Presidente, Cyril Ramaphosa, si troverebbe a promuovere la sua politica orientata sul neo-liberalismo con una risicata maggioranza al Parlamento. È proprio il suo programma economico che trasformerà le elezioni amministrative in un referendum pro o contro il capitalismo. Se ANC uscirà indebolito significherà che il proletariato nero avrà deciso di esprimere il suo dissenso, determinando una debole maggioranza parlamentare.
Fin dagli inizi della sua Presidenza, agli inizi del 2018, Ramaphosa ha tentato di ripulire l’ANC, fortemente corrotto dal suo predecessore Jacob Zuma.

Vista la disastrosa situazione economica ereditata, Ramaphosa è stato costretto a promettere un miracolo economico attraverso l’aumento degli investimenti e dell’occupazione giovanile. E’ riuscito a chiudere aziende statali inefficienti e ad attrarre l’interesse degli imprenditori al suo programma economico, ma nulla di più. Alla vigilia delle elezioni la disoccupazione giovanile e la corruzione rimangono a tassi molto alti, sono diminuiti gli investimenti stranieri e aumentata la povertà.

Dal 2014 ANC è entrato in un ciclo di calo della popolarità, pur rimanendo al potere grazie alla sua capillare presenza su tutto il territorio nazionale e al prestigio che ancora gode frutto del lavoro del passato di Mandela.  Alleanza Democratica e EFF vedranno aumentare la loro base, elettorale ma non a sufficienza per acquisire il controllo del Parlamento anche con una assai improbabile alleanza politica.
Alleanza Democratica stenta a conquistare la fiducia del proletariato e il EFF a portare dalla sua le principali organizzazione sindacali, storicamente alleate del ANC. Alcuni analisti fanno osservare che l’aumento dei voti previsto per Alleanza Democratica ed EFF non sarà tanto marcato in quanto molti voti persi da ANC  si trasformeranno in astensione. Anche i giovani iniziano a dare segni di intolleranza verso la politica. Le registrazioni dei nuovi elettori stanno diminuendo.

Per aver il controllo del Parlamento senza subire interferenze ANC dovrebbe ottenere almeno il 65% dei consensi. Solo questa percentuale permetterebbe all’ANC di provare a portare a casa il miracolo promesso attraverso il neo liberalismo. Nelle ultime elezioni ANC si è attestata al 56% e il trend secondo gli analisti è in dimimuizione.
ANC ha bisogno, per poter attuare il suo programma neo-liberalista di una debole opposizione. E i fatti del recente passato lo dimostrao. ANC non ha potuto spezzare  il monopolio dell’elettricità detenuto dalla ditta statale Eskom, avviando il processo di privatizzazione del settore, anche parziale. I sindacati e EFF si sono scagliati contro il Presidente Ramaphosa, organizzando scioperi e manifestazioni, e accusandolo di voler aumentare la disoccupazione.

Dinnanzi a questa opposizione ANC è stato costretto a fare marcia indietro. Nel tentativo di diminuire il deficit di una azienda ridotta male sono state aumentate le bollette della luce, creando nuove proteste popolari.
Se ANC otterrà una buona maggioranza in queste elezioni potrà avviare il processo di privatizzazione nonostante le proteste dei sindacati e di EFF. In caso contrario, ANC per recuperare popolarità potrebbe avviare una politica populista abbandonando Ramaphosa e il neo-liberalismo.
L’ala populista di Dlamini Zuma è presente all’interno dell’ANC e non aspetta altro che questa occasione. In questo scenario Ramaphosa rischia di essere scartato dalla scelta del candidato ANC per le presidenziali. Come primo atto populista, ANC potrebbe approvare la riforma agraria espropriando senza indennizzo le terre, fedele alla rivendicazione originale della Freedom Chart e alle rivendicazioni del marxista Julius Malema.

La riforma agraria (mai compiuta) è al centro del dibattito interno all’ANC. Ramaphosa e i suoi supporter stanno frenando la proposta di legge. Stanno anche limitando i casi di esproprio senza indennizzo per non alienarsi gli investitori stranieri nel settore agricolo. Si prevede di offrire ai contadini neri terre statali non utilizzate o non ben sfruttate. L’ala populista vorrebbe invece accelerare l’approvazione della legge senza limitazioni sugli espropri.

Questa ala populista, in caso di risicata vittoria elettorale, potrebbe anche rispolverare la politica del Black Economic Empowerment (Rafforzamento della Economia Nera), applicata tra il 2009 e il 2018 dal Presidente Jacob Zuma, nonostante questa politica sia risultata fallimentare fino ad essere soprannominata ‘Personal Enrichment  (arricchimento personale) causa gli innumerevoli sprechi e scandali collegati alla sua applicazione.

Le elezioni di mercoledì 8 maggio rappresentano un importante avvenimento per il Sud Africa. Ramaphosa saprà con certezza se l’elettorato supporta o no il suo piano neo-liberale. Se riceverà un vero mandato popolare il suo governo potrà continuare la lotta contro la corruzione, la politica di privatizzazioni e l’introduzione del neo-liberalismo per stimolare l’economia. Ma se questo mandato popolare non si concretizzerà, ANC sarà costretto a spostarsi su posizioni radicali e populiste per contrastare il programma marxista di Julius Malema, il vero avversario che sta diventando sempre più forte grazie alla politiche dell’ANC che sembrano dimostrare l’inefficienza del sistema economico liberale.

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