sabato, Dicembre 14

Elezioni Rwanda. Una pericolosa deriva autoritaria?

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A venti giorni dalle elezioni presidenziali, fissate per il 04 agosto 2017, il dibattito politico in Rwanda sembra correre su binari unilaterali. Binari dettati dal partito al potere: il Fronte Patriottico Ruandese (FPR) e dall’ex leader guerrigliero marxista, ora Presidente, Paul Kagame. Su tutto il territorio sono state rafforzate le misure di sicurezza mentre reparti dell’esercito presidiano i confini con il Burundi e il Congo con il compito di intercettare eventuali incursioni del gruppo terroristico Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR) responsabili del massacro nel 1994 e ora più potenti che mai oltre le frontiere. Una minaccia reale visti i due tentativi di costituire un ponte logistico in territorio ruandese effettuati nelle ultime settimane dalle FDLR in previsione di una futura invasione militare.

La minaccia delle FDLR e il rafforzamento della sicurezza interna hanno portato il governo ad irrigidirsi all’interno del Paese, soprattutto verso l’opposizione. Si percepisce una leggera psicosi da accerchiamento dell’attuale maggioranza di governo che tende ad etichettare tutti gli oppositori come potenziali nemici della Nazione, escludendoli dall’esercizio democratico delle elezioni. La Commissione Elettorale ha eliminato tre sui cinque candidati di opposizione: Gilbert Mwenedata, Fred Sekikubo Barafinda e Diane Shima Rwigara. I tre candidati non avrebbero raggiunto il quorum di firme necessarie per essere emessi alla gara elettorale: 600 firme di sostenitori, 12 per ogniuno dei 30 distretti che compongono il Paese. Se sui primi due candidati vi erano sospetti di non chiari supporti stranieri (Francia compresa) e, di conseguenza, scarso sostegno popolare, l’esclusione della imprenditrice Diane Rwigara evidenzia uno scontro interno al complicato universo di clan della classe sociale Tutsi. Decimata dal genocidio questa etnia ora occupa importanti posti al governo e nell’esercito grazie a Kagame e il FPR che liberarono il Paese nel 1994 con una campagna militare partita dall’Uganda e sostenuta all’epoca dai Presidenti Yoweri Kaguta Museveni e Bill Clinton. Seppur occorre riconoscere il merito al FPR di aver distrutto la divisione etnica Hutu/Tutsi creata dall’ex Presidente Juvenal Habyrimana fin dagli anni Settanta con pieno appoggio di Parigi e Vaticano, e lo sforzo di inglobare la classe sociale Hutu, non si può che notare che certi clan Tutsi, vicini al Presidente Kagame controllano in toto la vita politica ed economica del Paese.

Diane Shima Rwigara rappresentava il maggior pericolo per Kagame essendo una insider dei complicati meccanismi di potere del Rwanda post genocidio. La sua candidatura non era ben vista dall’attuale establishment di potere che fin dall’inizio ha tramato per impedirla, lanciando anche attacchi personali assai discutibili per minare la credibilità e l’immagine della imprenditrice Rwigara, come le foto nude a lei attribuite pubblicate sui social media. Nostre fonti al interno del mondo imprenditoriale ruandese affermano che il governo ha esercitato tutto il suo potere sui rappresentanti dei distretti al fine di convincere la popolazione a non supportare Madame Rwigara impedendole di raggiungere il quorum necessario per far registrare la sua candidatura presso la Commissione Elettorale.

Le pressioni governative per impedire di raggiungere le 600 firme avrebbero causato anche delle serie intimidazioni e torture subite da dei cittadini ruandesi. Così è quanto affermano alla stampa nazionale nove uomini e una donna che supportano Madame Rwigara. La maggioranza di loro sarebbe stata seriamente minacciata da agenti governativi e alcuni anche torturati. Una indagine sarà aperta per verificare la veridicità delle loro accuse. Un partito satellite del FPR: il PS Imberakuri (all’interno della compagine governative) ha accusato Madame Rwigara di aver fraudolentemente utilizzato firme di iscritti al PS inserendole nella lista dei suoi supporter da presentare alla Commissione Elettorale. Una accusa lanciata senza presentare prove e rigettata dalla imprenditrice ruandese.

Madame Rwigara, pur essendo stata esclusa in modo assai sospetto dalla competizione elettorale, sembra non essersi rassegnata e continua a promuovere un cambiamento politico in Rwanda indirizzando la sua battaglia politica principalmente contro il Clan degli Ugandesi, i Tutsi della diaspora ugandese che liberarono il Paese di cui Paul Kagame è leader. Venerdì 14 luglio Rwigara ha lanciato una piattaforma politica extra parlamentare denominata:  Peole Salvation Movement PSM – Itabaza (Movimento di Salvezza Popolare). Il principale obiettivo à quello di sensibilizzare l’opinione pubblica ruandese sugli abusi di potere commessi dal presidente Kagame e dal suo partito FPR. «Sono stata esclusa dalla competizione elettorale ma la mia missione politica non si fermerà. È mia ferma intenzione di controbilanciare gli abusi di potere commessi dal FPR e di sensibilizzare i ruandesi sui loro diritti democratici» ha affermato ai media nazionali Rwigara durante la conferenza stampa organizzata per il lancio di questa piattaforma politica.

Il Leader del Partito Democratico Verde: Frank Habineza ha lanciato la sua campagna elettorale nel sud del Paese consapevole di essere rimasto il solo rappresentante politico di spessore in grado di contrastare la vittoria elettorale di Paul Kagame. Un compito non facile visto che il suo partito e lui stesso sono stati vittime della sottile ma efficace repressione del governo ruandese controllato dal Clan degli Ugandesi. Il Partito Democratico Verde fu unilateralmente eliminato dalla competizione durante le elezioni del 2010 dopo che il vice presidente del partito Adre Kagwa Rwisereka fu ucciso vicino al confine con il Burundi in circostanze misteriose. Il programma di Habineza si basa principalmente su proposte economiche tese a migliorare l’agricoltura e la proprietà delle terre. Un programma evidentemente indirizzato verso la classe contadina Hutu che rappresenta la maggioranza della popolazione. Habineza è anche appoggiato da potenti esponenti Tutsi che sono in netto contrasto con il Clan Ugandese di Kagame. Tra essi vi sarebbero anche figure di rilievo del partito al potere FPR e del esercito.  

Il candidato governativo, Kagame, nega ogni pressione esercitata sulla opposizione dichiarando che la competizione elettorale è libera e trasparente. La campagna elettorale del FPR, supportata da ingenti mezzi finanziari, si è aperta nei distretti di Nyanza e Ruhango, sud del Rwanda. Il programma elettorale è concentrato sulla creazione di nuovi posti di lavoro e sul rafforzamento dell’economia che già registra ottime performance a livello regionale. Paul Kagame ha promesso di creare 200.000 nuovi posti di lavoro nell’agricoltura grazie al sostegno finanziaria di questo strategico settore economico. Una mossa tesa a contrastare la campagna elettorale del suo rivale dei Verdi, Frank Habineza. Ha promesso inoltre di rafforzare lo stato sociale, uno dei migliori nella regione, e di lanciare un importante piano di infrastrutture in cui sarà inserito l’aeroporto di Bugesera. Per la sua realizzazione è stata contattata una ditta portoghese. La realizzazione delle nuove infrastrutture servirà a sostenere l’imminente rivoluzione industriale garantita dalla proficua partnership della Cina tesa a creare finalmente il ‘Made in Rwanda”. Anche il settore edilizia popolare sarà rafforzato e sarà garantito l’accesso universale alla elettricità e acqua potabile.

A differenza di altri politici africani e occidentali, Paul Kagame ha la fama di mantenere tutte le promesse elettorali, quindi anche in questo contesto il programma politico proposto preannuncia i futuri impegni governativi in caso di vittoria. È forte anche degli innegabili successi economici e sociali ottenuti dopo il genocidio ma si intravvede purtroppo un inizio di deriva autoritaria. Il controllo del Paese e la gestione autoritaria adottata da Kagame è sempre stata giustificata per contrastare il pericolo dei terroristi FDLR, ora più presente che mai, ma negli ultimi 5 anni sembra indirizzarsi anche contro gli oppositori interni, gli imprenditori e i clan Tutsi che si trovano sempre più in contrasto con lo strapotere del Clan Ugandese e criticano i suoi affari opachi legati alla rapina dei minerali preziosi che il Rwanda attua nel vicino Congo dal 1996.

Seppur riconosciuto dal mondo intero come un grande statista al servizio del suo popolo, Paul Kagame sta diventando progressivamente autoritario imbarazzando non solo la sua stessa classe sociale (i Tutsi) ma anche i suoi sostenitori e ammiratori a livello Continentale e mondiale. La sua visione di gestione del potere sembra ormai troppo personalizzata sulla sua mitica leadership e sul Fronte Patriottico Ruandese. Nella mente di Kagame sembra difficile immaginare un Rwanda senza di lui e del suo partito. Questo concetto sta paralizzando la democrazia nel Paese. I partiti di opposizione non sono considerati come uno stimolo democratico ma come nemici da abbattere o da fagocitare all’interno del sistema di potere dominato dal Clan Ugandese. Durante i primi comizi della campagna elettorale Kagame ha affermato che gli oppositori del FPR, compreso Frank Habineza del Partito Democratico Verde, presto o tardi si uniranno al suo partito, migliore di tutti.

Paul Kagame sta diventando ossessivo nell’individuare complotti stranieri anche quando forse non esistono. Per quanto riguarda la Francia il leader ruandese ha pienamente ragione. Il Presidente Macron ha già dato ampi segnali politici di non volere la distensione con il Rwanda e di continuare la politica dei suoi predecessori in sostegno al Hutupower e alle forze genocidarie delle FDLR. Ma altre potenze regionali o internazionali stanno guardando il Rwanda con ammirazione. Sospettare delle loro intenzioni potrebbe essere un errore fatale per Kagame che potrebbe portarlo al isolamento politico interno ed estero. Se da una parte Kagame continuamente allude a potenze straniere nemiche, tende a nascondere accuratamente i suoi alleati come Stati Uniti e Israele forse per far credere che tutti i successi economici e di difesa militare della Nazione siano unicamente dovuti al suo genio politico e alla sua capacità di gestire il Rwanda. L’esito delle elezioni è scontato. Paul Kagame otterrà un plebiscito e sarà rieletto senza frodi elettorali. La vittoria elettorale dovrebbe rafforzarlo, in teoria. Purtroppo i giochi e gli equilibri di potere in Rwanda non si giocano con le elezioni ne al interno del sistema democratico, ma bensì al interno degli equilibri tra Hutu e Tutsi e degli equilibri tra i vari clan Tutsi. Paul Kagame inizia a diventare un personaggio incomprensibile e autoritario per molti suoi alleati regionali. Se continuerà questo suo ossessivo autoritarismo rischierà di diventare un leader insopportabile ed incomprensibile anche nel suo Paese. Molti sperano che non cercherà un nuovo mandato nel 2024.

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