martedì, Agosto 4

Elezioni Rwanda: finanziamenti stranieri e opposizione sospettata di HutuPower

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Il prossimo agosto l’Africa Orientale sarà il teatro di due importanti elezioni presidenziali: Kenya e Rwanda. Mentre in Kenya assistiamo al desolante quadro di lotte interne tra i partiti per le nomination e la commissione elettorale è ben lontana dal terminare la registrazione degli aventi diritto di voto, in Rwanda la campagna elettorale deve ancora iniziare ma tutti i preparativi per organizzare libere e tasparenti elezioni sono stati già attivati.

La NEC  (National Electoral Commission) ha terminato la registrazione dei votanti, i bollettini di voto sono in attesa di essere stampati per non perdere tempo dopo che i vari candidati si saranno registrati presso la NEC. Pianificata in largo anticipo la loro distribuzione nei vari seggi nazionali. Anche i meccanismi di monitoraggio sono già stati concordati con gli attori politici nazionali e gli osservatori stranieri. Un tempismo obbligatorio in quanto il Presidente Paul Kagame da anni ha instaurato nell’Amministrazione pubblica un meccanismo di efficienza legato alla carica del funzionario. Se non si raggiunge le performance desiderate si viene rimossi dall’incarico.

Il dibattito pre elettorale si sta sviluppando sui finanziamenti ai partiti e la loro natura politica. La NEC, la scorsa settimana, ha richiamato l’attenzione dei candidati ai finanziamenti delle campagne elettorali. Charles Munyaneza, direttore della NEC ha sottolineato che alcuni aspiranti candidati alla Presidenza stanno cercando fondi per le loro campagne elettorali prima che il processo della loro registrazione sia completato. «È scorretto raccogliere denaro tra i cittadini dichiarandosi candidato alla Presidenza quando la NEC non ha ancora rilasciato il certificato di registrazione», ammonisce Munyaneza. Le operazioni di registrazione termineranno il 23 giugno. Il giorno dopo la NEC pubblicherà la lista ufficiale dei candidati che saranno inseriti nei bollettini di voto per la stampa.

L’intervento della NEC sulla raccolta di fondi è rivolto in particolare a due candidati: il giornalista Philippe Mpayimana e Padre Thomas Nahimana. Su entrami i candidati (non ancora registrati alla NEC) gravano sospetti di essereuomini di Parigi‘ incoraggiati a partecipare al processo elettorale nazionale nel tentativo di indebolire le aspettative di vittoria del partito al Governo, il Fronte Patriottico Ruandese.
Philppe Mpayimana, 46 anni, fuggì dal Rwanda nel 1994 durante la guerra di liberazione del FPR per rifugiarsi prima in Congo Brazzaville e Camerun e, nel 2001, in Francia, dove attualmente risiede. Su Mpayimana non gravano dubbi di partecipazione al genocidio o di contatti con il gruppo terroristico ruandese FDLR -dubbi che automaticamente impedirebbero al candidato di ricevere la convalida della sua registrazione presso la NEC.  Mpayimana rimane una figura sconosciuta in Rwanda causa il suo lungo auto esilio. Non ha una struttura politica di supporto e la sua residenza francese fa nutrire sospetti della lunga mano di Parigi sulle elezioni. Difficilmente potrà conquistarsi il posto di primo partito d’opposizione in quando Mpayimana è di fatto un elemento esterno alla vita politica del Paese.

Altro elemento esterno alla vita politica ruandese è Padre Thomas Nahimana, aspirante candidato su cui gravano vari dubbi. Parroco presso la diocesi di Cyangugu, città alla frontiera con il Sud Kivu, Congo, Mahimana (risiedente a Le Havre, Francia) il 17 novembre 2016 annunciò a Bruxelles la sua intenzione di candidarsi alla Presidenza. L’arrivo in Rwanda per registrarsi alla NEC e organizzare la campagna elettorale è stato a più riprese impedito dalle autorità ruandesi causa la modalità di entrata nel Paese scelta dal prete cattolico. Detentore di passaporto ruandese valido Nahimana ha preferito chiedere un Visto turistico utilizzando il suo passaporto francese. Questa scelta ha irritato le autorità ruandesi che lo hanno bloccato lo scorso gennaio all’aeroporto internazionale di Nairobi avvertendo le competenti autorità aeroportuali keniote che il Governo ruandese rifiutava l’ingresso al suo cittadino.

Accusato dai media africani di impedire ad un candidato dell’opposizione di poter iscriversi alla NEC, il Governo ruandese ha risposto tramite l’ufficio di pubbliche relazioni della Rwanda Immigration. «Padre Nahimana è il benvenuto in Rwanda. Ci siamo insospettiti quando ha presentato domanda di ingresso sottoponendo un passaporto francese. Dopo accurate verifiche non risulta che Padre Nahimana abbia informato le competenti autorità di aver acquisito una seconda nazionalità come prevede la legge sulla immigrazione. Padre Nahimana potrà entrare in Rwanda quando seguirà la corretta procedura. Basta che presenti il suo passaporto ruandese e non vi saranno problemi» dichiarò all’epoca il portavoce della Rwanda Immigration Butera Yves.

Seppur non vi siano prove sulla sua partecipazione diretta al genocidio, Padre Nahimana, negli anni Duemila, ha pubblicato vari articoli accusando il Presidente Paul Kagame di aver instaurato una dittatura tutsi in Rwanda. Articoli pubblicati sulla piattaforma informativa ‘Le Profete.fr‘, sito in bilingue (francese e kenyarwanda) famoso per promuovere idee di supremazia razziale HutuPower. L’accusa di aver instaurato un regime tutsi rivolta a Paul Kagame fu inoltrata anche al Vescovo Jean Damascene Bimenymana tramite lettera aperta pubblicata  sul sito  ‘France-Rwanda.Info. Nella lettera Nahimana accusava il Governo di proteggere noti criminali tutsi all’interno del partito al potere responsabili del ‘doppio genocidio’ contro la maggioranza hutu.

La teoria del doppio genocidio, inventa dal Governo HutuPower in esilio nello Zaire dopo aver scatenato il genocidio e perso la guerra contro il Fronte Patriottico Ruandese, fu sostenuta e diffusa dal clero cattolico italiano, belga e congolese con il pieno appoggio della Francia. La teoria sostiene che subito dopo la conquista di Kigali, il FPR non avrebbe fermato il genocidio come gli storici affermano, ma lo avrebbe continuato rivolgendo i massacri di massa verso gli hutu. La teoria è stata rigettata dalla Comunità Internazionale dopo accurate verifiche. Nel 2006 la teoria del doppio genocidio si trasformò nella teoria del genocidio del popolo congolese ordinato da Kagame.

La teoria, anch’essa rifiutata dalla comunità internazionale dopo le necessarie verifiche, incolpa il Rwanda di aver trucidato dai 6 ai 12 milioni di congolesi durante il periodo di occupazione del Sud Kivu (secondo guerra Pan Africana in Congo 1998 – 2004). I sospetti su Nahimana e le sue dichiarazioni pubbliche hanno indotto la Chiesa Cattolica a prendere le distanze per non incrinare i rapporti tra Vaticano e Rwanda, riallacciati grazie allo storico incontro avvenuto a Roma il 20 marzo 2017. Lo scorso 24 marzo il Vescovo Philippe Rukamba, capo del Consiglio Episcopale del Rwanda ha chiarito che Nahimana non è più un prete cattolico. È stato rimosso dall’incarico ed espulso dalla diocesi di Cyangugu causa sospetti (mai comprovati) di aver partecipato al genocidio del 1994. Il Vescovo Rukamba ha voluto chiarire che Nahimana non ha più niente a che fare con l’ordine sacerdotale, agisce come privato cittadino e ogni suo riferimento alla Chiesa Cattolica non corrisponde a verità.

Nahimana, per ragioni ignote, continua avanzare la domanda di entrare nel suo Paese presentando il passaporto francese e le autorità di Kigali continuano a rifiutare l’ingresso pretendendo che entri come cittadino ruandese e non come cittadino europeo. La sua registrazione presso la Commissione Elettorale sarà impossibile se insiste sulle modalità di richiesta visto come straniero. Eppure le autorità ruandesi sono venute a conoscenza che il prete scomunicato ha iniziato una raccolta fondi in Rwanda per sostenere la sua campagna elettorale e avrebbe ricevuto fondi da finanziatori stranieri. Azioni giudicate come illegali dalla competenti autorità di Kigali.

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