martedì, Agosto 4

Elezioni politiche 2018: 3 poli contro tutti (ora), 2 troveranno l’accordo (poi) C’è chi accredita l’ipotesi di un Esecutivo cosiddetto 'tecnico' guidato da Giuliano Amato, sarebbe l’ennesima, grave, prova di impotenza della classe politica

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Il buon vecchio Winston Churchill, pur se riposa dal 1965 nel cimitero della St. Martin’s Church di Bladon, ci viene ancora una volta in soccorso: «Non azzardate previsioni: lasciatele fare ai competenti, che non ne azzeccano una». Non meno sarcastico Giovannino Guareschi: pensava ai suoi tempi, ma anche oggi non si scherza: «In politica spesso bisogna complicare le cose, per poi renderle più semplici».
Le cose della politica italiana sono complicate; proprio per questo, semplici. Non si sa bene con quale sistema elettorale si andrà a votare nella prossima primavera; ma a votare si andrà. Complicato, e semplice insieme.
Nel proscenio politico dell’Italietta che ci si trova, attori e comparse sembrano recitare il ruolo dell’apocrifo editto della marina borbonica da usare in occasione di «visite delle Alte Autorità del Regno»: «All’ordine Facite Ammuina/tutti chilli che stanno a prora/vann’a poppa/e chilli che stann’a poppa/vann’a prora/chilli che stann’a dritta/vann’a sinistra/e chilli che stanno a sinistra/vann’a dritta/tutti chilli che stanno abbascio vann’ncoppa/e chilli che stanno ncoppa/vann’ bascio/passann’ tutti p’o stesso pertuso/chi nun tene nient’a ffà/s’aremeni a’cca e a’’ll à». Anche qui, una logica nell’illogicità, la si può trovare.
A bordo campo si scaldano i muscoli personagginuovi‘ come Paolo Cirino Pomicino, Ciriaco De Mita, Calogero Mannino; vogliono nientemeno che costituire unnuovopolo moderato da contrapporre al moderato polo nuovo di Silvio Berlusconi.
Pomicino è annata 1939; De Mita 1928; Mannino 1939. Vien da dire:  «Il nuovo? Avanzi». Poi rifletti: chi si presenta come alternativo a questo modo ‘vecchio’ di fare e intendere la politica è un ‘giovanotto’ nato nel 1936; ed è una bella battaglia tranonni‘. Se però ci si guarda intorno, tra inipotini‘, da una parte spunta un Luigi Di Maio (1986); si contrappone a un Matteo Renzi (1975); ad entrambi si oppone un Matteo Salvini (1973)… Per forza l’elettore si deprime, e dovendo scegliere chi gettare dalla torre tra Tizio, Caio o Sempronio, butta giù la torre. Complicato, e semplice insieme.
Tuttavia, qualcosa dalle urne dovrà pur uscire; ecco dunque che senza dimenticare il beffardo monito di Churchill, ci si avventura in questa ‘selva oscura’.

Anche se nessuno lo ammette, è un desiderio di tutti: un meccanismo elettorale che garantisca una presenza parlamentare a gruppi, gruppetti, gruppuscoli; che magari poi si coalizzano a seconda delle “idealità” (parola forte), e delle convenienze concrete. L’importante è garantire il più possibile un ‘posto a tavola’. Ad ogni modo, sgabelli a parte, le poltrone di pregio saranno riservate a tre poli; due di questi, chiuse le urne, dovranno per forza di cose trovare un’intesa. Allora: il polo attorno a Berlusconi, quello che ha come perno il Partito Democratico, e il movimento di Beppe Grillo per ora si guardano in cagnesco, e la gara è a chi la spara più grossa e mira alla cosiddettapanciadell’elettorato. Al momento i pentastellati sono in testa a questa gara. La ‘lezione’ di democrazia impartita l’altro giorno da un Di Maio ai sindacati è in questa logica. Verrebbe da dire che è perlomeno stravagante un asino che rimprovera al bue di ragliare; ma così è: con il disastro di Roma che si consuma ora dopo ora, non hanno pudore a spiegare che solo il loro è un ‘buon governo’. Quale che sia il risultato elettorale, in questo triangolo, due dei lati si dovranno per forza di cose coalizzare contro il terzo. Le combinazioni non sono poi tante: Centro destra e centro sinistra contro Movimento 5 stelle; Centro destra e Movimento 5 stelle contro centro sinistra; centro sinistra e Movimento 5 stelle contro centro destra (una coalizione Movimento 5 stelle e Lega, pur vagheggiata, è realistica quanto un viaggio su Marte nei prossimi due mesi). Dunque, la cosa più credibile è un’intesa (ufficiale, ufficiosa, unione di fatto), tra centro-destra e centro-sinistra. Perché i pentastellati hanno una vocazione genetica all’isolazionismo; e perché non si riescono proprio a immaginare punti di convergenza, neppure ‘tecnica’ con gli altri due poli. Complicato, ma semplice insieme.

Indubbiamente laconvivenzatra un centro-destra guidato sì da Berlusconi, ma con sgomitanti alleati (Salvini e Fratelli d’Italia), e un centro-sinistra con una quantità di anime d’accordo solo nel disaccordo, non è credibile sia cementata da un Renzi: più simile a un elefante nel negozio di cristallerie che a un paziente costruttore di alleanze e diplomazie come pure occorre.
Con buona pace del ragazzo di Rignano sull’Arno (che prevedibilmente risulterà appesantito dall’ulteriore sconfitta elettorale, in Sicilia), il candidato per il ruolo di abile tessitore è assai più tagliato l’attuale Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni: alla guida di un Esecutivo che, giorno dopo giorno, tesse una tela rassicurante, che fa perno su un paio di ministri che si sono ormai guadagnati una solida credibilità: Marco Minniti all’Interno, Giancarlo Padoan all’Economia.

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