lunedì, Dicembre 16

Elezioni lampo in Giappone field_506ffbaa4a8d4

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Mancano solo tre giorni alle prossime elezioni. In un paese che ha visto sei primi ministri diversi negli ultimi sette anni questo può non sorprendere molto.

La vera sorpresa casomai è che a chiamare queste elezioni improvvise, la camera bassa è stata sciolta il ventuno Novembre quando le elezioni erano previste solo per il Dicembre 2016, sia stato l’attuale premier Abe senza che vi fosse nessun apparente bisogno.

Il premier, nonostante potesse contare su una larghissima maggioranza, ha ritenuto doveroso dare la parola al popolo sulle sue politiche economiche, più comunemente note come Abenomics, per poter procedere con ancora maggior vigore il suo iter di riforme.

Il paese aveva reagito molto positivamente alle politiche economiche espansionistiche del nuovo governo durante il primo anno, ma nel 2014 ha dovuto fare i conti con un rallentamento non previsto. Ad Aprile infatti la tassa sui consumi, in Giappone incredibilmente ancora ferma al 5%, è passata all’8% grazie ad un’impopolare decisione presa nella passata legislatura dai rivali del Partito Democratico (DPJ).

Questo provvedimento ha mortificato la timida ripresa in corso e lo stesso governo ha dovuto ammettere di non aver previsto un impatto così grave sull’economia. Il Giappone è infatti tecnicamente in recessione da due trimestri nei quali è arrivato a perdere quasi il 7% del Pil, solo in parte controbilanciato dal buon andamento della prima parte dell’anno. L’inizio del trend positivo per i consumi alimentato dall’Abenomics a suon di debito emesso dalla Banca del Giappone, ha visto i suoi effetti positivi svanire in una bolla di sapone e riemergere tutti i vecchi problemi legati alla stagnazione e la deflazione.

Il meccanismo della legge inoltre prevede un ulteriore aumento al 10% nel 2015.  Abe, dopo una lunga riflessione, ha deciso di scendere nuovamente in campo per evitarlo cavalcando il malcontento della popolazione.

In una conferenza stampa alla tv nazionale ha dichiarato: «Ho concluso che sarebbe troppo grave adesso per la nostra economia un ulteriore aumento della tassa dei consumi e questa dovrebbe essere ritardata di almeno diciotto mesi. Ma una decisione del genere è troppo importante per non dare alle persone il modo di esprimersi come è giusto che sia in una democrazia».

Ma quella della tassa sui consumi sembra più che altro un pretesto. Gli intenti sembrano essere molto più concreti e i rischi molto ben calcolati. Il vero obiettivo è quello di estendere di altri due anni la vita del suo governo e per far questo è anche disposto a perdere qualche seggio nella Camera Bassa pur di arrivare al 2018. Nei calcoli del premier sei anni sono più che adeguati per completare in modo pieno la sua ambiziosa agenda politica. Aspettare la fine naturale del mandato e le elezioni del 2016 infatti non gli garantirebbe la stessa sicurezza di una rielezione che ha oggi.

L’obiettivo più evidente e sbandierato è risollevare le sorti economiche del paese. E proprio grazie all’attenzione su questo tema che Abe è riuscito a far dimenticare il suo primo disastroso periodo come premier nel 2006. Ed è su questo punto che sta ancora cercando di concentrare l’attenzione del proprio elettorato. Sa bene che è più conveniente nascondere altri temi a lui cari come quello del riarmo del paese e il ritorno al nucleare perché troppo impopolari tra la popolazione giapponese.

Ma anche sul fronte economico la situazione non è facile. Il paese è in recessione e nessuna delle riforme da lui promesse sono state affrontate.

Tra i tanti temi che aspettano una risposta ci sono, solo per citarne alcuni, le difficoltà legate ai lavoratori irregolari, la liberalizzazione di settori protetti e altamente inefficienti, la difficoltà di investimento per gli stranieri e le barriere ad una piena occupazione femminile. Lo stesso TPP, il trattato di libero scambio con gli Stati Uniti che se approvato avrebbe dovuto dare nuova spinta ai consumi,  potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio in quanto andrebbe a liberalizzare un settore come quello agricolo da sempre bacino di voti per il Partito Liberal Democratico (LDP) del premier.

In un sistema elettorale che sovra rappresenta i distretti rurali, tradizionalmente fedeli al LDP, a discapito di quelli urbani sarà difficile trovare un modo indolore per eliminare i munifici sussidi sui quali si basa l’agricoltura giapponese. Questo andrebbe contro gli interessi della maggior parte degli eletti del partito e renderà quanto meno tumultuoso il rapporto tra il premier e i suoi deputati.

Inoltre Abe ha da una parte la necessità di arrestare il declino di popolarità attorno al suo gabinetto di governo che, se non controllato, potrebbe indebolire la sua leadership all’interno del partito.

Dall’altra sente il bisogno di un rimpasto di ministri. Troppi scandali stanno colpendo alcune delle persone più vicine a lui come quelli che hanno coinvolto il ministro dell’agricoltura Koya Nishikawa e quello dell’Economia, Yuko Obuchi. Abe difficilmente potrebbe fare un nuovo rimpasto visto che l’ultimo è datato Settembre 2014, solo tre mesi fa. Sarebbe un rimpasto del rimpasto e rappresenterebbe un’implicita ammissione di debolezza e d’incapacità di giudizio. Andando alle elezioni può lasciare questo lavoro sporco agli elettori sbarazzandosi degli indesiderati senza compromettere il suo prestigio.

Ma soprattutto Abe ha un vantaggio che spiega più di ogni altra cosa il tempismo delle elezioni. Il suo più grande avversario, il Partito Democratico (DPJ), è ancora in una fase di transito, senza un leader forte ancora non si è ripreso dalla recente disastrosa esperienza di governo e non sembra capace di proporre un’alternativa credibile per il paese mandando in frantumi il sogno di un sistema bipartitico forte come negli USA.

Non solo. Si tratta dello stesso partito che ha messo per legge quell’aumento della tassa dei consumi contro il quale Abe si sta opponendo. Sarà difficile per il DPJ spiegare agli elettori quanto fosse necessario all’epoca un aumento della tassa dei consumi e come questa sia stata votata dallo stesso LDP che ora per convenienza si scaglia contro.

Nella retorica di Abe la tassa dei consumi introdotta dal DPJ è l’unico ostacolo ad un futuro prospero segnato dall’Abenomics. In un paese senza alternative, la promessa di una svolta positiva proprio dietro l’angolo sembra essere la più seducente possibile. Vedremo se le elezioni di Domenica ci diranno

 

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