sabato, Dicembre 14

Elezioni: la politica dei ‘vincitori’, tra aspirazioni e ispirazioni Intervista a Massimo Teodori, ex-parlamentare e docente di Storia degli Stati Uniti d’America

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A poche ore dall’ingresso nel ‘post-voto’, nell’incognita sugli scenari di alleanza possibili e sulla tenuta del futuro Governo, le due forze politiche emergenti dal confronto (Movimento 5 Stelle e Lega) suscitano una questione non differibile: quali saranno i loro orientamenti rispetto ai temi fondamentali di un’agenda politica tutta da scrivere?

Oltre a confidare, in caso di mancata intesa, nelle ‘spalle larghe’ del Capo dello Stato, è possibile prospettare, per entrambi i partiti, l’orientamento che seguiranno senza tralasciare l’ipotesi di una inedita coalizione? Ciò vale, a maggior ragione, se pensiamo che due giorni fa alle urne, oltre ai movimenti che ne hanno fatto un punto di forza, ha vinto l’euroscetticismo. Con discorsi e programmi diversi, sia la Lega che M5S si sono posti in termini molto critici verso le istituzioni europee e la loro politica, affermando la preminenza dell’interesse nazionale (in termini assoluti, da parte della Lega) nella tutela del lavoro e dei rapporti con l’estero nel senso di un più marcato bilateralismo. Fuori dall’Europa, per fare un esempio, il leader leghista Matteo Salvini nel suo Programma non ha nascosto simpatie per la Russia, per quanto attiene all’intervento in Siria e ai suoi effetti sui flussi migratori, che costituiscono – in negativo – una specie di ‘pietra angolare’ per l’insieme dei temi affrontati. Da parte del M5S, all’accento posto sul  ‘reddito di cittadinanza’ e a maggiori garanzie e forme di tutela per le forze produttive, in Patria come all’estero, hanno fatto eco posizioni fortemente negative verso l’integrazione europea e la ‘dipendenza’ non solo da Bruxelles, ma dalla NATO e dai grandi cartelli del commercio mondiale.

L’aspra critica nei confronti dell’attuale ordine mondiale raccoglie consensi oltreoceano, prendendo oggi forma nel cosiddetto ‘trumpismo’. Circa un anno fa, questa attitudine è stata capace di accendere simpatie di Beppe Grillo nei confronti  Donald Trump, nonostante tutte le differenze di vedute, da parte dei pentastellati, in materia di ecologia e strategia difensiva.

Sul fronte delle politiche migratorie di contenimento, non è una sorpresa che il muro anti-migranti promesso dal Presidente USA riscuota i consensi tra i membri del movimento di Salvini (e, più largamente, tra i diversi esponenti della Destra).

In una stagione politica inaugurata dall’inquilino della Casa Bianca a forza di colpi di testa, quale potrebbe essere, ci domandiamo, la capacità dell’ ’America Firstdi influenzare l’indirizzo del futuro Governo –  a partire dalla critica alla prudenza e all’austerità europee, contro le quali ha votato la maggioranza degli italiani?  Lo abbiamo domandato a Massimo Teodori, ex-parlamentare e docente di Storia degli Stati Uniti d’America.

 

Professor Teodori, rispetto a quanto annunciato nei programmi di M5S e Lega, esistono presupposti per una qualche affinità con le tendenze proprie dal trumpismo? In altre parole, è possibile individuare parallelismi, all’interno dei due movimenti ‘vincitori’, con gli indirizzi assunti dall’Amministrazione Trump rispetto a grandi temi come welfare, immigrazione, politica economica e commerciale, clima e ambiente?

Iniziamo con la politica di immigrazione. Dal questo punto di vista, Donald Trump è mosso da un istinto nativista che, del resto, fa profondamente parte della storia americana. In proposito, soprattutto Salvini appare mosso da un istinto similare quando dice ‘prima gli italiani’ – poi, tutti gli altri… È una chiara dichiarazione di quel tipo a tradurre uno sguardo diffidente verso l’immigrazione come fenomeno. Certamente Salvini ha colto un sentimento molto diffuso: in Italia, questo è soprattutto il sentimento della paura.

Rispetto a che cosa?

Paura che l’immigrazione porti soprattutto criminalità, sentimento che, poi, dà luogo agli episodi di violenza ai quali abbiamo assistito e stiamo tuttora assistendo.

Tuttavia, l’atteggiamento americano di Trump sull’immigrazione ha anche qualcosa di diverso perché l’America, che è una società di immigrati, teme oggi che l’immigrazione dei ‘latinos’ diventi troppo diffusa, contribuendo a rafforzare un gruppo che rappresenta già il 18% della popolazione statunitense ed è concentrato in alcune regioni dell’Ovest e del Sud-ovest. A differenza dei protagonisti di altre correnti migratorie, i latinos presentano soprattutto la caratteristica di non integrarsi con il resto della società. Perciò, i casi sono contestualmente diversi, ma gli istinti rispetto all’immigrazione sono abbastanza simili. Tuttavia, nel caso americano, ci troviamo di fronte a una Nazione che è stata ‘fatta’ da immigrati, mentre nel caso italiano, nonostante i trascorsi, ci troviamo oggi in un Paese che presenza una consistenza religiosa, civile e storica su cui gli immigrati si ‘sovrappongono’ con qualche difficoltà.

Per quanto riguarda, invece, i 5 Stelle, è sempre difficile dare un giudizio in quanto, nel corso del tempo, abbiamo assistito ad atteggiamenti assolutamente contraddittori. Probabilmente, essendo un gruppo che ‘fiuta l’aria che tira’, il loro indirizzo potrebbe, in vari modi e misure, ‘imparentarsi’ con quello di Salvini , ma non è certamente così netto (come lo è, per fare un paragone, quello di Giorgia Meloni che va a incontrare il premier ungherese Orban, che nell’Est europeo rappresenta un nazionalismo molto accentuato con caratteri anche xenofobici).

In materia economica, troviamo una politica molto protezionistica da parte di Trump. Le sue ultime  decisioni praticamente ribaltano una tendenza ‘classica’ al libero mercato che negli USA è stata perseguita, soprattutto, dai Repubblicani. Essi sono il partito del libero mercato, sia sul piano interno che internazionale. Anche Salvini cerca oggi di proclamare un atteggiamento piuttosto protezionistico e sempre fondato sulla preminenza, nel mercato del lavoro, tra gli italiani e quelli che possono ‘prendere il loro posto’.  In questo senso, sussiste una qualche parentela. Tuttavia, sono sempre molto cauto nel tracciare parallelismi: Stati Uniti e Italia sono Paesi distanti e profondamente diversi per condizioni storiche e socio-culturali.

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