lunedì, Dicembre 9

Elezioni in Kenya: la sfida dal sapore etnico

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Ieri l’atteso voto in Kenya. Dopo la diffusione dei primissimi risultati elettorali, già vive contestazioni. Il candidato dell’opposizione (la National Super Alliance), Raila Odinga ha subito definito l’esito «una farsa» che non rispecchia affatto la volontà di coloro che sono andati alle urne. Odinga aveva anche chiesto alla Independent Electoral and Boundaries Commission (IEBC) di fornire dei moduli specifici, i 34A e 34B, secondo lui i più adatti a verificare i risultati. Il reclamo, però, non è stato accolto dalla IEBC. Alle 3 di stanotte, il Presidente attuale, Uhruru Kenyatta, è in testa con più di 6 milioni di voti contro i 5 milioni dello sfidante Odinga. 55% contro il 44%, questa la differenza tra i due.

I risultati, però, non sono accompagnati dalle copie dei modelli originali dei seggi e circoscrizioni elettorali; questa la denuncia. Il legale della Nasa, James Orengo, ha dichiarato che quei modelli dovrebbero essere basilari per la trasparenza dei risultati e la commissione non li sta controllando come richiesto. La IEBC, secondo Orengo, avrebbe dovuto assicurare la disponibilità dei moduli. «Ci era stata data la garanzia che avremmo avuto i moduli»; «se qualcuno vuole sapere cos’è una frode, eccone una», ha tuonato Orengo.

Si teme che si verifichi ciò che è avvenuto già nelle elezioni del 2007 e del 2013, quando l’organo elettorale aveva trasmesso i risultati senza un criterio di accertamento ed alcuni funzionari avevano deliberatamente cospirato per rallentare l’annuncio dei risultati elettorali. «E’ preoccupante che, dopo un lungo procedimento, la commissione commetterà una frode simile. I keniani dovrebbero ignorare questi esiti», ha continuato Orengo. I risultati sarebbero invalidi perché non supportati da alcuna evidenza e non trasmessi in modo legale.

Invece Ezra Chiloba, funzionario elettorale, ha dichiarato che gli esiti trasmessi sono stati preventivamente controllati proprio attraverso il modulo 34B. «Chiediamo ai keniani di essere pazienti e di continuare a conteggiare e comunicare i risultati». La commissione elettorale, dal canto suo, ha difeso i risultati provvisori e rigettato la richiesta della Nasa che avrebbe voluto il blocco delle comunicazioni. Trasparenza e attendibilità «parte del nostro lavoro e del nostro impegno con gli elettori», ha dichiarato Consolata Maina della IEBC. La scelta di comunicare ora e in questo modo i risultati, è basata sulla decisione della Corte d’Appello che ha dichiarato che i risultati annunciati ai seggi elettorali saranno definitivi. La commissione ha anche deciso che in caso di discrepanza tra i risultati trasmessi usando il sistema KIEMS (Kenya Integrated Election Management System) ed il modello attuale, quest’ultimo prevarrà. Come ha spiegato Maina, la legge richiede che il modulo 34B sia trasmesso alla IEBC dai funzionari preposti prima di dichiarare i risultati elettorali.

«Mi sento positivo», ha dichiarato Kenyatta; «abbiamo svolto una campagna elettorale molto positiva mostrando ai keniani cosa abbiamo fatto e cosa intendiamo fare se venissimo rieletti». «Credo che i keniani abbiano l’abilità di scegliere la direzione in cui vogliono andare e penso che vogliano andare avanti; vogliono noi per continuare a vivere in armonia ed unità e per progredire e credo che daranno a Jubilee l’opportunità di continuare il lavoro che abbiamo iniziato per questa Nazione».

Kenyatta mostra sicurezza e convinzione nell’aver condotto il Kenya verso una nuova era di prosperità e progresso grazie ai numerosi investimenti nelle infrastrutture; il Presidente vanta la costruzione della rete ferroviaria che copre tutto il Paese e la messa in sicurezza della rete stradale. Sebbene il Paese sia in crescita economica, Kenyatta non può negare l’aumento della disoccupazione giovanile, ora al 22 per cento. Spese e progetti nelle intenzioni di Kenyatta che, secondo lo sfidante Odinga, prosciugheranno le risorse finanziarie keniane e finiranno col gettare nel baratro l’economia del Paese. L’alternativa di Odinga, ormai al quarto tentativo, comprende la creazione di posti di lavoro e l’abbassamento dei costi dei prodotti alimentari.

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