martedì, Agosto 4

Elezioni in Iran: una donna al potere?

0

Il 19 Maggio gli iraniani saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Presidente. Il dibattito aperto in merito alla selezione dei candidati è molto complesso e, anche in queste settimane che ci separano dalla campagna elettorale, sarà difficile farsi un’idea dei nomi che verranno selezionati dal Consiglio dei Guardiani, organo che vaglia le candidature proposte dalle fazioni politiche.

Ma cosa rende così cruciale il periodo elettorale in Iran? La Repubblica islamica vede una forte compenetrazione fra potere politico e la Legge Coranica: spesso La Guida Suprema – la più alta carica della Costituzione – non solo vigila sull’operato dell’Esecutivo, ma nomina le autorità giudiziarie, i vertici dell’Esercito regolare e dei Pasdaran, può destituire il Presidente, oltre a presiedere e controllare tutte le fondazioni culturali e sociali. Ad oggi la Guida Suprema è Ali Khamenei, eletto dall’Assemblea degli Esperti, composta da ottantasei studiosi islamici. La Guida ha anche il potere di eleggere sei teologi che andranno a comporre il Consiglio dei Guardiani, insieme ad altri sei giuristi nominati dal potere giudiziario. Il Consiglio dei Guardiani determina, in pratica, l’andamento delle elezioni poiché ha il potere di selezionare i candidati proposti dalle varie fazioni politiche.

Proprio per tutte queste ragioni quando il Paese si avvicina alle elezioni presidenziali inizia un periodo di forti tensioni interne. Quest’anno, però, le forze in gioco hanno visto una novità inaspettata: il Partito conservatore ha deciso di portare avanti la candidatura di Marziyeh Vahid Datgerdi, unica donna che in tutta la storia della Repubblica islamica ha rivestito la carica di Ministro. Fu proprio sotto il Governo di Mahmud Ahmadinejad che fu nominata Ministro della Sanità, anche se venne destituita dall’incarico nel 2012, a causa di una divergenza di opinioni con lo stesso Presidente che l’aveva scelta.

Per comprendere le dinamiche che potrebbe interessare le prossime elezioni iraniane e, soprattutto, per scoprire se davvero Vahid Datgerdi riuscirà a dare del filo da torcere al presidente in carica Hassan Rouhani, abbiamo chiesto il parere di un esperto: Riccardo Redaelli, professore ordinario di ‘Geopolitica’ e di ‘Storia e istituzioni dell’Asia’ presso la Facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Cattolica del S. Cuore di Milano, nonché direttore del Centro di Ricerche sul Sistema Sud e il Mediterraneo Allargato (CRiSSMA) dell’Ateneo.

Il 19 Maggio si terranno le elezioni in Iran. Molti danno già come scontato vincitore il Presidente in carica Rouhani, ma è davvero così?

Tutte le elezioni iraniane hanno sempre avuto un vasto margine d’incertezza, caso peculiare in Medioriente perché spesso nei Paesi arabi la vittoria elettorale è già scontata in partenza. In Iran, però, non è così: anche se il Regime interferisce nella selezione dei candidati, il voto riserva sempre molte sorprese; tranne che nel 2009, quando Ahmadinejad vinse delle elezioni palesemente truccate. Comunque, in linea di massima, in Iran le votazioni della popolazione vengono rispettate. Detto questo, il Presidente in carica Rouhani sembra abbastanza favorito, anche perché, se rianalizziamo tutte le elezioni presidenziali degli ultimi decenni, ogni Presidente è stato rieletto e riconfermato per il secondo mandato. Questo è uno dei fattori determinanti, ma in realtà Rouhani non ha grandi avversari al momento: i conservatori estremisti sono molto deboli e molto impopolari; gli ultra-radicali di Ahmadinejad si sono indeboliti e non hanno nomi da spendere; i conservatori tradizionali in realtà, pur avendo di fatto in mano il potere, tra la popolazione non sono apprezzati e, dunque, non hanno candidati che potrebbero dare filo da torcere al Presidente in carica. Gli unici che riscuotono un forte successo fra la popolazione sono i riformisti ma, pur avendo il sostegno popolare e nomi da spendere, non posso candidarsi, poiché il Consiglio dei Guardiani non permetterà ai principali rappresentanti di questo movimento di presentarsi alle elezioni. Dunque, in tutte queste incertezze rimane Rouhani come unica possibilità, poiché è un tecnocrate moderato, tollerato dai conservatori e apprezzato dai riformisti. Gli ultra-radicali, invece, non lo appoggiano, però non sembrano avere la forza elettorale di opporsi.

L’accordo sul nucleare, siglato tra Iran e i membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU con potere di veto (Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Russia e Cina) più la Germania, inciderà sul voto? La popolazione è soddisfatta dall’evoluzione di questo accordo?

La popolazione era in massima parte soddisfatta dell’accordo siglato nel 2015, infatti gli iraniani hanno voluto aprire i contatti con l’Occidente. Il Regime iraniano, però,  in merito alla questione è sempre stato molto diviso nei confronti dei rapporti con la comunità internazionale: da una parte ostacolava il riavvicinamento con gli Stati Uniti e gli altri Paesi europei, mentre il Governo di Rouhani ha sempre sostenuto questo accordo. Però, recentemente, da parte dell’opinione pubblica sono state evidenziate perplessità sulle grandi speranze disattese: la percezione in Iran è che gli Stati Uniti, anche sotto l’Amministrazione Obama, abbiano cercato di rallentare gli effetti positivi che questo accordo poteva avere sul Paese. Inoltre, ad oggi, vi è la paura per una plausibile mossa di Trump, che potrebbe rimettere mano all’accordo raggiunto con tanta fatica. Anche se alcune scelte di Ruohani in merito all’accordo sul nucleare potrebbero essere contestabili, la maggior parte della popolazione lo ritiene ancora il miglior candidato possibile.

 

Circolano voci su una possibile candidata donna per il partito conservatore, è una mossa strategica nominare Marziyeh Vahid Datgerdi? Ci sono delle possibilità che il Consiglio dei Guardiani ammetta la candidatura di una donna?

Non è assolutamente detto che il Consiglio dei Guardiani accetti questa candidatura proposta dai conservatori. Spesso il Consiglio in media boccia il 95% dei candidati proposti. Bisogna, dunque, attendere il responso dei Guardiani per capire se ci potrebbe veramente essere una leader donna in Iran. Comunque questa mossa dei conservatori è assolutamente una proposta astuta, ma che rivela anche la loro debolezza a livello di consenso popolare. I conservatori conoscono benissimo la loro condizione di impopolarità e stanno cercando dei candidati in grado di ottenere il benestare dell’opinione pubblica, solo così potranno veramente essere ritenuti degli avversari politici temibili a livello elettorale. La mossa di candidare Vahid Datgerdi è sicuramente una proposta progressista, che potrebbe anche portare molte donne a votarla, facendo perdere voti all’attuale Presidente in carica. Ma comunque rimane una donna molto conservatrice, ed è una delle poche donne in politica in Iran apprezzata dalla Guida Suprema.

 

Il Consiglio dei Guardiani quando si riunirà per vagliare i candidati?

Di solito il Consiglio dei Guardiani tende a ritardare il più possibile le decisioni sui candidati: questo perché il Governo vuole che le campagne elettorali siano molto brevi, per cercare di limitare il più possibile l’instabilità che spesso provoca il periodo preelettorale. Di solito le campagne elettorali durano al massimo un mese e mezzo. Diciamo che fra massimo un paio di settimane si dovrebbero conoscere i candidati accettati dal Consiglio, fra cui la conservatrice Vahid Datgerdi.

 

Se il Consiglio accettasse la candidatura di Vahid Datgerdi, l’ex-Ministro potrebbe dare del filo da torcere a Rouhani?

Per fare una previsione di questo tipo dovremmo sapere chi e quanti saranno i papabili candidati alle elezioni: più i conservatori ridurranno le candidature più sarà difficile per Rouhani emergere con facilità. Se vicino a Vahid Datgerdi si vedranno molti altri candidati conservatori Rouhani dovrebbe stare tranquillo, perché i voti della popolazione si disperderebbero fra questi ultimi, limitando l’ascesa dell’avversaria. Se invece l’ex Ministro fosse l’unica candidata del Partito conservatore le elezioni potrebbero andare ad un ballottaggio fra lei e il Presidente in carica. Bisogna vedere se i riformisti moderati candideranno un personaggio forte, che potrebbe ottenere ulteriori voti, togliendoli a Rouhani. Un’ulteriore mossa che potrebbe indebolirlo sarebbe la candidatura di un politico riformatore, non per forza forte – anche perché solitamente vengono subito scartati dal Consiglio dei Guardiani – ma un candidato debole che però gli tolga voti, mandandolo al ballottaggio nel caso in cui nessuno dei candidati raggiunga il 50% dei consensi.

 

La politica estera dell’attuale Governo e, in particolare, la vicinanza dell’Iran alla Russia, com’è vista dall’opinione pubblica? Anche questo potrebbe influenzare il voto?

Non è un avvicinamento così straordinario poiché la Russia è stata sempre vicino all’Iran, soprattutto nei momenti di grande isolamento internazionale, ovvero durante gli anni delle sanzione statunitensi. Ovviamente la Russia sa che dalla vicinanza con l’Iran c’è molto da guadagnare: tanto più l’Iran rimane isolato tanto più la Russia rimane l’unico mercato e l’unico fornitore a cui fare riferimento. L’alleanza Russia-Iran è ormai consolidata da tempo, ma rimane un’alleanza con molte limitazioni: gli iraniani sanno che la Russia li sostiene perché ha un tornaconto economico e geopolitico, ma che Putin non li sosterrebbe fino in fondo in caso di confronto aperto con gli Stati Uniti.

Se vincesse una donna alle Presidenziali come risponderebbe l’opinione pubblica iraniana?

Per quanto riguarda la politica iraniana cambierebbe poco avere una leader donna, perché il Governo in Iran ha veramente dei poteri limitati: il vero potere lo ha la Guida Suprema e il Consiglio dei Guardiani. In secondo luogo la società iraniana in realtà è molto più matura di quello che pensano gli occidentali:  le donne sono molto più integrate nella società rispetto a qualunque Paese del mondo arabo. Quello che farebbe la differenza in Iran sarebbe un Presidente capace di indebolire il comando del Partito conservatore e ultra-conservatore, che impediscono lo sviluppo liberale del Paese.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore