martedì, Marzo 19

Elezioni in Senegal: democratiche con qualche difficoltà Sebbene il Senegal sia uno dei Paesi più democratici dell’area, oltre 200.000 elettori non hanno ancora ricevuto la tessera elettorale per il voto del 24 febbraio

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Domenica 24 febbraio, in Senegal, si terranno le elezioni presidenziali e saranno cinque i candidati principali a contendersi lo scranno più alto del Paese affacciato sull’Atlantico.

Lelezioni presidenziali in Senegal sono conformi al modello francese e, nel caso che nessuno dei candidati riesca ad ottenere il 50% dei consensi al primo round, è previsto il ballottaggio: secondo turno che sarà molto probabile dato il numero dei candidati. Da quest’anno, il mandato presidenziale durerà 5 anni invece di 7 dopo che, con il referendum del marzo 2016, i senegalesi si sono espressi a favore della riduzione della durata dell’incarico.

Sebbene il Senegal sia una delle democrazie più stabili della regione, nonché dell’intero continente africano – è l’unico Paese dell’Africa occidentale a non aver mai subito un colpo di Stato – durante le ultime settimane il clima si è surriscaldato con il ritorno in patria dell’ex Presidente Abdoulaye Wade.

Wade, leader indiscusso del PDS (Parti Démocratique Sénégalais) e Presidente dal 2000 al 2012, atterrato nella capitale Dakar il 7 febbraio dopo essere partito da Versailles, in Francia, dove risiede, sta infiammando la scena politica con le sue dichiarazioni, invitando i cittadini a boicottare le elezioni. «Decidiamo di attaccare i seggi elettorali in modo che non ci siano elezioni», ha dichiarato Wade, «basta prendere un po’ di benzina per bruciare la lista degli elettori. E non è un crimine». Parole che hanno causato non poco fastidio e disagio anche tra gli attivisti e dirigenti del partito.

L’attivismo di Wade è comprensibile dato che, il 14 gennaio scorso, il Consiglio Costituzionale ha confermato lesclusione di suo figlio, Karim Wade, dalla corsa elettorale. Il  23 marzo 2015, infatti, Karim è stato condannato dalla Crei (Commissione di repressione dell’arricchimento illecito) a sei anni di prigione per arricchimento illecito e a pagare una multa di 210 milioni di euro. Concessagli la grazia dal Presidente Macky Sall, Karim si è esiliato in Qatar. Non essendo stato accusato di corruzione sarebbe stato eleggibile, ma la sentenza del Consiglio ha bloccato la sua candidatura. Con lui, anche l’ex sindaco di Dakar, Khalifa Sall, è stato dichiarato incandidabile: nella notte tra il 7 e l’8 marzo 2017, infatti, è stato arrestato con l’accusa di frode, cospirazione criminale, riciclaggio di denaro e appropriazione indebita di fondi pubblici.

Epurati, dunque, Wade figlio e Khalifa Sall, i cinque candidati alla Presidenza sono: il Presidente uscente Macky Sall, Idrissa Seck, Ousmane Sonko, Issa Sall e Madicke Niang.

Macky Sall, 57 anni, è l’attuale Presidente del Senegal. A capo del partito, da lui costituito nel 2008, APR (Alliance Pour la République) e maggior azionista della coalizione liberale United in Hope – che attualmente detiene 125 seggi sui 165 totali dell’Assemblea Nazionale – Sall è stato eletto durante le presidenziali del 2012, battendo al ballottaggio proprio Wade, sotto la cui Presidenza è stato Primo Ministro dal 2004 al 2007. All’epoca, l’allora Presidente francese Nicolas Sarkozy aveva salutato il risultato elettorale come «una buona notizia per l’Africa in generale e per il Senegal in particolare». Le elezioni generali del 2017, alle quali il suo partito partecipava all’interno della coalizione Benno Bokk Yaakaar (BBY), hanno confermato il forte sostegno alla sua causa.

Idrissa Seck, 60 anni, leader di Rewmi (che significa ‘Il Paese’ in lingua wolof), che lui stesso ha fondato nel 2006, ha già corso per le presidenziali nel 2007, quando è stato sconfitto direttamente al primo turno da Abdoulaye Wade, di cui era considerato il delfino. Infatti, precedentemente, così come Sall, anche Seck è stato Primo Ministro sotto la prima Amministrazione Wade, ma nel 2004 è stato licenziato poiché accusato di appropriazione indebita. Ripresentatosi alle elezioni del 2012, con il 7,8% dei voti non è riuscito ad raggiungere il ballottaggio.

Ousmane Sonko con i suoi 44 anni è il candidato più giovane di questo turno elettorale: fatto di non poco conto in un Paese dove oltre il 60% della popolazione ha meno di 25 anni. È stato revisore interno presso il Dipartimento di controllo interno della Direzione generale delle imposte e dei domini (DGID), responsabile della stesura del codice etico del DGID, ma è stato rimosso dall’incarico con il decreto n. 2016-1239 del Presidente Macky Sall per «mancanza di discrezione professionale» (aveva denunciato le pratiche corruttive dell’élite senegalese): di contro, l’evento gli ha garantito una buona notorietà. Sonko, capo politico di PASTEF-Les Patriotes, è visto come lastro nascente della politica senegalese ed ha condotto una campagna per il non utilizzo del franco CFA, facendo della trasparenza e della solidarietà i punti saldi della sua visione governativa. Di fronte alle difficoltà finanziarie, Sonko ha optato per un finanziamento partecipato per la sua campagna elettorale.

Issa Sall, 63 anni, professore di IT, è il candidato di PUR (Parti de l’unité et du rassemblement), un partito affiliato al movimento religioso Moustarchidine, parte di una confraternita sufi in Senegal, che nelle elezioni generali del 2017 è riuscito ad ottenere 3 seggi all’interno dell’Assemblea Nazionale.

Madicke Niang, avvocato di 65 anni, già Ministro degli Esteri dal 2009 al 2012, correrà invece da indipendente – sotto le insegne di Madické2019  dopo essere entrato in contrasto con lex Presidente Abdoulaye Wade, leader e fondatore del PDS, che avrebbe voluto che fosse stato il figlio a raccogliere la sua eredità.

Tra tutti questi candidati, il Presidente Sall è dato come favorito dallopinione pubblica, ma è difficile reperire statistiche o dati ufficiali sulle intenzioni di voto poiché la diffusione dei sondaggi durante il periodo elettorale è vietata secondo una legge emanata il 14 aprile 1986.

A pochi giorni dal voto non sono pochi i problemi riscontrati sul fronte organizzativo. Al 17 febbraio, come riporta ‘Le Monde’, erano quasi 213.000 i senegalesi che ancora non erano riusciti ad ottenere la loro tessera elettorale, nonostante il 9 gennaio siano state create appositamente, in ciascuno dei 557 comuni del Paese, delle commissioni amministrative per la distribuzione del necessario documento e sia stata ideata una piattaforma web per la ricerca e l’identificazione del luogo ove ritirare la tessera. Ritardi analoghi nella distribuzione delle schede elettorali, però, avvennero anche durante le elezioni dellAssemblea Nazionale del luglio 2017 e alcuni elettori furono impossibilitati nell’esprimere le loro preferenze: all’epoca, però, malgrado le criticità, gli osservatori internazionali sancirono la trasparenza delle elezioni e il rispetto dei principi democratici. L’impossibilità di raggiungere facilmente le aree remote del Paese è una delle cause di questa situazione.

I ritardi sulla tabella di marcia non rappresentano l’unica problematica in un Paese dove è alto il tasso di analfabetismo. Inoltre, secondo un’indagine svolta nel 2013 dall’Agenzia nazionale di statistica e demografia, il 20,3% della popolazione non sarebbe presente allinterno dei registri dello Stato civile: questo perché, nei villaggi remoti, non tutte le famiglie sono abituate a denunciare le morti e le nascite alla Prefettura. Come riporta l’organizzazione no-profit Election Guide, la popolazione stimata risulta essere composta da 16.743.859 di abitanti, mentre i votanti registrati sono, stando alle stime del 2017, 6.219.446.

A fronte delle difficoltà, il Senegal rimane uno degli attori più stabili della scena politica regionale e fedele alleato dellUnione Europea, della Francia in particolare, e degli Stati Uniti.

Rientrante nell’universo delle ex colonie francesi e facente parte dell’UEMOA (Union économique et monétaire ouest-africaine) che adotta il criticato e controverso Franco CFA, il Senegal mantiene ottimi rapporti diplomatici con Parigi. L’Esagono è il principale investitore in Senegal e il suo primo partner commerciale, nonché investitore, con oltre il 78% degli stock di IDE (investimento diretto estero), che al 2015 ammontavano a 2.2 miliardi di euro. Nel 2014 sono stati scoperti in Senegal giacimenti di gas e petrolio e la TOTAL, che già operava nel campo della distribuzione, ha ridefinito la sua posizione nell’esplorazione delle risorse e si è garantita il diritto di sfruttamento con un accordo firmato il 2 maggio 2017.

Le sue salde fondamenta democratiche fanno sì che il Senegal sia un importante partner strategico anche degli USA, i quali, attraverso l’assistenza finanziaria, contribuiscono ad «aumentare la produttività agricola, migliorare l’assistenza sanitaria, espandere le infrastrutture, riformare e modernizzare il settore energetico e rafforzare l’istruzione di base». Inoltre, è forte la cooperazione in ambito militare. Secondo i dati di USAID, l’agenzia di Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti, il contributo americano al Senegal nel 2018 ammonta a 108.381.049 dollari.

Oltre alle potenze occidentali, però, anche la Cina è presente in Senegal. Il Governo di Dakar è stato il primo, tra quelli dellAfrica Occidentale, a firmare un accordo di cooperazione con Pechino per lambizioso progetto della Belt&Road Iniziative. E quando il Presidente cinese Xi Jinping lo scorso luglio ha fatto il tour della regione, partendo proprio da Dakar, ha dichiarato che la Cina è il più grande investitore straniero del Senegal, con investimenti pari a 1.6 miliardi di dollari.

A livello regionale, invece, il Senegal contribuisce a mantenere la stabilità. Dal 28 settembre 1960, anno in cui ottenne l’indipendenza, contribuisce al mantenimento della pace nelle operazioni guidate delle Nazioni Unite, dall’Unione Africana e dall’ECOWAS (Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale). Attualmente è l’ottavo contributore di personale in divisa nelle operazioni ONU e prende parte attivamente a sei missioni, in particolare alla MINUSMA in Mali, dove sono attivi oltre 1400 senegalesi tra unità di Polizia (344) e truppe contingenti (1090), e alla MINUSCA nella Repubblica Centrafricana con più di 400 militari.

Il Senegal, dunque, rimane un importante attore in ambito regionale e fondamentale riferimento delle potenze occidentali. Malgrado le difficoltà organizzative sembra però continuare la sua tradizione democratica.

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