giovedì, Settembre 19

Elezioni Europee: l’ultima chance è ‘turarsi il naso’ e votare PD Questi arrembatori che ci troviamo al Governo, che stanno portando l’Italia alla distruzione e alla frammentazione, vanno fermati. L’unica forza che può fare argine è il PD, malgrado se stesso

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I cambiamenti di ‘clima’ e di atteggiamenti del PD da quando ne è segretario Nicola Zingaretti, forse ci sono, ma certo non sono clamorosi. Anche e principalmente perché di programmi, di prospettive, di analisi vere e proprie ce ne sono pochi, pochissimi e molto oscuri.

La cosa, a mio parere, è fortemente aggravata dal fatto che la nuova gestione si differenzia molto poco, per non dire impercettibilmente, da quella precedente. Che la motivazione vada ricercata nel fatto che la gran parte della dirigenza (per non parlare dei parlamentari) del PD è ancora quella dell’era Renzi e che quest’ultimo non manca una occasione che sia una per ostacolare o sparare a zero contro la nuova dirigenza, non cambia la realtà dei fatti. Detta in modo ‘popolare’: quelli che c’erano stanno ancora tutti là e continuano a fare danni, se solo si pensa alla performance geniale del duo Fiano-giovane turco a Torre Maura, o alle finezze semantiche della signora Ascani.

Ho detto varie volte, da quel non politico assoluto che sono -sia chiaro-, che Zingaretti, al di là della ‘bontà’ della sua persona, avrebbe dovuto rivoltare il partito completamente: non nel senso di cambiare il personale dirigente, ma nel senso di sostituire l’intera dirigenza con i giovani finora assenti, e semplici portatori di acqua al partito. Zingaretti, duole dirlo, non lo ha fatto, nemmeno per un accenno. Ha accettato la logicadella spartizione, magari solo per evitare uno scontro frontale, e quindi gli stessi personaggi che fino a ieri abbiamo visto in TV e sui giornali eccetera sono lì, magari in posizioni appena diverse da quelle precedenti.
Il caso di Anna Ascani, del quale ho già parlato, è emblematico. E sorvolo sulla assurda vicenda di Luigi Zanda che, con una sensibilità politica da elefante in una cristalleria, ha fatto danni notevoli con una banale dichiarazione; perfino giusta nel suo significato reale, la politica va pagata se si vuol che sia indipendente, ma detta in modo talmente infantile e grossolano da essere addirittura provocatorio.

Bene, ma ad uno che osserva come me la cosa dall’esterno, l’unica cosa che si può dire è ‘tant’è’, facciano loro. Anche se a me appare assurdo, intendo logicamente e ‘ideologicamente’ assurdo, un Partito che va da Carlo Calenda (attivissimo) a Giuliano Pisapia (complicatissimo) a Roberto Speranza sulla ragione della esistenza del quale sarebbe interessante indagare. Si era anche per un momento ‘parlato’ di una candidatura Massimo Cacciari, ma poi non se ne è fatto nulla, preferendogli la signora Alessandra Moretti, meglio nota come ‘lady like’, mentre al centro la candidatura è renziana che più renziana non si può. Francamente non si capisce molto. ‘Perdere’ Cacciari, poi, è da neurodeliri!

Ora poi scoppia il caso Umbria, sconvolgente. Di nuovo Zingaretti avrebbe potuto, e secondo me dovuto, scattare come una tigre sul problema e non perdere un istante per cacciare in malo modo chi ha fatto quello che ha fatto. E invece, ladiplomazia ha fatto premio del tutto sulla politica. Lo so, dico l’opposto di quello che dicono molti altri. Zingaretti, credo, ha ritenuto di gestire la cosa in maniera soft, evitando traumi eccessivi e i relativi contraccolpi, insomma di agire diplomaticamente. Anche se poi, sotto la pressione degli eventi ha insistito per le dimissioni della Presidente della Regione, che, a sua volta, non trova di meglio da dire che di essere stata discriminata in quanto donna nel quadro della cultura ‘giustizialista’ del PD.

Questo è stato un evidente errore e quanto al giustizialismo, sono sciocchezze. Perché il problema è politico, tutto politico: si tratta di fare capire a tutti che certe cose non si devono fare e che chi oggi governa il PD intende impedire davvero che possano accadere ancora, anzi che si possa ancora solo pensare di farle. Qui non si tratta di cercare una ‘onorevole via di uscita’, ma di cacciare, dolorosamente perché certo si tratta di un grosso guaio, chi si è reso colpevole di una cosa di gravità estrema, che porta nei guai non solo il PD, ma il ceto politico italiano.

Il ‘garantismo’, parola usata e abusata in questi anni, non vuol dire esenzione dalla colpevolezza. Lo si ripete in continuazione, ma i politici questa cosa non la vogliono sentire: altro è la responsabilità penale che va accertata nei modi previsti dalla legge, con tutte le garanzie della legge e altro, ben altro, è, non solo la responsabilità politica, ma anche solo il possibile ‘sospetto’ che un politico abbia fatto cose illecite. Forse non è bello, forse è molto pericoloso perché permette di stroncare la carriera politica di una persona con una ‘maldicenza’, ma se uno ‘scende’ in politica ne deve accettare le regole, per dure che siano. E chi governa un partito, deve sentire la puzza dell’imbroglio al primo sottile fumo e, anche a rischio di sbagliare, reagire subito.

Il punto, però, resta il programma (Zingaretti, lo avevo detto, era atteso alla prova delle idee). Non quello immediato, che ‘faremo domani se andremo al Governo’ (è una cosa troppo improbabile e quindi si può tralasciare), ma ‘che società abbiamo in mente?’, come vogliamo trasformare questo Paese culturalmente e economicamente?, come vogliamo fare a ridare spirito unitario ad un Paese ormai diviso in fazioni, in sette, in localismi sfrenati, in egoismi devastati e selvaggi, ma specialmente che vogliamo fare in Europa e per l’Europa?, il tema più caldo di tutti.
Anzi, visto che le elezioni sono europee, e che quindi, ‘vittoria’ a parte, non servono per ottenere la guida dell’Italia, ma per avere voce e progetti in Europa, parlare di Europa si potrebbe senza timori e timidezze, senza preoccuparsi troppo di scontentare qualcuno: forse mi sbaglio, ma sarebbe una occasione d’oro. Si potrebbe progettare, immaginare e proporre in assoluta libertà e quindi in maniera totalmente scevra da condizionamenti contingenti.
Certo, però, immaginare che un progetto attendibile, interno o europeo, possa scaturire da un pasticcetto che va da Calenda a Bersani è per lo meno improbabile, anzi, temo, è surreale.

Ed è un peccato perché, io credo, il PD ha di nuovo nelle mani una occasione storica, forse realmente unica: può tentare di concentrare, per così dire, le molte e molto diverse forze e convinzioni contrarie a questo regime, non in vista della assunzione insieme del potere (come ho detto prima, Calenda e Speranza sono incompatibili), ma per fermare, ora e subito, questo regime, liberando, per dir così, le molte opposizioni ad esso, per poi, finalmente, giocare una partita vera, fatta di progetti e di idee.

Parliamoci chiaro. Oggi come oggi, questi arrembatori italiani vanno fermati, per il semplice motivo, autoritarismo o meno, che stanno portando l’Italia alla distruzione e alla frammentazione. Ma in Italia sono ancora in grado di fare danni, se non capiscono che il loro tempo è finito. E allora, l’unica forza che può fare argine, ora come ora e senza mirare al Governo, è il PD. Visto che il voto è per le europee, ma avrà effetti riflessi, magari molto importanti, ma solo riflessi sulla politica quotidiana dell’Italia, per usare una espressione a suo tempo divenuta famosa, è possibile, forse è perfino necessario, ‘turarsi il nasoe votare PD, perfino questo PD: sperando o lavorando perché, poi, cambi, ma proprio tanto. Come dire: l’ultima chance!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.