domenica, Novembre 17

Elezioni europee 2019: l’Europarlmaneto che verrà? Frammentato e attraente La perdita di voti e seggi da parte di partiti tradizionali, la crescente polarizzazione (europeisti/euroscettici), le visioni concorrenti dell'UE produrranno un Parlamento europeo più frammentato e il processo decisionale europeo più problematico, nervoso, instabile

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La settimana italiana si è aperta all’insegna dell’Europa, o meglio, del prossimo voto per l’elezione del nuovo Parlamento europeo.
Il voto in Basilicata ha dato la stura. Il PD ha annunciato, attraverso il suo Segretario, Nicola Zingaretti, che si lavora a «una lista nuova e un programma di un grande rinnovamento» , e «nelle prossime ore e giorni presenteremo il logo e anche i punti piu’ salienti contenuti nel programma per voltare pagina». Fratelli d’Italia ha annunciato che aprirà la campagna elettorale per le europee a Torino con un conferenza programmatica al Lingotto, il 13 e 14 aprile. A Sinistra del Pd qualcosa pare si stia muovendo e nei prossimi giorni si capirà meglio cosa.

 

Il Parlamento europeo che verrà fuori dal voto di maggio di certo, oramai è certo sarà un Parlamento molto diverso dall’attuale. A certificarlo, già nelle settimane scorse, le proiezioni rese note dallo stesso Europarlamento.

Ma che Parlamento sarà?

I partiti tradizionali perderanno seggi i favore dei partiti che si sono affermati negli ultimi anni. La conseguente maggiore competizione politica potrebbe porre sfide al processo decisionale dell’UE, ma potrebbe anche generare un maggiore interesse pubblico nella politica europea, sostiene Agata Gostyńska-Jakubowska, ricercatore senior e Leonard Schuette in un intervento per il Centre for European Reform.

Alle ultime elezioni del 2014, l’affluenza è scesa al minimo storico del 43%. Quanto accaduto da allora ad oggi mette ulteriormente a rischio la partecipazione al voto. Il Partito popolare europeo (PPE) e il Partito dei socialisti europei (PSE), hanno goduto di una comoda maggioranza di seggi dalle prime elezioni dirette al Parlamento europeo nel 1979,e, invece di lavorare sulle questioni paneuropee, hanno preferito concentrarsi su questioni interne. Questo ha allontanato gli europei dall’Europarlamento, non ha attratto l’interesse dell’opinione pubblica per la politica europea. Per altro, aggiunge Gostyńska-Jakubowska, i partiti tradizionali hanno mostrato differenze nei loro programmi. Alcuni leader di partito nazionali usano anche il Parlamento come luogo di esilio per i loro rivali politici o una ricompensa ben pagata per i fedelissimi del partito. Tutto ciò ha portato nel migliore dei casi all’apatia dell’elettore e, nel peggiore dei casi, al disgusto del pubblico per il Parlamento europeo.
Secondo l’analista, vi sono motivi per ritenere che le prossime elezioni del Parlamento europeo di maggio saranno diverse.

La crescente frammentazione e volatilità delle politiche nazionali sta ridisegnando il panorama a livello europeo.
In passato, le affiliazioni politiche dei cittadini erano in gran parte determinate dalla classe e dalla fede, portando al predominio dei partiti cristiani e socialdemocratici in Europa. Ma la società postindustriale di oggi è più ‘disparata’ e le lealtà ai partiti tradizionali si sono indebolite. Di conseguenza, nuovi partiti e movimenti, spesso più politicamente estremi, sia a favore sia contro l’Europa, stanno guadagnando terreno a spese dei partiti di centro-destra e centro-sinistra.
Per la prima volta nella storia delle elezioni del Parlamento europeo, il PPE e PSE insieme non avranno la maggioranza. 

Le crisi migratorie hanno portato l’Europa nei dibattiti interni. L’adesione all’UE continua a godere di un ampio sostegno, ma gli elettori sono diventati sempre più diffidenti nei confronti delle politiche europee che riguardano i principali poteri dello Stato e quindi il senso di identità dei cittadini. I partiti euroscettici, ostili all’immigrazione, l’integrazione europea e la globalizzazione, sono stati i principali beneficiari di questo sentiment.
Gli euroscettici, secondo i sondaggi, potrebbero portare a casa un quarto dei seggi, non avranno la maggioranza, però, non controlleranno il Parlamento. La loro capacità di influenzare l’agenda politica europea dipenderà, però, dal fatto che possano mettere da parte le loro considerevoli differenze e unirsi
Al momento, sono divisi in diversi gruppi e hanno faticato a influenzare il processo decisionale dell’UE.
Matteo Salvini e Marine Le Pen hanno cercato di costruire un partito paneuropeo di nazionalisti, al momento non sembrano destinati avere successo. E il motivo è semplicissimo: oltre al fatto che gli euroscettici per la gran parte sono sovranisti e i sovranisti tra loro, ovviamente, cozzano, Gostyńska-Jakubowska sottolinea le differenze tra i diversi gruppi di euroscettici, anche su grandi temi, da quelli interni fino alla politica estera:  la Lega ha stretti contatti con il Cremlino, i polacchi sono molto preoccupati dello strapotere russo. La Lega chiede che i rifugiati che arrivano in Italia siano ridistribuiti tra gli altri Stati membri, ungheresi, finlandesi, svedesi non sono d’accordo. Sul bilancio dell’UE, gli euroscettici del nord vogliono ridurre i pagamenti su cui fanno affidamento i paesi dell’Europa centrale e orientale.

Molto movimento anche sul fronte degli europeisti che non si riconoscono né nel PPE né nel PSE. La République en Marche del Presidente francese Emmanuel Macron, per esempio, vede aumentare il suo consenso, così come i partiti verdi in alcuni Paesi dell’Europa occidentale, nonché i movimenti transnazionali come Volt Europe o  New Deal per l’Europa (primavera europea) di Yanis Varoufakis. La loro visione europeista, sottolinea l’analista, è volta a superare lo status quo, a differenza dei partiti tradizionali, molti di questi nuovi arrivati ​​stanno facendo un grande sforzo per coinvolgere i cittadini sulle questioni europee, ad esempio con richieste di una maggiore legittimità democratica dell’UE o una maggiore solidarietà di bilancio tra i Paesi dell’area dell’euro. Molto lavoro viene condotto anche sulle politiche economiche, in modo particolare è da sottolineare l’attivismo culturale di Varoufakis, che parla di una ‘politica a pezzi come la finanziarizzazione’, da una visione post-capitalista.  
Anche questi partiti -pure loro polarizzati, a tratti estremisti- avranno un peso importante nel nuovo Europarlamento.

La perdita di voti e seggi da parte di partiti tradizionali, la crescente polarizzazione (europeisti/euroscettici), le visioni concorrenti dell’UE (idee e visioni diverse sia all’interno degli europeisti che all’interno degli euroscettici) produrranno un Parlamento europeo più frammentato, che potrebbe rendere il processo decisionale europeo più problematico, nervoso, instabile. La Commissione europea troverà più difficile mettere insieme maggioranze parlamentari per le sue proposte legislative, perché i tradizionali blocchi di voto saranno sostituiti da più coalizioni ad hoc incrociate. Questa frammentazione della politica europea potrebbe potenziare sia l’ALDE che i Verdi / EFA, il cui sostegno potrebbe essere necessario per formare maggioranze, a partire dall’elezione del Presidente della Commissione.

Un Parlamento di questo genere, però, secondo l’analista,  potrebbe anche essere un vantaggio per la democrazia europea. Una maggiore competizione politica a livello UE potrebbe accrescere l’interesse del pubblico alle elezioni del Parlamento europeo e poi al suo lavoro a seguire -e questo sarebbe uno sviluppo sano per l’UE.

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