martedì, Settembre 29

Elezioni egiziane alle porte Pochi dubbi su chi sarà il prossimo presidente, ma tante incognite sul futuro del Paese

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Il prossimo 26 e 27 maggio, si terranno in Egitto le elezioni che definiranno il nome del nuovo Presidente egiziano, ponendo fine al periodo di transizione inaugurato dall’arresto da parte dei militari dell’ex Presidente, l’islamista Mohamed Morsi. Unico rivale di al-Sisi è oggi Hamdeen Sabahi, 59enne leader della Corrente Popolare Egiziana, raggruppamento politico di orientamento nasseriano. Nonostante numerose perplessità siano state sollevate attorno alle modalità tramite le quali al-Sisi ha condotto la propria campagna elettorale, è quasi certo che il militare avrà gioco facile nel vincere le elezioni.

«Al-Sisi e Sabahi stanno conducendo una campagna elettorale come eredi populisti, nazionalisti e anti-islamisti di Gamal Abdel Nasser, il Presidente nazionalista arabo» ha scritto sulle pagine del ‘New York Times’ il responsabile dell’area nordafricana David Kirkpatrick. «Ma al-Sisi è chiaramente il candidato dell’establishment politico, militare ed economico, e la sua campagna ha superato in spese quella di Sabahi di almeno dieci volte. La campagna di Sabahi ha cercato di dipingerlo come il candidato delle rivolte del 2011 contro il Presidente Hosny Mubarak, ma ha faticato a far passare questo messaggio».

Sul blog ‘The Arabist, l’osservatrice Ursula Lindsey espone le sue perplessità riguardanti la campagna elettorale condotta da al-Sisi: «Il programma elettorale del feldmaresciallo resta avvolto nel mistero. Con una mossa non ortodossa, la sua campagna sembra aver deciso di non prendersi il peso di spiegare come la sua visione politica verrà implementata. Il manager della sua campagna ha detto alla stampa che presentare un programma in questo momento “provocherebbe una discussione e un dibattito cui non avremmo il tempo di reagire”. Le sue scarse proposte politiche […] sembrano risibilmente modeste, mentre quando gli viene richiesto in quale maniera abbia in mente di applicarle, il mushir si limita a rispondere che lo Stato farà in modo che sarà la stessa gente ad adottarle. Al-Sisi preferisce presentare una poetica riguardante le straordinarie qualità personali del popoli egiziano e il suo infinito amore per loro, piuttosto che rispondere a effettive domande sulla sua politica».

La decisione di al-Sisi di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali era nota al popolo egiziano da lungo tempo, ma una serie di strategie politiche hanno spinto il Generale ad attendere il momento propizio per rendere pubblica la sua scelta. A fine gennaio, l’ex Capo delle Forze Armate ha incontrato il Premier russo Vladimir Putin, che ha reso pubblica la propria approvazione della sua candidatura. E’ importante seguire gli sviluppi legali all’intesa russo-egiziana: Mosca he negoziato negli ultimi mesi la vendita di 2 miliardi di armi all’Egitto, con l’obiettivo di sostituire il ruolo di sostegno militare che fino alla scorsa estate era stato rivestito dagli Stati Uniti. Pochi giorni dopo, il Supremo Consiglio delle Forze Armate, l’organo militare di cui al-Sisi era leader, ha reso pubblica la propria unanime approvazione a un’eventuale decisione del Generale di candidarsi.

Abdel Fattah al-Sisi è nato nel 1954 nel distretto cairota di Gamaliyya. Entrato all’interno delle Forze Armate nel 1977, ha iniziato una rapida ascesa all’interno dei loro ranghi, diventando nel giro di pochi decenni il comandante militare delle regioni settentrionali e direttore dei servizi di intelligence militari. Il nome di al-Sisi è diventato noto nel 2012, quando la Fratellanza Musulmana lo ha scelto come principale interlocutore all’interno del mondo militare: pochi mesi dopo, sarebbe stato proprio al-Sisi a indurre le Forze Armate a sostenere le manifestazioni di piazza contro l’Ikhwan, rimuovendo il Presidente Mohamed Morsi dal potere e dando il via alla stagione di repressione della Fratellanza Musulmana.

Sono numerose le sfide cui il futuro Presidente dell’Egitto dovrà far fronte dopo la presa del potere: la principale sembra essere oggi legata alla stabilizzazione dell’economia egiziana, in crisi ormai cronica. Secondo quanto riporta il quotidiano egiziano al-Shourouk, «la mancanza di finanziamenti per i suoi futuri progetti e le preoccupazioni riguardanti una possibile retrazione del supporto del Golfo, soprattutto da Arabia Saudita e da Emirati Arabi Uniti» potrebbero essere alla base del ritardo. Al-Sisi è probabilmente preoccupato dall’impopolarità delle riforme economiche che sarebbe necessario imporre al Paese per riportare sotto controllo i conti pubblici del Paese, oltre che dal rischio che anche gli alleati del Golfo possano decidere di chiudere il rubinetto dei fondi o imporre una condizionalità più stringente ai propri finanziamenti».

Concludiamo trattando la questione della sicurezza: l’avvicinarsi della campagna elettorale sta portando un aumento delle tensioni nel Paese, creando pressione sull’autorità in vista dei giorni del voto. Martedì 20, tre ufficiali delle forze di polizia sono stati assassinati da uomini armati a bordo di un’automobile mentre cercavano di disperdere una rivolta di studenti dell’Università di al-Azhar. E’ l’ennesimo atto di violenza portato avanti contro ufficiali delle forze di sicurezza nel Paese nel corso della campagna elettorale.

 

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