lunedì, Ottobre 14

Elezioni Congo: la grande beffa di Kabila, con possibile nuovo rinvio La preparazione delle elezioni versa nel più completo caos, possibile rinvio a gennaio, mentre il delfino di Kabila si prepara ad essere dichiarato Presidente sulla base di spogli elettorali incompleti e non rappresentativi, probabilmente con un circa 52% di voti

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A distanza di soli tre giorni dall’appuntamento elettorale per eleggere il nuovo Presidente in Congo, appuntamento rinviato dal rais Joseph Kabila per due lunghi anni di profonda crisi politica e sociale, la preparazione delle elezioni versa nel più completo caos. Ieri, la Commissione elettorale nazionale indipendente non esclude di dover posticipare di una settimana le elezioni. L’incendio della scorsa settimana a un deposito a Kinshasa che ha causato la distruzione di gran parte del materiale elettorale destinato alla capitale congolese, tra cui l’80% della ‘macchine per votare’ di fabbricazione sudcoreana, sarebbe la motivazione del rinvio: «un rinvio di sette giorni»  è in discussione, ha dichiarato la Commissione.
Al 13 dicembre solo il 3% del materiale elettorale, comprese le contestate macchine di voto elettronico sudcoreane, è stato distribuito agli oltre 80.000 seggi elettorali.  Kabila ha rifiutato gli aiuti occidentali per finanziare le elezioni e allo stesso tempo a messo la CENI nelle condizioni di non poter assicurare la logistica per mancanza di fondi, dirottati verso i conti degli amici stranieri, soci d’affari della famiglia Kabila.
A questo si aggiunge il misterioso incendio avvenuto presso la sede della Comissione Elettorale Nazionale Indipendente – CENI a Kinshasa che ha distrutto 8.000 macchine di voto elettronico. L’incendio è avvenuto in circostanze misteriose la notte tra il 12 e il 13 dicembre. Le autorità non hanno avvertito in tempo i vigili del fuoco che sono giunti sulla scena quando la totalità degli edifici toccati dalle fiamme erano distrutti, e assieme a loro il materiale elettorale. Si sospetta di un incendio doloso ordinato da qualche pezzo grosso del Governo per giustificare la scomparsa di 8.000 macchine di voto pagate, ma probabilmente mai consegnate alla CENI.

In varie zone del Paese in mano a gruppi armati che controllano le risorse naturali, la situazione di sicurezza è talmente precaria che vi sono seri dubbi che le elezioni si possano svolgere normalmente. Secondo una confidenza fatta da un membro dell’entourage di Kabila a ‘Jeune Afrique’, «Lo scrutinio dei voti è destinato a entrare in crisi e l’esito delle elezioni rimarrà incerto».
Sembra ripetersi lo scenario delle elezioni del 2011, quando il sistema di voto manuale saltò completamente e centinaia di sacchi contenenti le schede votate marcirono sotto la pioggia incessante nei cortili delle sedi della CENI, sparse nelle principali città, mentre altri sacchi venivano buttati nell’immondizia. Il Presidente Kabila ottenne il secondo mandato sulla base di risultati provvisori e non significativi. I risultati finale non sono mai stati comunicati.

Polizia e provocatori infiltrati hanno impedito il normale svolgersi dei comizi elettorali dell’opposizione. I rari comizi che si sono tenuti sono stati caratterizzati dalle violenze sapientemente scatenate da infiltrati e dallo sproporzionato uso della forza della Polizia. A Lubumbashi, la seconda città del Paese, un comizio del candidato  Martin Fayulu è stato teatro di violenze con un bilancio di 2 morti e 42 feriti tra i supporter di Fayulu. In un comizio dell’opposizione a Kalemie (est Congo) la Polizia ha sparato proiettili veri sulla folla facendo un massacro. Altri comizi sono stati attaccati da bande di giovani supporter del regime, drogati e armati di bastoni e machete. Trattasi di una milizia giovanile informale creata da Kabila sul modello delle Imbonerakure del Burundi.
Ieri, il Governatore di Kinshasa, André Kimbuta, ha sospeso la campagna elettorale nella capitale. Decisione motivata dagli incidenti e violenze scaturite durante i comizi elettorali. «I servizi segreti ci hanno segnalato che in tutti i principali campi politici vi sono degli estremisti pronti a confrontarsi con le forze dell’ordine per le strade di Kinshasa. Questa situazione minaccia seriamente la sicurezza dei cittadini e le loro proprietà». Secondo l’opposizione la decisione è stata presa dopo aver constatato che anche nella capitale il delfino Ramazani raccoglie ai suoi comizi un pugno di sostenitori rispetto alle folle oceaniche che assistono ai comizi dei leader dell’opposizione.  
Il responsabile dei diritti umani delle Nazioni Unite in Congo ha richiesto ufficialmente al Governo di interrompere le violenti repressioni dei comizi elettorali dell’opposizione e di frenare i discorsi pronunciati dai leader del partito al potere che incitano alla violenza contro l’opposizione e all’odio etnico. In una conferenza stampa il portavoce del Governo, Lambert Mende, ha dichiarato che le violenze pre-elettorali sono state create dall’opposizione, assicurando che le elezioni si svolgeranno in un clima di sicurezza e serenità.  
Di diverso parere l’Ambasciata Americana a Kinshasa, ancora in stato di massima allerta dopo il rischio di attentato delle scorse settimane che ha portato alla chiusura al pubblico degli edifici, ha costretto tutto il personale non indispensabile a rientrare negli Stati Uniti per le vacanze natalizie in quanto il Dipartimento di Stato prevede incontrollabili violenze post elettorali.

Un altro segnale di forte preoccupazione è il divieto per gli osservatori internazionali di monitorare le elezioni. Il divieto ha colpito gli osservatori dell’Unione Europea, il Centro Carter degli Stati Uniti e le Nazioni Unite. Solo qualche osservatore africano è stato accreditato. Per compensare questa carenza la Chiesa Cattolica ha formato 40.000 osservatori nazionali e la società civile altri 20.000. Numero che rimane esiguo per controllare l’andamento delle elezioni in tutti i seggi del Paese, sempre che la Polizia autorizzi loro di compiere l’opera di monitoraggio.

Un potenziale di 40 milioni di elettori sono chiamati domenica prossima a votare in un clima di caos organizzativo e di paura.
La Presidenza è contesa dal delfino di Kabila, Emmanuel Ramazani Shadary -ex Ministro degli Interni  e sotto sanzioni economiche ad personam decretate dall’Unione Europea per crimini contro l’umanità-, da Martin Fayulu -alla testa della piattaforma di opposizione Lamuka, supportata dall’ex Governatore del Katanga, Katumbi Moise e dall’ex Vice Presidente, imprenditore e signore della guerra Jean Pierre Bemba, entrambi eliminati dalla competizione elettorale-; da Félix Tshisekedi  -della piattaforma di opposizione FATSHVIT, creata da Tshisekedi e Vital Kamerhe, che sono usciti dalla coalizione Lamuka, creata a Ginevra, indebolendo e frammentando il fronte dell’opposizione.

Il Presidente uscente Joseph Kabila, nonostante la fragile situazione ed elezioni che sicuramente non potranno essere credibili, sfida apertamente la comunità internazionale. Una sfida orientata a prendersi beffa dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, lanciata attraverso una serie di interviste rilasciate alla ‘Reuters’ e al quotidiano belga ‘Le Soir’.
«Tutto si svolgerà nel miglior dei modi. Abbiamo preso nelle nostre mani l’organizzazione delle elezioni senza contare su aiuti esterni anche se questa scelta è stata finanziariamente costosa. È una questione di indipendenza politica, di sovranità. Sull’argomento degli osservatori internazionali rispondo con una domanda: perché invitarli quando questi hanno già preparato i loro rapporti negativi ancor prima dello svolgersi delle elezioni?», ha dichiarato Kabila in una intervista rilasciata il 01 dicembre sul quotidiano belga ‘Le Soir.
Nel corso dell’intervista il rais non ha risparmiato critiche al Belgio. «Il problema con il Belgio risiede nel modo di pensare del vostro Governo che portata a considerare il Congo ancora come una loro colonia. I vostri politici devono sempre dirci cosa dobbiamo fare. Ecco cosa divide il Congo al Belgio. Considero che i congolesi siano uomini liberi, che il Congo si un Paese indipendente, e di conseguenza, non dobbiamo rendere conto al Ministro degli Affari Esteri del Belgio».

In una intervista rilasciata alla ‘Reuters’ il 9 dicembre Kabila chiarisce che il delfino Ramazani è solo una testa di legno destinata a scaldare la poltrona presidenziale fino alle prossime elezioni del 2023. Kabila precisa alla ‘Reuters’ che si presenterà come candidato alle prossime elezioni e che da oggi fino al 2023 resterà sulla scena politica per sorvegliare l’operato del nuovo Governo. Queste affermazioni chiariscono la volontà del rais di continuare con la normale gestione del regime tramite Ramazani, compresa la gestione del traffico illegale di minerali, in netta contrapposizione con le potenze occidentali, che desiderano un netto e chiaro cambiamento politico in Congo.
Alle preoccupazione del giornalista sulla trasparenza delle imminenti elezioni Kabila risponde assicurando che quelle del 23 dicembre saranno elezioni ‘perfette’. «Vari osservatori pensano che le elezioni non saranno libera e trasparenti. Si sbagliano di grosso».
Dopo aver governato il Paese dal gennaio 2001 saccheggiandolo, instaurando una feroce dittatura, facendo affairi con milizie genocidarie, quali i terroristi delle FDLR, provocando pulizie etniche, sopprimendo nel sangue qualsiasi forma di dissenso, elevando la corruzione a normale gestione amministrativa dello Stato e facendo sprofondare milioni di congolesi nella povertà e insicurezza più assolute, il rais afferma di non aver rimpianti sul suo operato da Capo di Stato.,«Non ho rimpianti. Sono riuscito a raggiungere molti obiettivi. Il più importante di tener unito il Paese e rimetterlo nei giusti binari del progresso».

I comizi tenuti da Ramazani evidenziano la totale assenza di supporto popolare. Nonostante tutte le promesse dell’ex Ministro degli Interni di radicali riforme, la popolazione lo vede giustamente come un burattino a cui è stato affidato il compito di garantire la continuità di un regime causa della disintegrazione economica e degenerazione morale e sociale degli ultimi 17 anni. Il comizio a Goma, Nord Kivu, è stato disertato dalla popolazione come altri comizi tenuti in altre città del Paese. Vi sono molte probabilità che Ramazani venga dichiarato Presidente sulla base di spogli elettorali incompleti e non rappresentativi, come successe per Kabila nel 2011.

Quello che preoccupa è lo scenario post-elettorale. In una intervista rilasciata ad ‘Africa News’ il Premio Nobel della Pace Denis Mukwege ha parlato dei rischi di un conflitto post elettorale. «Vi è una scarsa preparazione elettorale e una accurata preparazione militare. Sono molto preoccupato che queste elezioni non saranno, libere, trasparenti, credibili e pacifiche. Gli avvenimenti che osservo nel mio Paese non mi rassicurano. Queste elezioni saranno caratterizzate da inauditi frodi e violenze contro i sostenitori dell’opposizione che protesteranno. Penso che la repressione militare sia stata preparata nei minimi dettagli. Il Governo è pronto a dichiarare guerra alla sua popolazione. Vi è il rischio di un coinvolgimento di Paesi vicini in conflittualità tra di loro: Burundi, Rwanda, Uganda».
La vittoria già designata dal regime per Ramazani contrasterà con l’evidente mancanza di supporto popolare. Anche se la percentuale di vittoria prestabilita si attesterà ad un pudico 52%, il risultato non sarà credibile e farà scoppiare la protesta popolare. La rabbia della popolazione sarà un problema che si affronterà sotto Natale.

Le autorità del Congo Brazzaville, martedì 18 dicembre, hanno annunciato di aver accolto dalla vicina capitale Kinshasa oltre 4300 rifugiati, molti feriti da arma da fuoco o arma bianca. Questi congolesi fuggono dal conflitto inter-comunitario scoppiato nella provincia di Mai-Ndombe, a nord della capitale, rientrante a pieno titolo nella strategia del terrore e del caos ideata da Kabila per rimanere al potere che all’est ha già provocato centinaia di morti e una crisi umanitaria senza precedenti.

Il destino del Congo e della Regione dei Grandi Laghi è legato non all’esito (scontato) delle elezioni, ma dagli avvenimenti che si succederanno dopo la vittoria di Ramazani.

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