lunedì, Agosto 3

Elezioni 2018: la via italiana ‘trumpismo’ europeo? Il successo di M5S e Lega secondo Andrew Spannaus: un'analisi del voto italiano alla luce delle tendenze mondiali

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Le elezioni politiche italiane appena concluse hanno dato alcune conferme ed alcune sorprese. Da un lato sono state confermate, a grosse linee, le previsioni dei sondaggi pre-elettorali, dall’altro, la misura delle vittorie e delle sconfitte sono andate al di là delle previsioni. Nonostante i dati economici e sul flusso migratorio stessero cominciando a mostrare i risultati dell’azione dei Governi di coalizione a guida PD, gli italiani hanno scelto per un cambiamento netto, premiando i movimenti che, oltre ad essere più critici verso l’Unione Europea, più promettevano discontinuità con il recente passato.

Il grande sconfitto di queste elezioni è il PD: 18,72% alla Camera e 19,13% al Senato (22,81% e 22,97% con la coalizione). Il partito è al suo minimo storico e molti importanti esponenti resteranno fuori dal Parlamento (Franceschini, Minniti, Pinotti): attualmente, le dimissioni del Segretario, Matteo Renzi, sembrano certe.

Anche Liberi e Uguali, il partito fondato dai fuoriusciti del PD, ha avuto risultati molto più deludenti rispetto alle previsioni: 3,38% alla Camera e 3,27% al Senato. Quasi nessuno, tra i principali esponenti di LeU, è riuscito ad entrare in Parlamento (Grasso, Boldrini, D’Alema).

La coalizione di Centro-Destra si conferma in testa (37,09% alla Camera e 37,55% al Senato), ma la grande sorpresa sta nel sorpasso della Lega nei confronti di Forza Italia: 17,40% contro 14,03% alla Camera; 17,65% contro 14,44% al Senato). A questo punto, il duello interno tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini sembra essersi concluso a favore del secondo che diventerebbe il candidato più probabile al posto di Presidente del Consiglio.

Il successo del Movimento 5 Stelle è stato molto più grande del previsto: 32,64% alla Camera e 32,16% al Senato. Il movimento di Beppe Grillo si conferma primo patito e il suo candidato, Luigi Di Maio, si trova in una posizione di forza inattesa.

Ora si apre una fase delicata. Nonostante tutto, l’elettorato italiano si è mostrato diviso in tre parti piuttosto simili nei numeri: questo rende molto difficile la formazione di un Governo. Il Centro-Destra, nonostante sia prima coalizione, non ha i numeri per governare da solo e sarà costretto a cercare un sostegno esterno. In questo caso, la presenza di un candidato estremista come Salvini renderà il compito molto arduo ed è possibile che sia costretto a puntare su un nome differente (anche se non è scontato che la Lega accetti questa eventualità).

Da parte sua, il M5S ha detto di non volere alleanze ma di chiedere ai partiti di sostenere il suo programma. È improbabile che molti partiti (primo tra tutti il PD) possano accettare di collaborare collaborare con un movimento che li ha attaccati in maniera così violenta negli ultimi anni. A costi fatti, un’alleanza tra M5S e Lega non sembra assurda: i programmi dei due partiti sono piuttosto simili su tutte le questioni principali e, assieme, questi raggiungerebbero quasi la maggioranza assoluta dei seggi.

La crisi della Sinistra e l’ascesa delle Destre e dei movimenti populisti riguarda tutta l’Europa e gli Stati Uniti, dove il Presidente Donald Trump si è affermato contro i candidati favoriti dal suo stesso partito. Fino ad ora, si era riuscito ad evitare che si venisse a formare un Governo populista in uno dei principali Paesi dell’Unione Europea. A questo punto, però, sembra che questa eventualità non sia più eludibile, tanto che c’è chi parla di ‘trumpismo’ europeo.

Per tentare di fare un quadro della situazione, abbiamo parlato con Andrew Spannaus, giornalista statunitense ed autore di testi come ‘Perché vince Trump‘ ed il recente ‘La rivolta degli elettori‘.

 

Il risultato delle Elezioni era stato in parte previsto, ma sembra essere andato al di là di tutti i pronostici: quali sono state le ragioni di una scelta tanto netta?

Gli italiani hanno dimostrato di essere stufi di una classe politica che parla tanto ma porta a casa pochi risultati sui temi più importanti, soprattutto sulle questioni economiche, per quanto riguarda le politiche degli ultimi anni guidate dall’Unione Europea, e dell’immigrazione, che è stata gestita male. Non è però una questione che riguarda solo l’Italia: è una questione che riguarda tutto l’Occidente.

Come si inserisce lo spostamento a Destra dell’Italia nella tendenza mondiale?

È solo in parte uno spostamento a Destra, perché c’è la crescita della Lega, ma il Movimento 5 Stelle non credo si possa considerare di Destra in senso classico. Il dato più importante è questo: il Movimento 5 Stelle, che è stato oggetto per cinque anni di critiche e di una legge elettorale che avrebbe dovuto arginarlo, è invece cresciuto. Si tratta, quindi, di uno spostamento in una direzione anti-sistema, più populista. Questo è un dato importante: è chiaro che la Destra, in Europa come negli Stati Uniti, ha sfruttato meglio il momento, in termini elettorali, quindi è cresciuta molto la Lega. Sicuramente chi, tra i leader politici, identifica in modo chiaro i problemi, senza ambiguità ed equivoci, ottiene risultati migliori dal punto di vista elettorale: i candidati di Destra spesso sono più bravi a fare questo perché sfruttano la questione delle tensioni sociali.

Ciò che abbiamo visto può essere definito un ‘trumpismo’ all’italiana? Questo ‘trumpismo’ all’italiana è più legato al fenomeno della Lega o a quello del M5S?

È una domanda che mi viene fatta molto spesso: qualcuno pensava che il Trump italiano potesse essere Berlusconi perché è ricco. Io ho sempre insistito nel dire che in Italia c’è stata la rivolta degli elettori, partita cinque anni fa con il Movimento 5 Stelle, che sono il fenomeno outsider sicuramente più rilevante. Salvini è un politico più di stampo europeo: certamente sfrutta gli stessi temi ma non allo stesso modo perché il fenomeno di Trump è basato soprattutto su un ripudio totale e diretto dell’establishment politico; questo c’è solo in parte nei partiti populisti in Italia.

Negli ultimi anni, l’elemento veramente sorprendente, per molti, è stato il Movimento 5 Stelle: si può dire che il M5S sia più simile a Trump rispetto alla Lega, se non in termini di contenuti, in termini di forma, perché entrambi hanno rappresentato una sfida diretta alla politica. Abbiamo sentito, anche in questa campagna elettorale, molti politici tentare di mettere paura agli elettori sui rischi di una vittoria del M5S, e possono anche avere ragione, dato che il movimento non ha le competenze e c’è il rischio che non sappia governare: se però non si affrontano i problemi che spingono le persone a votare per chi promette un cambiamento netto, è inutile suonare l’allarme; in alcuni casi, si può anche peggiorare la situazione.

Quali sono le similitudini e quali le differenze tra ‘trumpismo’ negli USA e il ‘trumpismo’ all’italiana?

Di differenze ce ne sono tante perché il sistema elettorale americano è diverso: in Italia ci sono tanti partiti e, quindi, di voci antagoniste ce ne sono sempre (qualche vota hanno avuto più risalto, qualche volta meno); negli Stati Uniti c’è un sistema elettorale più chiuso, con due grandi partiti che di solito esprimono i candidati.

I punti simili, invece, riguardano soprattutto la critica alle politiche economiche della globalizzazione finanziaria, agli effetti sulla classe media e sulla gente normale, contro una classe politica che è percepita come corrotta. Questi i punti di contatto, poi i cinque stelle sono meno netti rispetto a Trump, che è molto più duro e, in questo caso, ha politiche più simili a Salvini, anche se più estreme: è molto diretto nel criticare il sistema, insistendo su pochi punti in maniera molto efficace. Inoltre Trump agisce in modo molto offensivo e volgare, cosa che in Italia c’è meno; Salvini invece non ha voluto presentarsi come una minaccia alla politica, vuole far vedere di essere una persona presentabile ed accettabile. Di Maio è andato a Londra a parlare con la City; si è visto, incece, che più Donald Trump si comportava in maniera offensiva, più guadagnava sostegno.

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