sabato, Dicembre 14

Elettori europei e il rinnovo del Parlamento Europeo: cosa succede in Italia? Ne parliamo con Susi Dennison, direttrice del programma 'European Power' di ECFR

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Cosa chiedono i cittadini europei all’Europa?  Innanzitutto smitizzare dicerie e informazioni errate secondo quanto si legge in un rapporto pubblicato oggi dallo European Council on Foreign Relations (ECFR).

Sono ben 97 milioni gli europei che a tutt’oggi sono indecisi su come votare alle elezioni del prossimo maggio per il rinnovo del Parlamento europeo. Un elettorato “volatile” secondo il direttore di ECFR, Mark Leonard, e nient’affatto “polarizzato” con elettori che “si muovono fluidamente tra partiti di destra e di sinistra”.

Dall’indagine, condotta in 14 Paesi membri che hanno circa l’80% dei seggi al Parlamento europeo, emerge inoltre che meno della metà degli aventi diritto ha intenzione di andare a votare mentre il resto non ha ancora deciso (43% contro il 57%). E il 70% della gente non sarebbe interessata a  nessun partito mentre gli euroscettici raggiungono quasi il 50% (per l’esattezza 49%) in Francia, Grecia e Italia.

Al primo posto tra le preoccupazioni degli elettori europei figura la radicalizzazione di stampo islamico e al secondo le condizioni economiche nazionali. L’immigrazione, bandiera degli antieuropeisti, figura al terzo posto, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. È certo però che il panorama politico in Europa è cambiato dalle ultime elezioni del 2014 e questo influirà certamente sul risultato del voto di maggio per il rinnovo del Parlamento europeo.

A Susi Dennison, direttrice del programma ‘European Power’ di ECFR chiediamo se l’atteggiamento degli elettori europei possa essere stato determinato da un diffondersi dello scetticismo verso un sistema parlamentare europeo che regge da quattro secoli e da un sentimento di diffidenza nei confronti della democrazia parlamentare dove il compito di governare viene affidato ai cosiddetti rappresentanti del popolo.

 

Cosa è cambiato rispetto al passato?

Pare chiaro che ora la gente non ritiene più che il sistema politico sia adatto ai propri bisogni e che il ‘contratto’ a cui avevano creduto in precedenza – cioè che se avessero votato, lavorato, pagato le tasse, se si fossero cioè comportati nel rispetto delle regole e il loro tenore di  vita sarebbe di conseguenza migliorato – non si applica più.  Tre quarti degli europei ritengono che sia il loro sistema politico nazionale, sia il sistema politico europeo o tutti e due, sono ora in cocci.  Due terzi degli europei ritengono che il futuro dei loro figli non sarà buono come quello in cui ora vivono attualmente.  Sono inoltre preoccupati dal livello raggiunto attualmente dalla corruzione in Europa mentre cala la fiducia nella politica un pò ovunque e un profondo pessimismo sembra diffondersi nell’elettorato europeo. Non è però chiaro se questo sentimento potrà alla fine sfociare nel rifiuto della democrazia parlamentare. La gente ha bisogno di ben altro che la leadership politica che si vede ora in Europa e cerca alternative in partiti non tradizionali anche se pensa comunque di votare anche se in percentuali ridotte – il 43% pensa di farlo contro il 57% che non sanno se voteranno. Ritengo che stiamo vivendo in un momento critico anche se la fede nella democrazia parlamentare non pare completamente persa.

Cosa fare allora?

Questo dovrebbe essere visto come un campanello di allarme dai politici attuali. Bisogna quindi porre l’accento sulle realizzazioni concrete, sulle cose da fare nel nuovo Parlamento e non fare solo chiacchiere. Altrimenti quel poco di fiducia che ancora c’è sarà destinata a svanire.

C’è a suo avviso ancora fiducia nei partiti politici in Europa?

In pratica sì perché sono più coloro che pensano di votare rispetto a quelli che non intendono farlo e alcuni di questi ultimi possono essere incitati a recarsi alle urne.  Ma il cambiamento che abbiamo visto nelle politiche europee in questi ultimi anni è soprattutto che la gente non ritiene più che un voto che sancisca lo “status quo” è l’unico voto sicuro. Gli elettori sembrano sempre più disposti a cercare nuove “avventure” con partiti nuovi che promettono cambiamenti. Il segreto per i partiti tradizionali è quindi di non farsi convincere a difendere semplicemente lo status quo ma di battersi per il cambiamento e realizzarlo per ricostruire il loro diritto a governare.

 

Dai dati divisi per paese elaborati da ECFR emerge che l’elettorato europeo – come dice Mark Leonard, direttore dell’ECFR – è confuso e si muove in ogni direzione tra destra e sinistra, tra populisti e partiti tradizionali. Mark Leonard asserisce che “in questo ambiente fluido esiste una vera opportunità per i partiti tradizionali di riconnettersi con gli elettori”. Ma è necessario a suo avviso che i partiti storici non vengano più etichettati come difensori dello ‘status quo’. Essi devono invece  “rifondare se stessi come audaci riformatori con politiche che cambieranno in meglio la vita dei cittadini. Solo allora conquisteranno la fiducia della maggioranza moderata europea”. Il rapporto di ECFR e’ stato curato da Ivan Kratsev, Mark Leonard e Susi Dennison.

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