domenica, Novembre 17

Elezioni in Australia: quando l’ambiente fa la differenza Le tematiche ambientali potranno essere decisive alle prossime elezioni australiane, ne parliamo con Bryce Wakefield

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LAustralia è pronta ad andare al voto. Sabato 18 maggio si svolgeranno le elezioni federali e circa 16,5 milioni di australiani si recheranno alle urne per eleggere i membri che siederanno in Parlamento, l’organo bicamerale a cui è demandato il potere legislativo.

La camera bassa, la Camera dei Rappresentanti, è composta da 150 seggi – uno per ogni divisione elettorale amministrativa – e i deputati, come disciplinato dall’art. 28 della Costituzione, vengono eletti ogni tre anni. Il Senato, invece, è la camera alta del Parlamento australiano. I 76 senatori – dodici per ciascuno dei sei Stati e due per ognuno dei due territori in cui è suddiviso il Paese del Commonwealth – a differenza dei deputati, restano in carica sei anni, ma il sistema australiano prevede che la metà di questi venga eletta ogni tre anni. Così, durante le prossime elezioni federali, verrà eletta solo la metà dei membri del Senato, nella quale sono compresi anche i quattro senatori che rappresentano i due territori australiani (Austrlian Capital Territory e Northern Territory), poiché il mandato di quest’ultimi è corrispondente a quello dei deputati della Camera dei Rappresentanti.

Per i cittadini australiani con età pari o superiore ai 18 anni è obbligatorio iscriversi al voto e recarsi alle cabine elettorali o, eventualmente, votare tramite posta. Chi non vota, invece, potrebbe incorrere in una multa. Un sistema, quello del voto obbligatorio, che garantisce unalta affluenza, solitamente attestata oltre il 90%.

La scenario politico vede contrapposte sostanzialmente due fazioni: il Partito Laburista guidato da Bill Shorten e la Coalizione Liberale-Nazionale con a capo l’attuale premier australiano, Scott Morrison.

L’Australia, dal punto di vista politico, arriva da un periodo complicato, non contraddistinto dalla continuità. Nel corso degli ultimi dodici anni anni, infatti, vi sono stati sei avvicendamenti nel ruolo di capo del Governo e, probabilmente, in questo senso, le prossime elezioni decreteranno l’ennesimo cambiamento. Problema di leadership che si riflette anche nei singoli partiti.

Nell’agosto del 2018, in seguito ad una crisi all’interno del Partito Liberale, il premier Malcolm Turnbull è stato costretto alle dimissioni ed è stato sostituito in corsa da Scott Morrison, in quel momento Ministro delle Finanze. Una crisi speculare a quella del 2015, quando Turnbell prese il posto di Tony Abbott, allora capo del Governo.

Lavvocato e sindacalista Bill Shorten, invece, guida i laburisti dal 13 ottobre 2013 dopo che Kevin Rudd, all’epoca capo del Labour Party, si dimise dopo aver perso le elezioni contro Abbott. Shorten, comunque, in questi anni ha rappresentano l’elemento di continuità all’interno del partito  di matrice socialdemocratica, dopo che, dal 2007 al 2013, si erano avvicendati – e poi sostituiti in corsa – lo stesso Rudd e Julia Gillard, prima donna australiana ad assumere la carica di Primo Ministro, dal 2010 al 2013.

Secondo i sondaggi del ‘The Guardian, quotidiano britannico che segue con particolare interesse le vicende australiane, i laburisti sarebbero in vantaggio di pochi punti percentuali rispetto alla Coalizione Liberale-Nazionale, 51,5% a 48,5%. Stesse statistiche rilevate dal ‘The Australian’.

Fino a poco tempo fa il Partito Laburista è stato indicato come vincitore delle elezioni, il che significa che Bill Shorten diventerà Primo Ministro”, dice Bryce Wakefield, National Executive Director dell’Australian Institute of International Affairs (AIIA), che poi spiega le motivazioni che potrebbero portare i laburisti al successo. Motivazioni che sarebbero da ricercare nei problemi che stanno attraversando i due partiti che compongono la Coalizione. “Le leadership cambiano e ci sono lotte intestine allinterno del Partito Liberale, il quale ha un problema di immagine tra le donne”, continua Wakefield, “il Partito Nazionale, invece, è stato anche impantanato in uno scandalo e ha curato malamente la questione della gestione delle acque nelle zone rurali”.

Nel corso delle votazioni per la leadership del Partito Liberale vinte da Morrison, la candidata Julie Bishop ha ricevuto solamente 11 voti. Sono così riemersi i problemi di genere in seno alla politica australiana: nel 2018 lAustralia si è attestata alla 50esima posizione nella classifica mondiale della percentuale di donne allinterno del Parlamento, mentre nel 1999 era 15esima. Molti politici, inoltre, sono accusati di bullismo e sessismo nei confronti delle colleghe donne.

Ma la Coalizione è stata anche colpita da uno scandalo sessuale. Nel dicembre scorso, un deputato del Partito Nazionale, Andrew Broad, si è dimesso dopo che il giornale di gossip ‘New Idea’ ha scoperto che, durante uno dei suoi viaggi istituzionali all’estero, aveva incontrato una donna 20 anni più giovane di lui – che è già sposato –  contattata tramite un’app di appuntamenti,.

Nonostante questi problemi, la Coalizione potrebbe sorprendentemente vincere, grazie anche alla personalità di Morrison e al suo gradimento presso l’opinione pubblica. Infatti, sebbene i laburisti siano in vantaggio nei sondaggi, Morrison rimane davanti a Shorten come premier preferito. “La Coalizione Nazionale-Liberale potrebbe ancora vincere”, dice il Direttore dell’AIIA, “la competizione per la leadership dello scorso anno ha sollevato forti preoccupazioni in Australia sul fatto che il partito non fosse adatto a governare, ma da allora gli elettori hanno avuto abbastanza tempo per valutare Morrison, il quale cerca di posizionarsi come un uomo affabile, uno con cui puoi bere una birra al pub. Comunque, sta affrontando un candidato, Bill Shorten, che non è particolarmente carismatico”.

Ma quali sono i temi principali che hanno contraddistinto la campagna elettorale?

La costante crescita economica australiana – attesta all’1,7%, livello più basso dal 2009 –  sta ora rallentando, mentre i prezzi delle case nelle maggiori città aumentano, i salari rimangono stabili (la loro crescita è stazionaria al 2,3%), la spesa dei consumatori si riduce e il tasso di disoccupazione, seppur basso, è salito al 5,2%.

Per combattere questa stagnazione, la Coalizione sta promettendo una serie di tagli fiscali per 158 miliardi di dollari e imputa ai laburisti di distruggerà l’economia con il loro piano di aumento delle tasse di 200 miliardi di dollari per finanziare la spesa sociale.

Lambiente è il vero grande tema della campagna elettorale. L’Australia ha recentemente vissuto la sua estate più calda di sempre, con la siccità che ha colpito gli Stati orientali e che rappresenta una minaccia per la Grande Barriera Corallina.

La Coalizione è divisa sui cambiamenti climatici. I conservatori  sostengono l’industria del carbone, ma i deputati liberali moderati temono, in questo momento storico dove c’è una grande attenzione per le problematiche riguardanti il riscaldamento globale, di perdere elettori. La politica energetica, inoltre, è uno dei temi che hanno portato alla caduta di Turnbull, così Morrison ha proposto un fondo di 2 miliardi per ridurre le emissioni, con finanziamenti da distribuire in 15 anni. I laburisti, invece, più vicini alle tematiche ambientaliste, hanno promesso di ridurre le emissioni del 45% – rispetto ai livelli del 2005 – entro il 2030 e di lanciare l’Australia, Paese molto legato ai combustibili fossili, verso l’energia rinnovabile.

Questa elezione ha messo in evidenza le questioni rurali in Australia, in particolare come si intersecano con le questioni ambientali”, dice Wakefield, “l’approvazione della miniera di carbone di Adani nel Queensland sta dimostrando che esiste una potenziale frattura tra gli elettori rurali che cercano di preservare posti di lavoro nelle loro comunità e gli elettori urbani, più giovani, preoccupati per la posizione del Governo sul cambiamento climatico. Il Governo sposa il suo impegno nei confronti dei regimi climatici internazionali, ma non sembra prenderli particolarmente sul serio. D’altra parte, molti elettori rurali sono preoccupati di questioni come la gestione delle risorse idriche, che è stata rovinata dalla coalizione, e dalle questioni climatiche quando colpiscono direttamente le comunità agricole attraverso la siccità”.

Un tema che in passato è stato terreno di scontro tra le forze politiche è sicuramente limmigrazione. Morrison, dal 2013 al 2014, ha assunto la carica di Ministro dell’Immigrazione ed è stato proprio lui ad avviare  loperazioneSovereign Borders, meglio nota come ‘No Way’, modello che il Ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, ha detto di voler replicare appena insediatosi nella poltrona del Viminale. Tramite questa operazione, che prevede la chiusure delle frontiere per sfavorire l’immigrazione clandestina, le imbarcazioni intercettate nelle acque australiane vengono identificate e le persone trasferite in centri di detenzione nellisola di Manus, in Papua Nuova Guinea, o nellisola di Nauru. Negli anni, però, si sono sollevate molte critiche sul rispetto dei diritti umani all’interno di questi centri e molta preoccupazione ha destato il deterioramento delle condizioni psico-fisiche dei migranti, in particolare dei bambini. Con la crescita della pressione da parte delle organizzazioni internazionali e dell’opinione pubblica, il Governo ha firmato accordi con gli Stati Uniti per porre fine a questi centri offshore e trasferire i bambini presenti nell’isola di Nauru.

Quest’anno, però, dopo tutte le polemiche, limmigrazione non sembra essere al centro del dibattito elettorale. “L’immigrazione è spesso un importante problema elettorale, ma non è così fondamentale questa volta”, afferma Wakefield, “innanzitutto, il Governo ha perso un importante voto sull’immigrazione prima delle elezioni e potrebbe voler evitare il problema. In secondo luogo, si potrebbe dire che c’è stato un sacco di razzismo casuale nel dibattito sull’immigrazione, e il Governo ha perso la capacità di fare delle minoranze il capro espiatorio dopo la compassione mostrata in seguito massacro neozelandese”.

Il rapporto con la Cina, invece, è largomento cardine che divide le visioni in politica estera della Coalizione e dei laburisti. La politica estera australiana portata avanti dai conservatori è fortemente filoamericana – forse, quasi dipendente dai dettami USA –  e, nell’ultimo periodo, si è adoperata per ridurre e limitare l’influenza, sempre più crescente, della Cina nel Pacifico. Un esempio di questo approccio sono i 2 miliardi di dollari che il Governo australiano ha destinato alle isole poco popolate del Pacifico l’8 novembre scorso. Canberra ha seguito gli Stati Uniti anche nella netta chiusura al gigante delle telecomunicazioni Huawei: la compagnia cinese, infatti, è stata bandita dai contratti governativi per la costruzione di infrastrutture in Australia. Shorten, d’altro canto, vorrebbe aumentare gli aiuti verso il Pacifico e svincolare lAustralia da questa sudditanza statunitense in politica estera e riequilibrare la bilancia delle sue relazioni con Pechino e Washington.

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