domenica, Luglio 21

Elezioni UE: Barnier, l’europeo giusto per la Commissione? All’orizzonte una maggioranza tra socialisti, popolari e liberali all’Europarlamento: Michel Barnier, come Presidente di Commissione, andrà bene a tutti?

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Le elezioni europee di fine maggio si prefigurano come le più frammentarie di sempre. A differenza del 2014, quest’anno non dovrebbe prevalere né il Partito Popolare Europeo (PPE) né il Partito dei Socialisti Europei (PSE). Il divario tra le due forze diminuisce, ma anche il loro numero di seggi: chi recupera seggi è l’Europa delle Nazioni e della Libertà (ENF) di Matteo Salvini e Marine Le Pen. La nuova maggioranza dell’Europarlamento dovrà fare i conti con questi spostamenti di equilibri: il voto di un nuovo Presidente della Commissione potrebbe diventare un terreno di scontro insidioso per i gruppi europei.

Di fatto, la Commissione è il braccio esecutivo politicamente indipendente dell’Unione Europea – non lo si intenda però con gli stessi poteri del Governo nazionale. La Commissione è l’unico organo competente nel proporre nuovi atti legislativi europei ed è l’organo che attua le decisioni del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione Europea (ovvero, quello composto dai Ministri dei governi di ciascun Stato membro competenti per la materia in discussione – diverso dal Consiglio europeo, che raduna i capi di Stato o di Governo, attualmente presieduto da Donald Tusk). La decisione del Presidente della Commissione è, dunque, fondamentale nel tracciare una linea guida europea per gli anni a venire.

La nomina del nuovo Presidente di Commissione inizia con la consultazione del Parlamento da parte del Presidente del Consiglio Europeo. In questa fase sono strettamente fondamentali gli equilibri interni al Parlamento: ogni gruppo ha una sua ‘punta di diamante’, un suo Spitzenkandidat (lett. candidato-guida), che viene esplicitato ancora prima delle elezioni europee. Come conseguenza dei maggiori poteri conferiti al Parlamento dal Trattato di Lisbona del 2007, nella consultazione il primo gruppo per seggi suggerisce il nome del suo Spitzenkandidat – era successo per Jean Claude Juncker con i popolari nel 2014.

Dopo le consultazioni, il Presidente del Consiglio propone un candidato al Consiglio Europeo, che accetta il nome proposto con maggioranza qualificata. Il Parlamento, poi, dovrà eleggere il nuovo Presidente con una maggioranza dei membri e, infine, dovrà votare la nuova Commissione europea – completa di Presidente e Commissari – con maggioranza dei suffragi espressi. Insomma, il nome del Presidente di Commissione rimbalzerà tra capi di Stato o di Governo – eletti nazionalmente – ed eurodeputati – eletti dai cittadini europei. Se tutto dovesse andare come previsto, per ottobre o novembre di quest’anno vedremo l’inaugurazione della nuova Commissione europea davanti al Parlamento.

A poco più di una settimana dal voto, i sondaggi ufficiali proiettano un Parlamento frammentato e privo della storica maggioranza tra popolari e socialisti. Per votare il nuovo Presidente bisognerà, molto probabilmente, ricorrere all’appoggio di un terzo gruppo europeo: i liberali di ALDE sono gli eurodeputati che più si prestano alla coalizione allargata – anche per la storica vicinanza di voto e vedute all’interno del Parlamento.

Secondo i sondaggi, socialisti e popolari sommati arriverebbero a 316 seggi totali – 60 seggi distanti dalla maggioranza assoluta di 376. La storica maggioranza perderebbe 86 seggi nel giro di una legislatura, invece i liberali potrebbero guadagnarne 37, ottenendo così 105 seggi. La somma dei tre partiti potrebbe formare la nuova maggioranza all’Europarlamento, ma in mancanza di precedenti simili non è possibile essere certi che la prassi dello Spitzenkandidat possa reggere anche nella nona legislatura europea.

Il Partito Popolare Europeo (PPE), nel Congresso di Helsinki di novembre 2018, ha eletto il tedesco Manfred Weber dell’Unione Cristiano-Sociale in Baviera (CSU) come suo candidato principale per le elezioni europee. Il Partito dei Socialisti Europei (PSE), nel Congresso di Lisbona di dicembre 2018, ha eletto il nederlandese Frans Timmermans del Partito del Lavoro (PvdA). L’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE), nella riunione di Bruxelles di marzo 2019, ha nominato un gruppo di sette candidati principali: nel Team Europe dei liberali figurano Emma Bonino di +Europa (+E) e il belga Guy Verhofstadt dei Liberali e Democratici Fiamminghi Aperti (OpenVLD).

Ma, da tempo, i liberali di ALDE e il Presidente francese, Emmanuel Macron, si sono espressi contrari a questa pratica. L’allenza tra ALDE & EnMarche corre alle elezioni per un «Rinascimento europeo», che si propone di «difendere la nostra libertà, proteggere il nostro continente, ritrovare lo spirito di progresso». E se dovesse realmente raccogliere i voti che si stanno proiettando nei sondaggi, è in dubbio che un candidato-guida la spunti come in passato – sia tra i socialisti, che tra i popolari o tra i liberali.

Una maggioranza composta da tre gruppi potrebbe aprire le porte ad un’investitura extra-parlamentare – come rileva Fabio Parola (ISPI) – oppure ad una figura politica con alto gradimento nel Consiglio europeo e nel Parlamento europeo. E sarebbe proprio il caso del popolare francese Michel Barnier, che nel marasma pre-voto sta già muovendo passi importanti. Vecchia conoscenza delle istituzioni europee, Barnier si è fatto notare nel ruolo di capo negoziatore Brexit. Indicato da Juncker nel luglio 2016, il repubblicano francese ha da subito imposto a Londra le prerogative dei 27 Stati UE, inclusa la clausola del backstop sul confine con l’Irlanda del Nord. Se l’Unione Europea ha tenuto testa alla volontà dei brexiteers, il merito è anche suo.

Michel Barnier continua a viaggiare per l’Europa con il pretesto di mantenere l’unità europea a 27 Stati e di continuare le sue consultazioni, pur essendo accantonate le negoziazioni Brexit. Barnier è un veterano della politica francese ed europea – Commissario europeo per le Politiche Regionali con la Presidenza di Romano Prodi e Commissario europeo per il Mercato Interno ed i Servizi con quella di José Manuel Barroso.

Nel vertice informale di Sibiu, in Romania, i capi di Stato e di Governo hanno fatto intendere che il nome del prossimo Presidente di Commissione non verrà scelto tramite la prassi dello Spitzenkandidat. Inoltre, Macron ha definito i vari candidati-guida come dei «candidati tecnici», facendo capire che il prossimo Presidente sarà – quasi sicuramente – una figura politica diversa dalle preferenze proposte dai gruppi parlamentari europei. Infatti, il Presidente francese si batterà per «il miglior candidato, coerente con ambizioni europee forti, persone capaci, che porteranno valore aggiunto al progetto europeo» – lasciando intendere che un rifiuto italiano non farà cambiare idea all’Eliseo in Consiglio Europeo.

In questo scenario, Michel Barnier sta conducendo una campagnaombra’ separata da quella ufficiale del popolare Manfred Weber o degli altri Spitzenkandidat. Gli ultimi viaggi sono stati in Croazia per un incontro con il Primo Ministro, Andrej Plenković, e altri funzionari nazionali, e poi un discorso tenuto all’Università tecnica di Monaco. Barnier, parlando di come l’Unione si debba mobilitare per resistere all’ascesa dei populisti di estrema destra, ha affermato che l’obiettivo del suo discorso fosse «coinvolgere i cittadini nel dibattito pubblico intorno a questa campagna». Parole che sono seguite a un attimo di pausa e di esitazione, per poi essere ritrattate: «Non sono un candidato, ma prendo parte, nel mio ruolo, alle responsabilità» da cittadino europeo.

Al pubblico di Monaco ha detto: «Se agiamo da soli, siamo fuori dal tavolo. Diventiamo definitivamente spettatori del nostro futuro, del nostro destino e io non sono in politica per essere uno spettatore. Dobbiamo essere attori». Barnier è un attivista europeo, ma è anche colui che ha solidificato l’unità europea a 27 di fronte la minaccia Brexit e che ha instaurato solidi rapporti con i leaders europei di tutti i partiti politici.

Il viaggio di Monaco è l’ultimo, ma non è neanche il primo. Durante il dibattito a Firenze degli Spitzenkandidat, Barnier era a La Valletta per incontrare il Primo Ministro socialista, Joseph Muscat. Durante il dibattito elettorale di ‘Politico’ a Maastricht, Barnier teneva un discorso all’Università Cattolica di Leuven, in Belgio – evento organizzato anche da Joseph Daul, capo del PPE. Insomma, Barnier porta in Europa una visione ottimista e ambiziosa delle priorità europee per i prossimi anni, ha solidi rapporti con i capi di Stato e di Governo europei, è ammirato da Macron e dalle istituzioni europee.

Barnier «ha anche il vantaggio di essere più europeo che francese, è diventato un personaggio europeo», afferma un Consigliere presidenziale francese. Barnier potrebbe unire socialisti, popolari e liberali nella scelta di una nuova Commissione: un “Esecutivo” europeo composto da figure impegnate per un’Europa migliore e competitivo, ‘unità nella diversità’ e pronta ad affrontare le sfide internazionali ed interne. Dunque, sarà lui il prossimo Presidente della Commissione Europea?

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