sabato, Agosto 15

Egitto: ondata di repressione, dai video su Tik Tok al caso Zaky Oltre a Regeni, alle ragazze TikTok condannate, agli attacchi ai rari spazi di libertà femminile e alla sistematica repressione delle proteste e di qualsiasi forma di opposizione, il regime egiziano si accanisce su ogni forma di dissenso con pene esemplari

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Haneen Hossam (20 anni), Mawada Eladhm (22 anni) e altre tre giovani donne egiziane sono state condannate a due anni di carcere per aver pubblicato sulla famosa piattaforma social cinese TikTok “indecenti” video di danza. Oltre al carcere ogni “colpevole’ è stata multata di 200.000 sterline egiziane (circa 25.000 euro) per avere “violato i valori e i principi della famiglia egiziana”. Le cinque ragazze sono state inoltre accusate di promuovere la prostituzione tramite video di danza osceni per attirare clienti. I loro nomi sono stati pubblicati sui media nazionali che hanno promosso una campagna di diffamazione di quelle che vengono definite “le prostitute dei social”.

I video infamanti non sono altro che brevi performance gioiose di danza moderna (15 secondi ogniuna) che non hanno alcunchè di volgare. Anche gli abbigliamenti delle ragazze erano assai casti. Video che hanno attratto milioni di visualizzazioni.

Questo è l’ultimo atto di repressione medioevale del regime totalitario del Generale Abdel Fattah Saeed Hussein Khalil el-Sisi, un mastino di primo ordine del passato regime di Hosni Mubarak giunto alla Presidenza il 8 giugno 2014 dopo averorganizzato nel luglio 2013 un golpe militare per rimuovere il Presidente democraticamente eletto Mohamed Morsi. Il Golpe servì sia per neutralizzare Morsi e la Fratellanza Mussulmana sia per bloccare la rivoluzione laica e di sinistra contro il governo Morsi che era scoppiata un mese prima.

Dall’assunzione alla Presidenza, il Generale el-Sisi di fatto ha reistaurato il vecchio regime totalitario imprigionando migliaia di oppositori, uccidendone altrettante centinaia, ostacolando la libertà di informazione tramite l’arresto di decine e decine di giornalisti ed imponendo al Paese una cappa di moralità al scopo di meglio controllare la popolazione. Il Generale el-Sisi è appoggiato dalle masse retrograde delle campagne. L’ex Presidente Morsi, arrestato durante il Golpe, fu condannato a morte  nell’aprile 2015 assieme ad altri 105 quadri della Fratellanza Mussulmana accusati di crimini contro l’umanità commessi per reprimere le proteste popolari del giugno 2013. Proteste comunque represse dal regime di El-Sisi. Il 17 giugno 2019 Morsi (in attesa della esecuzione della condanna) muore di attacco cardiaco nel carcere di massima sicurezza di Tora al Cairo, durante un’audizione giudiziaria per accuse di spionaggio.

In Egitto qualsiasi cittadino può finire in prigione a causa di un “uso improprio dei social media”. Per uso improprio il regime intende non solo la manifestazione di idee contrarie al governo (legalmente etichettate come Fake News), ma anche la pubblicazione di innocenti spot o video contrari alla “morale egiziana”.

Le condanne alle cinque ragazze sono anche legate alla recente ondata di arresti di attiviste femminili e alla sistematica repressione di qualsiasi cittadini che si opponga alle recenti norme che tendono a cancellare ogni conquista femminile (ben poche) ottenuta nel paese. Nelle scorse settimane si è creato un forte movimento di contestazione studentesca a causa delle sistematiche violenze sessuali che hanno colpito studentesse universitarie impegnate nei diritti umani e nelle pari opportunità donna-uomo. Violenze quali aggressioni e stupri, che sarebbero promosse dal regime.

Il regime egiziano del Generale El-Sisi, uno dei principali e migliori clienti dell’industria bellica italiana nonostante l’omicidio politico di Giulio Regeni, è in questi giorni al top delle news internazionali dopo la votazione al Parlamento che autorizza l’invio di truppe in Libia. La nuovo politica estera di El-Sisi è orientata a posizionarsi sul teatro geopolitico dal Mediterraneo al Corno d’Africa, passando per il Nord Africa, come una potenza regionale al fine di meglio difendere gli interessi economici della sua classe industriale.

Sotto questa logica devono essere viste l’alleanza (ancora allo stato embronale) con la Grecia in chiave anti Turca e l’accanimento nella controversa disputa internazionale con l’Etiopia sullo sfruttamento delle acque del Nilo, messo a repentaglio dal progetto della mega diga Grande Rinascita. Seppur dimostrando con i fatti che l’intenzione è di risolvere la disputa a livello diplomatico, il Cairo è pronto a sostenere un conflitto regionale contro l’Etiopia. A questo servono gli intensi contatti diplomatici, economici e militari con Eritrea, Somalia, Sudan e Sud Sudan.

La gestione della politica interna del Generale El-Sisi è di chiaro stampo repressivo. Oltre a Regeni, alle ragazze TikTok condannate, agli attacchi ai rari spazi di libertà femminile e alla sistematica repressione delle proteste e di qualsiasi forma di opposizione, il regime egiziano ci tiene ad accanirsi su ogni forma di dissenso con pene esemplari.

La sentenza dello scorso 26 giungo che colpisce Patrick Zaky, il ricercatore dell’Università di Bologna, ingiustamente detenuto nel carcere di massima sicurezza di Tora è tra gli esempi più lampanti. Zaky fu arrestato lo scorso febbraio all’aeroporto del Cairo e sbattuto in carcere con l’accusa di propaganda sovversiva. Una accusa abasataa su un controverso account Facebook (forse neanche appartenente a Zaky) dove vi sarebbero state pubblicate notizie false e messaggi di incitamento alla protesta, violenza e atti terroristici. La Corte d’Assise egiziana ha deciso che Patrick Zaky deve restare in custodia cautelare per altri 45 giorni. Custodia già prorogata in aprile in attesa che le indagini riescano a trovare prove inconfutabili delle sue attività eversive contro l’Egitto. Il problema è che queste prove sembrano non esistere…

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