venerdì, Febbraio 28

Egitto, Mubarak torna libero

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La notizia del rilascio di Hosni Mubarak, strapubblicata sulla stampa internazionale, è passata quasi in sordina su quella egiziana. Solo pochi quotidiani si sono limitati a riportare, in brevi trafiletti, che l’ex presidente, detenuto in un ospedale militare, sarebbe tornato nella sua abitazione a Heliopolis da uomo libero dove gli sarà garantito uno stato di protezione. Mubarak, dopo trent’anni alla guida dell’Egitto, si era dimesso nel febbraio del 2011 in seguito alle rivolte popolari di Piazza Tahrir. Processato con diversi capi d’imputazione, lo scorso 2 marzo, è stato assolto in via definitiva dalla Corte di cassazione egiziana anche nell’ultimo processo ancora pendente a suo carico, riguardante l’uccisione di circa 800 manifestanti della rivoluzione del 25 gennaio. A nulla sono valsi tutti gli appelli delle famiglie delle vittime. 

Un boccone amaro da ingoiare, oltre che per i parenti, anche per milioni di attivisti egiziani, che in quei 18 giorni di rivolta, hanno rischiato la vita per cacciare l’ex presidente e i suoi: «È significativo che Mubarak, responsabile di aver affossato l’Egitto, sia stato assolto, mentre coloro che hanno dato tutto per questo paese, rischiando la vita, siano seduti ancora in prigione» ha dichiarato al ‘New York Times‘, uno scrittore, il cui nipote, l’attivista e blogger Alaa Abd El-Fattah, è tuttora detenuto in carcere. Stesso tono di reazione anche da parte di molti giovani sui social media, una delle poche vie ancora aperte per la libertà di espressione, dove hanno manifestato la propria indignazione per i troppi giornalisti, avvocati e scrittori, trattenuti dietro le sbarre per anni dopo la rivoluzione o tuttora in carcere, in condizioni spesso terribili e senza aver subito un regolare processo. Tutt’altro trattamento è stato invece riservato all’ex presidente che, come dichiarato da chi lo sostiene, nell’ospedale militare dove si trovava riceveva regolarmente fiori, giornali e pasti d’asporto.

I suoi figli inoltre, Alaa e Gamal, condannati con l’accusa di appropriazione indebita per avere utilizzato denaro pubblico per scopi privati, sono fuori dal carcere già dal 2015 e vengono spesso visti in ristoranti e negozi nei quartieri lussuosi della capitale egiziana. Apparizioni pubbliche che si sono intensificate negli ultimi mesi, sollevando tra gli egizioni le voci di una loro possibile corsa presidenziale nel 2018. Ma se gli attivisti della rivoluzione del 2011, insieme a giornalisti e scrittori, hanno espresso la loro frustrazione per la decisione del rilascio di Mubarak, è evidente che per la maggior parte degli egiziani, l’ex presidente e i suoi non sono affatto una priorità: “Le due sole cose di cui mi importa sono la sicurezza nelle strade e il pane in tavola” dice Aamir (nome di fantasia) alla guida del suo taxi che lentamente avanza nel caotico traffico cittadino.  “La politica? Non mi interessa. Ciò che conta è poter continuare a lavorare. Ho una famiglia a cui pensare”, conclude accendendosi una sigaretta.

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