domenica, Febbraio 23

Egitto – Francia: quelle armi di troppo… Il documentario di Anne Poiret, supportato da Amnesty International e da altre organizzazioni internazionali, denuncia i traffici di Parigi con le dittature africane e mediorientali

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Dopo i crimini contro l’umanità commessi in Africa dalla Cellula Africana dell’Eliseo (nota come FranceAfrique) di cui il genocidio in Rwanda del 1994 è stato il loro ‘capolavoro’, l’industria bellica e la vendita di armi in Medio Oriente e Africa è il mistero meglio custodito e protetto della Repubblica Francese. Il grande pubblico ignora gli atti terroristici della Cellula Africana tesi a minare le fragili democrazie africane per mantenere il controllo sul ex colonie d’Oltre Mare, come ignora i clienti della industria bellica francese.

L’unico tallone d’Achille di questi due terribili segreti di Stato sono i Media francesi. Il governo di Parigi non è riuscito (nonostante vari tentativi) ad addomesticare i media nazionali, fieri di svolgere il loro ruolo di libera informazione e salvaguardia dei valori Repubblicani per cui centinaia di migliaia di francesi morirono nel tentativo e pochi di loro riuscirono ad espugnare la Bastiglia nel 1848. Martedì 23 ottobre andrà in onda su France 5  un documentario che rischia di destabilizzare l’intero governo, appena uscito da un precipitoso rimpasto,  e la potente quanto occulta lobby bellica nazionale.

Mon Pays fabrique des armes’ (il mio Paese fabbrica delle armi) è il documentario-accusa di Anne Poiret famosa giornalista di inchieste internazionali, Premio Albert-Londres 2007 e autrice di una dozzina di documentari consacrati ai grandi problemi geopolitici come Siria Missione Impossibile (2017)  Benvenuti nel Refugistan (2016), Epidemia la minaccia invisibile (2014) e E-Germinal, nell’inferno delle fabbriche cinesi (2013). Tutti documentari mai trasmessi in Italia da RAI e Mediaset.

‘Mon Pays fabrique des armes’ è un’ inchiesta supportata da nomi, documenti intercettati, testimonianze e prove inconfutabili sul traffico di armi alle peggiori dittature del Medio Oriente e africane legalizzato dai vari governi francesi fin dai tempi del regime di Juvenal Habyarimana del Rwanda 1993 quando la cooperazione francese acquistò un milione di machete dalla Cina che vennero distribuiti alle milizie genocidarie sei mesi prima del genocidio. Un machete per ogni vittima dell’Olocausto Africano del 1994…

Tra i clienti di prestigio, l’Arabia Saudita responsabile del genocidio silenzioso nello Yemen e l’Egitto. Gli affari in terra egiziana iniziano nel 2015 quando il Ministro della difesa Jean-Yves Le Drian incontra il suo omologo egiziano in presenza del dittatore Abdel Fattah al-Sissi per concludere una vendita record di armi francesi che comprendono: i caccia supersonici Rafale, la fregata Fremm, la Corvetta Gowind e centinaia di veicoli blindati.  La vendita fu capeggiata dall’allora Presidente francese Francois Hollande, nonostante le numerose prove di torture, violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità perpetuati dalla dittatura militare del Generale Sisi camuffata in democrazia.

Il documentario della Poiret è destinato a scatenare un terremoto politico in Francia che il già screditato Presidente Emmanuel Macron avrà difficoltà a contenere. Poiret intende aprire un dibattito pubblico sulla industria tabù che gode di totale copertura del Ministero della Difesa e del Governo che appone sulle vendite di armi francesi il Segreto di Stato, nonostante che la Francia abbia firmato vari trattati internazionali che vietano la vendita di armi a dittature o governi accusati di crimini di guerra e contro l’umanità.

Come nel 1994 in Rwanda, la Francia ha partecipato attivamente alla sanguinaria repressione in Egitto cinque anni fa offrendo al Generale Sisi armi e attrezzature di sorveglianza. La vendita di armi francesi al brutale regime militare egiziano nel 2016 ha raggiunto 1,3 miliardi di euro. Un vertiginoso aumento rispetto al 2010 quando il volume di armi francesi vendute all’Egitto ammontava ad appena 39,6 milioni di euro. Questa colossale vendita di armi è avvenuta in barba alla decisione presa nell’agosto 2013 dal Consiglio degli Affari Esteri dell’Unione Europea di imporre ai Stati membri UE il divieto di vendere armi o attrezzature militari all’Egitto.

La repressione della democrazia in Egitto è stata motivata dalla necessità di fermare l’islamizzazione del Paese. Non si sa come sarebbe andata sotto il Presidente Morsi. Si sa, però, il costo di questa guerra all’Islam: 60.000 prigionieri politici, oltre 14.000 esecuzioni extra giudiziarie, 8.456 persone sparite. Uso sistematico della tortura, processi farsa, condanne spropositate, uccisione di giornalisti, repressione della libera stampa, controllo dei cittadini, strapotere di polizia ed esercito. Magistratura al servizio di una infernale macchina ideata dal Generale Sisi contro la propria popolazione che ha eguali solo nella repressione in Cile attuata da Pinochet.

Chi sono i responsabili di questa compartecipazione ad un massacro di un intero popolo? Poiret fa i nomi, consapevole che le prove a sua disposizione impediranno denunce per diffamazione ma costringeranno, forse, queste multinazionali del terrore ad assumere avvocati internazionali per spiegare molte cose. DCNS Naval Group, principale costruttore di navi militari europee a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, dal 2000 è sotto la diretta responsabilità del Ministero della Difesa. Nella vendita di armi, secondo la Poiret, sarebbe coinvolta anche la Horizon Sas di cui la società Armaris (creata nel 2002 dalla DCNS) detiene il 50% delle azioni e l’agenzia di sviluppo per il progetto comune italo/francese delle fregate Classe Orizzonte.

SAGEM (Société d’Applications Générales de l’Electricité et de la Mécanique) è una società di elettronica francese attiva nel campo delle difese elettroniche, nell’elettronica di consumo e sistemi di comunicazione. L’11 maggio 2005 si fonde con Snecma a formare SAFRAN. All’interno del gruppo SAFRAN, due nuove società riprendono le attività della SAGEM: Sagem Défense Sécurité e Sagem Télécommunications. ARQUUS ex RTD (Renault Trucks Defense) azienda francese che sviluppa, produce e vende veicoli militari che fa parte del gruppo svedese AB Volvo dal gennaio 2001. Nel suo sito si definisce ‘Il partner storico delle armi’. Infine al Aribus/Thales ditta di elicotteri da guerra molto discreta sul web.

La Francia non ha solo venduto armi e sistemi di sorveglianza ma ha partecipato con tecnici specializzati e agenti segreti all’individuazione degli oppositori su Internet, all’oscuramento di blog di libera informazione e a mettere in campo una contro informazione a favore del regime del Generale Sisi.

Il documentario della Poiret è supportato da due inchieste indipendenti. La prima di Amnesty International sulla vendita dei blindati francesi al regime militare egiziano. La seconda della Lega dei Diritti Umani, Osservatorio sugli Armamenti, e Federazione per i Diritti Umani in un rapporto recentemente pubblicato. Queste denunce giungono quasi contemporaneamente alla decisione della Magistratura francese di assolvere i responsabili militari francesi del massacro della collina di Besero dove morirono centinaia di tutsi trucidati dalle milizie HutuPower Interamhwe e dai soldati francesi verso la fine del genocidio ruandese del 1994 (27 – 30 Giugno 1994). Il pool di giudici del Tribunale di Parigi ha annunciato la fine del processo rifiutandosi di condannare i responsabili militari francesi nonostante le decine di testimoni sopravvissuti al massacro e protetti dall’associazione Survie e dalla Federazione Internazionale dei Diritti Umani.

La Francia tra il 2015 e il 2016 è stata la prima fornitrice di armi al regime burundese di Pierre Nkurunziza che minaccia da ormai 4 anni un genocidio per creare un Paese etnicamente puro: la Hutuland in Burundi. Nel maggio 2017 la Francia ha regalato al regime burundese armi per un valore di 1,5 milioni di euro di cui il primo lotto dal valore di 450.000 euro fu intercettato il 30 marzo 2017 a Goma, capoluogo della provincia del Nord Kivu, presso un deposito di proprietà di un belga burundese residente a Bruxelles sotto segnalazione anonima alla Polizia e ai responsabili della missione di pace ONU in Congo: MONUSCO.  L’ultima (forse) consegna di armi al Burundi prima che il Presidente Macron si accorgesse che Pierre Nkurunziza nutre propositi genocidari…

Il documentario Mon Pays fabrique des armes‘ toccherà anche il più subdolo segreto francese: la fornitura di armi al gruppo terroristico islamico Boko Haram affiliato al DAESH e ad Al Qaeda rientrante nella politica eversiva per destabilizzare la potenza politica ed economica della Nigeria. Una fornitura di armi avvenuta quattro anni fa e intercettata dall’esercito del Camerun ampiamente ignorata dai media occidentali.

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