giovedì, Ottobre 29

Effetto Draghi sulle borse europee

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E’ stata una giornata travagliata e piena di scontri a Napoli,dove c’è stato  il vertice della Bce, a causa delle condizioni economiche in cui versa il paese. Mario Draghi, a margine del vertice ha cercato di spiegare tale momento escludendo la Banca centrale europea da qualsiasi responsabilità: “Capisco i motivi della protesta” data “la debole situazione dell’economia italiana ma la colpa della crisi non è della Bce: tre anni fa prima dell’intervento Bce il sistema finanziario era al collasso”.

Successivamente, il presidente dell’Eurotower si è soffermato sulle decisioni prese dalla stessa Bce: “Abbiamo portato i tassi a zero, ora è necessario che le banche trasferiscano queste condizioni alle imprese e famiglie”. Il consiglio direttivo ha infatti lasciato invariato il tasso principale allo 0,05%. La decisione della Bce è in linea con le attese del mercato. Confermato poi il tasso sui depositi a -0,2% e quello marginale allo 0,3%.

La previsione di crescita modesta, come sostenuto dallo stesso Draghi, comporterà un ulteriore intervento della Bce per risollevare l’inflazione. A prescindere dall’intervento dell’Eurotower, anche nel vertice di Napoli si è evidenziato chiaramente che, per quanto la Banca centrale europea possa fare, urgono riforme strutturali da parte di tutti i paesi dell’eurozona sia per quanto concerne il lavoro che per il mercato dei prodotti, rispettando sempre quelle che sono le regole del patto di stabilità e di crescita.

Le parole del numero uno della Bce a margine del vertice partenopeo hanno condizionato fortemente anche le borse europee. Il Ftse Mib sfiora in seguito il -3% per poi cedere il 2,48% a 20.194 punti mentre Londra, Madrid e Francoforte contengono le perdite sotto il mezzo punto.  Anche lo spread tra Btp e Bund continua a salire e tocca 142 punti. 

A movimentare però la borsa di Tokyo non solo le parole del numero uno della Bce quanto il condizioni economiche in cui versano Usa e Ue. Per tale motivo, stamani la borsa di Tokyo l’’indice Nikkei, con la correzione del dollaro tornato sotto i 109 yen, si attesta a 15.661,99. Un altro fatto che determina incertezza sui mercati è la scoperta del primo caso di Ebola negli Stati Uniti.

Mentre Mario Draghi invoca riforme strutturali col rispetto dei vincoli del patto di stabilità e di crescita, tra Germani e Francia continua la guerra proprio su questi ultimi. Il governo di Hollande, presentando il bilancio ha confermato la volontà di sfondare nuovamente il tetto del deficit. Per il 2014 la Francia presenta un rapporto disavanzo/pil del 4,4% mentre si è stimato che per il 2015 si registrerà un 4,3% nel 2015. Tali risultati vanno ben oltre quelli che sono le soglie del 3% imposti dall’Ue e portano allo scontro con la Germania, grande sostenitrice del rigore e della crescita.

Se da una parte la Francia si ritrova nel premier italiano, Matteo Renzi, uno dei suoi sostenitori, dall’altra parte si ritrova Pierre Moscovici, prossimo commissario agli Affari economici e finanziari, che afferma chiaramente di non aver intenzione di favorire il suo paese in quello che non è altro che un non rispetto delle regole imposte dai trattati.

A destare molte preoccupazioni nell’Eurozona non ci sono solamente Francia e Italia ma anche altri paesi che non presentano ancora conti pubblici in linea con le richieste della Bce. Uno di questi paesi è l’Irlanda che, malgrado gli innumerevoli sforzi fatti negli ultimi anni, per il 2014 presenterà un rapporto deficit/pil del 4,8 %, stimando che per l’anno successivo il suddetto scenda fino al 4,2%. La disoccupazione è calata al 12 per cento. Il Pil, trainato dall’export, dovrebbe registrare, secondo le stime, un incremento annuo del 3 per cento.

L’Italia a modo suo sta cercando di risolvere i problemi inerenti la crisi economica. Con il pil che registra una caduta peggiore di quello della crisi del 1929, il governo italiano si appresta ad intervenire con un piano da 12,5 miliardi di euro. Se da un lato verrà confermato il bonus di 80 euro per il prossimo anno con un costo di 7 miliardi per sostenere i consumi, dall’altro verranno investiti 2 miliardi per il mondo delle imprese che dovrebbero concretizzarsi in un ulteriore taglio dell’Irap o un intervento sugli oneri sociali.  All’interno del suddetto piano sono previsti anche:  un miliardo e mezzo per il nuovo sussidio di disoccupazione destinato e circa 1 miliardo per stabilizzare gli insegnanti della scuola e per la manutenzione più urgente degli edifici. Infine, verrà dato 1 miliardo ai Comuni per gli investimenti con una deroga al patto di stabilità interno.

Intanto nel  Bel Paese si è intenti a rimodellare il meccanismo delle progressioni stipendiali dei docenti. Finora tale meccanismo è  automatico e si basa su 9 scatti d’anzianità, a cui corrisponde un aumento che oscilla dai 142 euro netti al mese fino ai 577 euro, dal 35esimo anno di servizio in sù. Il governo pensa di rimodulare questo sistema sostituendolo con una progressione di 12 scatti che potranno essere maturati dal 66% dei docenti per scuola ogni 3 anni.  Nel caso in cui venisse attuata tale procedura, ogni sei anni, due docenti su tre avrà un aumento in busta paga di 120 euro. 

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